Comunicare
la diagnosi al paziente anziano. Il
momento in cui il medico comunica la diagnosi è sempre
cruciale per patologie importanti come quelle ematologiche,
ed investe sempre sia il paziente che la famiglia, quest’ultima
con modalità e gradi diversi a seconda dell’età
e della volontà del paziente stesso.
Nel caso di un paziente giovane-adulto, non vi è alcun
dubbio che il problema della comunicazione della diagnosi richiede
una grande umanità e disponibilità da parte del
medico curante in quanto non si possono tacere neanche gli aspetti
spiacevoli (tossicità, prognosi e sopravvivenza stimata),
coinvolgendo la famiglia per il ruolo importantissimo di supporto
e di sostegno che deve avere per il familiare.
Nel caso di un paziente anziano invece, la comunicazione della
diagnosi, in modo abbastanza sim ile a ciò che avviene
con i bambini, presenta caratteristiche particolari: infatti,
se per ovvii motivi etici il paziente anziano deve il più
possibile essere considerato e rispettato come soggetto pienamente
in grado di intendere e volere e quindi in grado di scegliere
autonomamente per la propria vita, non si possono trascurare
le peculiarità dell’essere anziano e malato.
Nella pratica comune il medico si trova a dover scegliere col
buon senso e l’esperienza “quanto” e “cosa”
dire al singolo paziente anziano della sua malattia ematologica
e del suo futuro: alcune considerazioni possono aiutarci in
questa scelta non meno difficile della scelta terapeutica, creando
una sorta di processo decisionale a tappe;