Obiettivi

Comunicare la diagnosi al paziente anziano.
Il tipo di malattia ematologica.

In presenza di patologie croniche non esiste in genere ostacolo ad una completa esposizione al paziente anziano della propria malattia, anzi la esatta descrizione della cronicità anche in presenza del termine “leucemia” o di una malattia definita con chiarezza “tumore” aiuta a tranquillizzare il paziente ed a renderlo fiducioso nel medico (“Se mi ha detto che ho una leucemia, anche le altre cose che mi ha detto sul decorso cronico e sulla buona sopravvivenza sono vere”).


Nei casi di patologia acuta in cui si intende proporre una terapia intensiva, è ugualmente doveroso informare il paziente anziano di tutte le implicazioni che la malattia e la terapia proposta comportano, al pari dei pazienti più giovani: in questi casi è di grande aiuto sottolineare al paziente che si propone una terapia intensiva perché si hanno fondate possibilità di guarigione, o almeno di risposta completa e protratta nel tempo, in quanto tale affermazione dà una forte motivazione ad affrontare i disagi e gli effetti collaterali. Rimangono a questo punto i numerosi pazienti anziani che, a fronte di una patologia acuta o subacuta con prognosi sfavorevole e sopravvivenza verosimilmente breve, non hanno possibilità di guarigione e nemmeno di risposta completa per mancanza di terapie efficaci o per l’impossibilità di superarne la tossicità: in questi pazienti è necessario fare una seconda tappa nel processo decisionale.

La valutazione extra-clinica del paziente anziano non guaribile.
La comunicazione-condivisione della diagnosi con la famiglia.