L’aspettativa di vita nei paesi occidentali è aumentata
costantemente nell’ultimo secolo ed in particolare negli
ultimi decenni; attualmente in Italia l’aspettativa di
vita media è superiore ai 78 anni per gli uomini ed agli
80 anni per le donne.
Questo dato rende ragione del notevole invecchiamento della
popolazione generale, e spiega l’aumento di incidenza
di tutte quelle patologie proprie dell’anziano: fra queste,
si colloca la gran parte delle patologie onco ematologiche (con
l’unica eccezione delle leucemie linfoidi acute e del
linfoma di Hodgkin, di più comune riscontro nei giovani).
Pertanto, il problema degli anziani in ambito ematologico è
di grande e crescente importanza. Nella letteratura specialistica
ematologica esiste un accordo comune di porre ai 60 anni il
limite per considerare un soggetto “anziano”. Tale
limite può sembrare a prima vista troppo basso proprio
in considerazione dell’incremento della vita media e delle
migliorate condizioni di salute che consentono oggi un invecchiamento
meno precoce e marcato delle generazioni precedenti: tuttavia,
alcuni dati fisiopatologici sull’invecchiamento e la necessità
per questi pazienti di doversi sottoporre a chemioterapie spesso
molto tossiche anche per persone più giovani, rende a
tutt’oggi il limite dei 60 anni accettabile nel nostro
ambito. Va comunque sottolineato che all’interno dei soggetti
“anziani” (età > 60 anni) esiste una categoria
di pazienti “molto anziani” (età > 75
anni) per la quale le considerazioni che faremo sono ovviamente
più stringenti, soprattutto per quanto concerne gli obiettivi
della terapia e le scelte di trattamenti intensivi.