Il
medico ambulatoriale, oltre a preoccuparsi dell’aspetto
clinico e terapeutico, deve sapere incoraggiare il paziente
anziano perché faccia una vita più normale
possibile. In alcuni casi questo aspetto psicologico può
diventare più importante di considerazioni puramente
cliniche: ad esempio, in pazienti cronicamente neutropenici
vanno consigliate alcune precauzioni, ma è controproducente
consigliar loro uno stile di vita solitario e privo di
contatti con altre persone per prevenire possibili infezioni.
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La
famiglia è parte essenziale di una buona gestione
ambulatoriale nel paziente anziano. Infatti va coinvolta
nel controllo dell’assunzione della terapia a casa
da parte del paziente, nel controllo di un’adeguata
alimentazione e di un sufficiente apporto idrico (gli
anziani si disidratano con molta più facilità
dei giovani, soprattutto nei mesi caldi), nel mantenimento
della normale attività fisica (l’anziano
va incoraggiato ad uscire e a mantenere nei limiti del
possibile le attività preesistenti alla malattia)
e nel sostegno psicologico.
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Il
medico di famiglia, che spesso conosce e segue da anni
il paziente anziano, va sempre contattato e coinvolto
dall’ematologo nella diagnosi e gestione ambulatoriale.
In particolare, la collaborazione del medico di famiglia
è indispensabile per la gestione di tutte le malattie
associate del paziente e per un eventuale primo intervento
a domicilio in caso di complicanze.