L'importanza della donazione di sangue
e della sua periodicità
Il sangue e i suoi componenti sono a tutt’oggi dei presidi terapeutici insostituibili, di cui esiste tuttavia una risorsa limitata. Infatti il sangue che quotidianamente si impiega per la cura dei pazienti proviene dalla donazione volontaria e gratuita di molte persone che compiono generosamente un atto di grande solidarietà umana.
L’Italia è ancora un paese non autosufficiente e in questi ultimi anni, accanto
ad un numero di donazioni rimasto pressocchè invariato, c’è stato un incremento netto della richiesta
dovuto al gran numero di trapianti d’organo e di midollo,
che vengono effettuati, e all’impiego di terapie sempre
più aggressive, che vengono usate per la cura di molti
tumori maligni. Pertanto per salvare vite umane e per consentire
i progressi della Scienza, è necessario che un
numero sempre maggiore di persone in buona salute, di età
compresa tra i 18 e i 65 anni, doni generosamente il proprio sangue.
Per Legge vigente la donazione può essere effettuata
solo presso strutture pubbliche.
La donazione di sangue è sempre un atto di elevato
significato sociale e sanitario, ma assume un valore anche maggiore
quando viene effettuata periodicamente. Ciò infatti
rappresenta la via migliore per il raggiungimento di due obiettivi
fondamentali per tutti i trasfusionisti:
- l’autosufficienza, cioè la capacità di rispondere
adeguatamente al fabbisogno di sangue del territorio,
- il maggior controllo della salute del donatore e, di conseguenza,
una maggior sicurezza sulla qualità del sangue e degli
emoderivati.
Un adeguato approccio per la valutazione dell’idoneità
alla donazione consiste in un esame clinico mirato a valutare
le condizioni generali di salute e comportamentali del donatore
e nell’esecuzione di determinati accertamenti di laboratorio
(Artt.1-5 D.M.S. 15-01-91), con il duplice scopo di effettuare
un controllo sulla salute del donatore e di minimizzare il rischio
infettivo per il ricevente.
L’operare del medico trasfusionista viene esplicato in questo
settore su una popolazione sana o presunta tale, con la possibilità
per il centro trasfusionale di essere la sede idonea a svolgere
un programma preventivo e di diagnosi precoce su vasta scala.
Al raggiungimento di tale scopo contribuiscono le normative
relative ai criteri di protezione della salute del donatore (
Artt. 5-18, D.M.S. 15-01-1991). Un approfondimento ulteriore
nell’accertamento dello stato di salute è attuato
nel donatore periodico attivo, cioè in colui che si presenta
presso una struttura trasfusionale per compiere l’atto della
donazione almeno una volta ogni due anni. In tale categoria di
donatori, ogni anno vengono effettuati esami laboratoristici e
strumentali che comprendono: lo studio degli indici ematici di
funzionalità epatica e renale; la valutazione del bilancio
del ferro mediante il controllo della sideremia e della ferritinemia,
rendendo possibile l’intervento terapeutico precoce nei
casi di carenza marziale, prima dell’insorgenza dell’anemia;
i livelli ematici del colesterolo e dei trigliceridi, importanti
cofattori nell’instaurarsi di patologie a carico dell’apparato
cardio-circolatorio.
Per quanto riguarda le normative relative ai criteri di protezione
del ricevente, particolare attenzione è stata posta nei
confronti delle malattie infettive trasmissibili con il sangue.
Molte importanti decisioni sono state determinate dall’avvento
dell’AIDS. L’introduzione dello screening delle donazioni
di sangue per HIV in tutti i centri trasfusionali ha comportato
l’individuazione di donazioni contenenti anticorpi anti
HIV, donazioni che sono state e che vengono regolarmente eliminate
e distrutte.
Tale
procedura ha indubbiamente prodotto una drastica riduzione delle
infezioni trasmesse con il sangue e gli emoderivati , ma non ha
eliminato totalmente la possibilità che sangue infetto,
negativo al test, sia trasfuso. Ciò è legato alla
biologia e alla storia naturale dell’infezione da HIV. La
conoscenza di questi due aspetti è indispensabile per stabilire
quale è il rischio della trasfusione, a cosa sia dovuto
, come possa essere individuato, come possa essere ridotto. E’
al cosiddetto “periodo finestra” - periodo di induzione
della risposta anticorpale- che si deve attualmente il rischio
residuo per le trasfusioni di sangue. Il periodo finestra non
è il tempo di incubazione della malattia AIDS; il primo
dura alcune settimane, il secondo anni. Il test attualmente prescritto
dalla normativa legislativa nei centri trasfusionali non può
individuare casi di infezione nel periodo finestra, dal momento
che si tratta di test per la ricerca di anticorpi, di quegli anticorpi
che non sono ancora presenti in questa fase nel soggetto contagiato.
Per ridurre il rischio infettivo legato al periodo
finestra si è incentivata l’autoesclusione del donatore,
fornendogli questionari contenenti domande esplicite relative
a comportamenti a rischio; si è consentito l’accesso
al test per la popolazione generale presso strutture pubbliche,
in forma anonima e gratuita; si è incentivata la donazione
periodica in quanto a minor rischio rispetto a quella occasionale,
secondo i dati riportati dalla letteratura. Attualmente si calcola
che il rischio di trasmissione dell’HIV sia < 1.000.000
unità di sangue trasfuse.
Ben più rilevante è il rischio di contrarre epatite.
Le cause per cui un soggetto negativo alla ricerca di HBsAg (
esame richiesto dalla normativa vigente) può trasmettere
l’infezione possono essere attribuite ad espressione parziale
o nulla dei geni HBV o alla presenza di sottotipi diversi di HBV.
Per quanto riguarda l’epatite C, notevole importanza rivestono
il periodo finestra e l’assenza di risposta umorale nei
confronti del virus.
Accanto alla maggior sicurezza della trasfusione da un punto di
vista infettivo, il donatore periodico offre una maggior
garanzia anche da un punto di vista immunologico. Infatti,
oltre alla tipizzazione eritrocitaria routinaria dei sistemi AB0
e Rh, un certo numero di donatori periodici viene tipizzato anche
per altri antigeni eritrocitari.
Quando un paziente è sottoposto a numerose trasfusioni,
può sviluppare anticorpi rivolti contro antigeni presenti
sui globuli rossi dei donatori, causandone la distruzione e di
conseguenza la mancata resa trasfusionale. Per poter trasfondere
successivamente questi pazienti, è necessario convocare
telefonicamente quei donatori che sono privi degli antigeni responsabili
della reazione e che risultano così compatibili con il
ricevente, effettuando in tal modo una trasfusione sicura ed efficace.
Un altro tipo di sicurezza offerta dal donatore periodico è
rappresentato dalla possibilità di trasfondere i pazienti
anche nei periodi di emergenza dovuta alla carenza di sangue,
come accade nelle grandi città durante i periodi di esodo
estivo. Infatti il donatore periodico, comunicando anticipatamente
la propria disponibilità, consente al centro trasfusionale
di programmare la raccolta del sangue sulla base delle esigenze.
Da quanto detto si evince come, nell’ambito della popolazione
dei donatori, si selezioni un gruppo, quello dei donatori periodici,
che, in quanto maggiormente controllato, offre migliori garanzie
non solo per la salute del donatore e del ricevente, ma anche
del bene collettivo. Per le ragioni su esposte appare evidente
come l’obiettivo di tutti i servizi trasfusionali sia quello
di poter contare su donatori per lo più o esclusivamente
periodici, anche perché la scelta del donatore di diventare
periodico implica una sua assunzione di responsabilità
e di impegno morale, che costituiscono una solida base per il
raggiungimento della sicurezza del ricevente.