La donazione di cellule staminali da cordone ombelicale
Il sangue del cordone ombelicale, dalla vita per la vita
Nel momento
più bello della vita, la nascita di un figlio, la mamma
può salvare un altro bambino che ha bisogno di un piccolo ma
fondamentale aiuto per sopravvivere: la donazione del sangue del
cordone ombelicale.
Grazie alla ricchezza di cellule staminali che
danno origine a globuli rossi, bianchi e piastrine,il sangue
placentare può essere oggi impiegato, similmente al midollo
osseo, nella cura della leucemia e di altre malattie.
Sono oltre 500.000 i bambini che nascono ogni anno in Italia
secondo i dati Istat 2001. Con ognuno di loro nasce
anche una nuova speranza di vita: quella di salvare
un bambino malato di leucemia, il tumore del sangue che nel
nostro Paese colpisce ogni anno circa 430 bambini sotto i 14
anni. (dati estrapolati dalla Forza operativa nazionale oncologia
pediatrica – FONOP e dell'Associazione Italiana di Ematologia
ed Oncologia Pediatrica - AIEOP).
Tutto ciò può avvenire grazie al trapianto di
sangue prelevato dal cordone ombelicale, il tessuto che lega
il neonato alla madre e che dopo il parto viene normalmente
gettato via. Il cordone, infatti, contiene del sangue (detto
placentare) ricco di cellule staminali, le stesse del midollo
osseo, capaci di generare miliardi di globuli rossi,
di globuli bianchi e di piastrine: gli elementi fondamentali
del sangue. Donare il sangue del cordone ombelicale vuol dire,
quindi, sfruttare le potenzialità di queste cellule.
Questo sangue può essere impiegato al posto delle cellule
staminali del midollo osseo per trapiantare bambini affetti
da leucemia che non abbiano trovato un donatore di midollo compatibile.
Un’operazione che dal 1988 al 2003 in tutta Europa ha
reso possibili 1331 trapianti, di cui 1.107 da donatori senza
legame familiare con i malati. Nel 64% dei casi il trapianto
è stato eseguito su bambini. Più di 150 tra bambini
e adulti sono stati curati in Italia e nel mondo da sangue placentare
donato da mamme italiane. Una donna che decide di donare il
sangue del cordone ombelicale compie quindi un’azione
importante e offre a tante persone malate una speranza in più
di guarire.
Un gesto semplice. Il prelievo del sangue placentare è semplice
e del tutto indolore sia per la madre che per il neonato. Il percorso inizia con un colloquio informativo durante la gravidanza. Chi volesse donare il sangue del cordone ombelicale
deve comunicarlo al proprio ginecologo.
A questo colloquio segue un normale prelievo di sangue per l’analisi
HIV ed Epatite B e C, esami che la gestante farebbe comunque.
La donna che vuole donare, deve dare il suo consenso alla donazione
e la sua disponibilità a sottoporsi alle analisi di controllo.
La donazione avviene al momento del parto,
poco dopo la nascita del bimbo, poco prima dell’espulsione
della placenta, quando il cordone è stato già
reciso. Il sangue del cordone viene infatti aspirato solo dopo
che lo stesso è stato tagliato. In pochi secondi il sangue
ricco di cellule staminali viene raccolto in una sacca sterile
(mediamente dai 50 ai 100 millilitri). L’unità
raccolta viene inviata alla “Banca del Sangue
del Cordone” presso la quale, nelle 24 ore successive
si procederà alle analisi cliniche, che devono essere
eseguite secondo standard di qualità prestabiliti. In
attesa del trapianto, il sangue viene conservato in speciali
contenitori a 190 °C sotto zero (crioconservazione) e i
dati relativi all’unità di sangue vengono registrati
in una banca dati computerizzata.
Dopo sei mesi la neo mamma viene sottoposta a un esame
di controllo che non è altro che un prelievo di sangue necessario per garantire la sicurezza del cordone donato. La
madre deve, inoltre, fornire un certificato del pediatra che
attesti lo stato di salute del bambino.
Dopo questo
arco di tempo (sei mesi), periodo che serve per escludere la
presenza di patologie nella mamma e nel bambino, il sangue è
pronto per essere utilizzato e resta a disposizione della Banca
per una decina di anni.
Chi può fare la donazione. >Tutte le future mamme che non abbiano avuto una gravidanza
a rischio e che abbiano concluso la 34esima settimana di gravidanza.
Il prelievo può essere effettuato sia dopo il parto naturale
sia dopo il taglio cesareo. L’anestesia epidurale non
costituisce alcuna controindicazione alla donazione. > Le donne che non siano portatrici di malattie ereditarie
(ad esempio anemia mediterranea), e che non abbiano contratto
infezioni durante la gravidanza. > Le donne che, insieme al proprio partner, non hanno sofferto
di malattie infettive come l’Epatite e l’Aids. > Le mamme il cui parto non ha presentato complicanze ostetriche,
come la sofferenza fetale acuta.
Quando non si può donare. > Prima delle 34 settimane di gravidanza > Se la mamma ha qualche disturbo: febbre, anemia o infezioni > Quando il bambino ha una malformazione congenita o quando
c’è evidenza di sofferenza fetale > Quando le membrane si sono rotte da più di dodici
ore rispetto al parto.
Efficace, sicuro e soprattutto tempestivo.
Il trapianto di sangue del cordone ombelicale si propone come
una valida alternativa al trapianto di midollo osseo per la
terapia elettiva su pazienti pediatrici affetti da leucemia
in quanto consente una notevole riduzione dei tempi di attesa
ed una maggiore disponibilità di donazioni. Nonostante
le unità di sangue del cordone ombelicale nel mondo siano
molte meno (circa 100.000) dei donatori di midollo osseo (circa
7.500.000), le potenzialità delle cellule staminali del
sangue placentare sono per alcuni aspetti perfino “migliori”
rispetto a quelle delle cellule contenute nel midollo. Le unità
di sangue placentare infatti sono già tipizzate, sono
state cioè eseguite le analisi di laboratorio che ne
determinano le caratteristiche, e sono pronte all’uso.
Nel caso del midollo osseo, invece, anche quando si individuasse
un donatore volontario compatibile all’interno dei registri
internazionali, si dovrebbe poi procedere a contattarlo e a
proporgli il prelievo di midollo. Una procedura che fa registrare
l’1% di rifiuti al mese e fa si che fra l’individuazione
del donatore e il trapianto passino in media 6 mesi. Un tempo
che si riduce alla metà nel caso di trapianto da sangue
del cordone ombelicale.
Le cellule staminali presenti nel sangue del cordone ombelicale,
inoltre, sono meno aggressive dal punto di vista immunologico:
una volta trapiantate, ci sono minori probabilità che
il paziente manifesti una grave complicanza del trapianto denominata
“malattia del trapianto contro l’ospite”.
Rispetto alle cellule staminali presenti nel midollo osseo però,
quelle del sangue placentare sono in numero ridotto e per questo
il trapianto si esegue nella maggioranza dei casi su bambini,
o comunque su persone con peso non superiore ai 50 Kg. Il trapianto
con sangue placentare si è dimostrato efficace sia tra
consanguinei che fra estranei. A beneficiarne sono stati finora
soprattutto pazienti in età pediatrica. Nuovi studi però
danno speranza anche agli adulti: dei 1331 trapianti registrati
a livello europeo dal 1988 al 2003 ben 294 sono stati eseguiti
su adulti.
Il trapianto di cellule staminali da sangue placentare è
quindi molto efficace ed offre sempre maggiori speranze di vita
a bambini e adulti malati di leucemia.
Le
differenze fra la donazione del cordone ombelicale e quella del
midollo osseo.
Rischi per chi dona: > Il prelievo di sangue placentare non comporta alcun dolore
né per la mamma né per il neonato e non incide
sulla loro salute.
> Il donatore di midollo osseo deve effettuare il prelievo
in anestesia generale o epidurale, quindi l’intervento
può comportare rischi legati all’anestesia.
Conservazione del sangue:
> Il sangue placentare può essere conservato per anni
ed è quindi sempre disponibile al momento del trapianto.
> Il prelievo di midollo osseo viene effettuato in un momento
immediatamente precedente al trapianto del paziente, quindi
in caso di problemi di salute del donatore deve essere rinviato.
Numero di cellule staminali da trapiantare:
> Per essere utile alla donazione, il sangue placentare presente
nel cordone ombelicale deve essere in quantità tra i
60 e gli 80 millilitri. Si garantisce così una quantità
di cellule staminali da trapiantare sufficienti per un bambino
o un adulto di peso inferiore ai 50 chilogrammi.
> La quantità di midollo osseo prelevato dal donatore
varia in ragione dell’età e del peso del paziente
che dovrà essere sottoposto al trapianto (in media 1000
millilitri). Con le cellule staminali del midollo osseo quindi
si possono curare bambini e adulti.
Per informazioni più dettagliate, consultare il sito Internet: www.adisco.it