Dopo questo
arco di tempo (sei mesi), periodo che serve per escludere la
presenza di patologie nella mamma e nel bambino, il sangue è
pronto per essere utilizzato e resta a disposizione della Banca
per una decina di anni.
Chi può fare la donazione.
>Tutte le future mamme che non abbiano avuto una gravidanza
a rischio e che abbiano concluso la 34esima settimana di gravidanza.
Il prelievo può essere effettuato sia dopo il parto naturale
sia dopo il taglio cesareo. L’anestesia epidurale non
costituisce alcuna controindicazione alla donazione.
> Le donne che non siano portatrici di malattie ereditarie
(ad esempio anemia mediterranea), e che non abbiano contratto
infezioni durante la gravidanza.
> Le donne che, insieme al proprio partner, non hanno sofferto
di malattie infettive come l’Epatite e l’Aids.
> Le mamme il cui parto non ha presentato complicanze ostetriche,
come la sofferenza fetale acuta.
Quando non si può donare.
> Prima delle 34 settimane di gravidanza
> Se la mamma ha qualche disturbo: febbre, anemia o infezioni
> Quando il bambino ha una malformazione congenita o quando
c’è evidenza di sofferenza fetale
> Quando le membrane si sono rotte da più di dodici
ore rispetto al parto.
Efficace, sicuro e soprattutto tempestivo.
Il trapianto di sangue del cordone ombelicale si propone come
una valida alternativa al trapianto di midollo osseo per la
terapia elettiva su pazienti pediatrici affetti da leucemia
in quanto consente una notevole riduzione dei tempi di attesa
ed una maggiore disponibilità di donazioni. Nonostante
le unità di sangue del cordone ombelicale nel mondo siano
molte meno (circa 100.000) dei donatori di midollo osseo (circa
7.500.000), le potenzialità delle cellule staminali del
sangue placentare sono per alcuni aspetti perfino “migliori”
rispetto a quelle delle cellule contenute nel midollo. Le unità
di sangue placentare infatti sono già tipizzate, sono
state cioè eseguite le analisi di laboratorio che ne
determinano le caratteristiche, e sono pronte all’uso.
Nel caso del midollo osseo, invece, anche quando si individuasse
un donatore volontario compatibile all’interno dei registri
internazionali, si dovrebbe poi procedere a contattarlo e a
proporgli il prelievo di midollo. Una procedura che fa registrare
l’1% di rifiuti al mese e fa si che fra l’individuazione
del donatore e il trapianto passino in media 6 mesi. Un tempo
che si riduce alla metà nel caso di trapianto da sangue
del cordone ombelicale.
Le cellule staminali presenti nel sangue del cordone ombelicale,
inoltre, sono meno aggressive dal punto di vista immunologico:
una volta trapiantate, ci sono minori probabilità che
il paziente manifesti una grave complicanza del trapianto denominata
“malattia del trapianto contro l’ospite”.
Rispetto alle cellule staminali presenti nel midollo osseo però,
quelle del sangue placentare sono in numero ridotto e per questo
il trapianto si esegue nella maggioranza dei casi su bambini,
o comunque su persone con peso non superiore ai 50 Kg. Il trapianto
con sangue placentare si è dimostrato efficace sia tra
consanguinei che fra estranei. A beneficiarne sono stati finora
soprattutto pazienti in età pediatrica. Nuovi studi però
danno speranza anche agli adulti: dei 1331 trapianti registrati
a livello europeo dal 1988 al 2003 ben 294 sono stati eseguiti
su adulti.
Il trapianto di cellule staminali da sangue placentare è
quindi molto efficace ed offre sempre maggiori speranze di vita
a bambini e adulti malati di leucemia.
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