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L'esperto
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"LE FRONTIERE DELLA GENOMICA"
La terapia diventa personalizzata
I linfomi costituiscono un vasto gruppo di tumori delle cellule del sistema immunitario. Come tutti i tumori sono dovuti ad alterazioni del Dna: l’acquisizione e il progressivo accumulo di lesioni molecolari modificano il patrimonio genetico della cellula neoplastica e ne causano la crescita “impazzita”. Nell’affermare che i linfomi sono dovuti a lesioni molecolari del Dna cellulare, va chiarito che non sono malattie ereditarie, ma sono dovuti ad alterazioni genetiche “somatiche”. I linfomi sono malattie molto eterogenee, sia riguardo alla presentazione diagnostica sia per quanto attiene alla prognosi e alla risposta alla terapia. Negli ultimi anni, la ricerca biologica e molecolare ha chiarito che, in gran parte, l’eterogeneità clinica e prognostica dei linfomi è dovuta alle caratteristiche genetiche di ogni singolo tipo di linfoma. E’ verosimile che le caratteristiche molecolari del linfoma condizionino prognosi e risposta alla terapia di ogni singolo paziente. Queste conoscenze di biologia e di genomica dei linfomi hanno fornito il razionale per “tradurre” le caratteristiche molecolari dei linfomi in marcatori utili per raffinare la diagnosi e stratificare la prognosi. Una più accurata diagnosi e una più precisa stratificazione prognostica, infatti, sono entrambi condizioni sine qua non per “personalizzare” la terapia. Nei linfomi, e in tutte le terapie oncologiche, lo scopo della terapia “personalizzata” è di fornire massima efficacia e minima tossicità. Ciò è oggi, in parte, possibile grazie alle conoscenze derivate dalla ricerca biologica e molecolare sui linfomi. Lo studio della biologia dei linfomi ha inoltre condotto al disegno di terapie mirate, il cui esempio più consolidato è rappresentato dall’uso di anticorpi monoclonali diretti ì contro specifiche molecole della cellula linfomatosa. E’ importante segnalare che la ricerca scientifica in Italia ha contribuito significativamente alla “rivoluzione” biologica e genomica dei linfomi, come documentato, tra l’altro, dal numero di pubblicazioni scientifiche sulle principali riviste internazionali firmate da istituzioni italiane. In un’epoca di alta competitività scientifica e di contrazione delle risorse per la ricerca, è essenziale unire le forze per obiettivi comuni di alto profilo. In quest’ottica, la Fondazione Intergruppo italiano linfomi Onlus (Iil), presieduta da Umberto Vitolo (Torino), coordina i più vasti studi clinici sui linfomi in atto in Italia e contribuisce a promuovere la ricerca. In questi mesi, l’Iil sta conducendo due tra i più grandi studi clinici al mondo sui due tipi di linfoma più frequenti: il linfoma diffuso a grandi cellule B e il linfoma follicolare. L’attività scientifica dell’Iil è integrata attivamente in un esteso network collaborativo cui partecipano numerosi gruppi di ricerca stranieri, in particolare europei. La stretta collaborazione con altre istituzioni scientifiche è uno strumento importante per condurre gli studi in breve tempo su ampie casistiche, e quindi per raggiungere più rapidamente risultati significativi da mettere a disposizione dei pazienti. Recentemente, l’Iil ha costituito al proprio interno una Commissione dedicata agli studi biologici, che si affianca alle commissioni già attive nell’Intergruppo e rispettivamente dedicate al linfoma di Hodgkin, ai linfomi aggressivi, ai linfomi follicolari, ai linfomi indolenti non follicolari, ai linfomi T periferici e ai linfomi dell’anziano. A oggi, la Commissione biologica ha focalizzato il proprio lavoro su due quesiti scientifici di ampia portata: 1)è vantaggioso eradicare il linfoma “fino all’ultima cellula”, cioè ottenere una “remissione molecolare?” ; 2) è possibile identificare nuovi marcatori molecolari che possano predire a priori la risposta ai farmaci usati per la terapia del linfoma? La possibilità di dare risposta a tali quesiti è certamente importante e potrà contribuire a migliorare le strategie di cura per queste malattie.

Gianluca Gaidano
Università del Piemonte orientale Amedeo Avogadro
Ospedale Maggiore della Carità di Novara
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