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Roma, 21 novembre 2008, presso SPAZIO NOVECENTO
P.le Guglielmo Marconi 26/b


Si è svolto con successo presso la sala Spazio Novecento dell’ente Eur, il convegno nazionale “Cure Domiciliari in Ematologia: una sfida del terzo millennio”- organizzato da AIL - allo scopo di diffondere le tematiche relative a tale attività fondamentale nel campo delle malattie del sangue.
Le cure domiciliari in ematologia rappresentano, infatti, un ambizioso progetto perseguibile solo grazie alla disponibilità di tecnologie appropriate, presidi medici altamente professionalizzati e personale specialistico adeguatamente formato. Esperienze consolidate e dati di letteratura hanno ampiamente dimostrato come questa modalità di assistenza sia in grado di fornire risposte adeguate per pazienti con le più svariate patologie del sangue - nelle diverse fasi della malattia -, compresi coloro che sono sottoposti a procedure ad altissima complessità gestionale come può essere un trapianto. Nella realtà italiana la maggior parte delle esperienze di cura a casa in ambito ematologico è stato, però, frutto di iniziative
spontanee di gruppi di volontariato e di associazioni no-profit prima fra tutte AIL.
L’assistenza a casa prevede una sorta di capovolgimento delle figure a supporto del malato e la comparsa di aspetti finora poco considerati come lo stesso ambiente abitativo.
Obiettivo del convegno è stato anche quello di sensibilizzare la Sanità Pubblica sui risvolti sociali e sull’abbattimento dei costi derivanti da una nuova organizzazione assistenziale, a diretto supporto del cittadino, tesa ad evitare inutili ricoveri.
Passione, interessamento sincero e dedizione sono stati il filo conduttore degli interventi dei relatori che hanno saputo, con grande coinvolgimento, esporre i loro contributi e rispondere alle numerosissime domande del pubblico presente.
Il convegno era articolato in quattro sessioni che hanno toccato tutte le problematiche relative alle cure domiciliari passando dalle “strategie organizzative per la loro continuità” alla “analisi dei processi e della qualità” ai “modelli presenti in Italia” per terminare con “la clinica e le problematiche emergenti”.
I lavori sono stati introdotti dal dr. Cartoni.
I proff. Mandelli e Amadori hanno moderato la prima sessione introducendo le relazioni di: Furio Zucco che ha affrontato i riferimenti normativi e regionali per le cure a domicilio evidenziando come non esistano standard nazionali nelle procedure attivate. Emergono nuovi bisogni di natura sanitaria, socio-assistenziale- psico-relazionale affettiva, familiare ed economica. La sfida è di arrivare ad una gestione globale che non tralasci alcuna di tali componenti; Lucio Dubaldo, presidente dell’agenzia di Sanità Pubblica del lazio, è intervenuto ringraziando per la realizzazione di un evento così importante e sottolineando come, malgrado il deficit nel settore degli hospice, sia necessario guardare avanti ed umanizzare sempre di più il trattamento medico nei confronti del paziente; Gianlorenzo Scaccabarozzi ha preso in esame, invece,
i livelli essenziali di assistenza (LEA) nelle cure domiciliari e ha individuato in pazienti che presentino fragilità fisiche, psichiche e sociali i destinatari degli interventi. Accanto alla cura c’è il “prendersi cura”, non soltanto, quindi, assenza di malattia ma anche qualità di vita. La malattia non si sviluppa unicamente nel fisico ma incide anche sotto il profilo psicologico. Parole chiave sono accessibilità (alle cure), affidabilità (degli specialisti), capacità di risposta, rassicurazione, comunicazione ed umanizzazione; Claudio Cartoni ha illustrato i modelli organizzativi di intervento nelle cure domiciliari e palliative in ematologia, veri e propri “percorsi assistenziali a domicilio”.
La seconda sessione – moderata dai proff. De Fabritiis e Foà – si è avvalsa degli interventi di Oscar Corli che ha evidenziato l’esigenza di ottimizzare
i procedimenti utilizzati quando si tratta di assistenza a casa per arrivare ad un protocollo unico.
Non un bollino di certificazione, ma una collaborazione che individui soluzioni condivisibili e che dia qualità al lavoro svolto;
Maria Giulia Marini ha trasferito all’ematologia quelli che sono puri indicatori di risultato (utilità, qualità percepita….) soffermandosi sulla customer satisfaction che viene interpretata, in questo caso, come analisi del paziente nella sua globalità. Si valutano, quindi, il grado di accoglienza, di ascolto, di “presa in carico” utilizzando strumenti innovativi quali il diario del paziente; Andrea Pace ha illustrato un modello alternativo di intervento parlando di cure domiciliari in neuroncologia; Marco Capoferri ha presentato le modalità di utilizzo e le potenzialità esprimibili dai sistemi informatici nelle cure domiciliari.
La terza sessione – moderata dal dr. Niscola - è stata interamente dedicata alla presentazione di modelli di cure domiciliari in Italia. Gli interventi sono stati di Patrizio Mazza dell’ospedale di Taranto, di Sonia Ribera dell’ospedale Ca’ Granda di Milano, di Enzo Favale del servizio di assistenza domiciliare dell’AIL di Modena, di Gianna Maria D’Elia dell’ospedale Ematologico Domiciliare Romail Giuseppe Papa. Il ruolo fondamentale dell’infermiere nel team specialistico è stato affrontato da Simona Delogu e da Francesco Piterà Quattromani che hanno testimoniato come si instauri, nel loro caso, un rapporto di empatia con il paziente e con i familiari che permette alla loro figura di apportare un valore aggiunto nel processo di valutazione settimanale con i medici.
Marina Montalto e Maria Cristina Ludovici hanno evidenziato come, nell’aspetto psicologico, la famiglia diventi l’unità di cura nel passaggio dall’ospedalizzazione alle cure domiciliari e come sia necessaria una equipe multiprofessionale che si preoccupi di un approccio globale integrato paziente/famiglia. Famiglia presente al convegno nelle parole commoventi, coraggiose e coinvolgenti della signora Isa Manetti, mamma di un giovane paziente. Con lei ha interagito Teresa Dentamaro dell’ospedale S. Eugenio, Asl Roma C.
La quarta sessione, moderata dai proff. Annino ed Arcese, ha potuto contare sugli interventi di Fabio Efficace che ha presentato uno studio sulla valutazione della qualità di vita e dell’autonomia del paziente a domicilio; di Gabriella Girelli che ha evidenziato il supporto trasfusionale con emocomponenti, mentre le problematiche peculiari del paziente trapiantato a domicilio - sia come gestione clinica che organizzativa - sono stati affrontati da Luca Cupelli. Non è stato trascurato il ruolo degli interventi riabilitativi e della gestione delle disabilità, temi della relazione di Andrea Tendas che, in modo diretto ma coinvolgente, ne ha illustrato i principali aspetti. Il dolore non è un prezzo da pagare sempre e comunque alla malattia, queste le riflessioni di Gregorio Brunetti che ha illustrato le tecniche e le modalità con le quali assicurare ai pazienti una dignitosa qualità della vita durante l’esperienza di malattia.

Conclusione dei lavori a cura del prof. De Fabritiis e applausi dalla platea.
 
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