"NUOVI
ORIZZONTI SUL FRONTE DELLE TERAPIE"
Serve un approccio pediatrico per i giovani
Il nuovo Rapporto Airtum sui tumori infantili lo dice, tra le sue pieghe,
nemmeno troppo velatamente: il 60-70% delle neoplasie degli adolescenti
e circa la metà di quelle dei giovani adulti sono tumori caratteristici
dell’età pediatrica. Tanto che gli stessi sistemi di classificazione
stanno già tentando di adeguarsi.
E la griglia morfologica (International Childhood Cancer Classification,
Iccc), messa a punto nel 1996, basata sulla codifica morfologica dell’International
Classification of Diseases for Oncology (Icd-O) e utilizzata con successo
per le neoplasie infantili, ha già mostrato la sua efficacia se applicata
ai tumori dell’adolescente (15-19 anni) e forse anche a quelli del
giovane adulto (20-24 anni). Che risultano meglio classificati poi anche
se la scelta ricade su un sistema, osserva l’Airtum, che integra dati
morfologici, di biologia molecolare e di topografia. Ma il passo più
difficile è ancora tutto da fare anche se l’oncoematologia
sta cercando di modificare la rotta: un cambio di paradigma nella diagnosi
e nelle cure. “I pazienti adolescenti - spiega Maurizio Aricò,
direttore dell’Oncoematologia dell’ospedale Meyer e presidente
dell’Aieop (Associazione italiana di ematologia e oncologia pediatrica)
– devono essere trattati nei reparti pediatrici perché il contesto
organizzativo e l’approccio terapeutico che si devono offrire a bambini
e adolescenti sono diversi da quelli che devono essere riservati a pazienti
adulti. Nei reparti degli adulti l’età media e il tipo di malattie
prevalenti sono molto differenti. Un adolescente che si ammala di una malattia
più frequente in età pediatrica ha certo vantaggio dall’essere
curato come i bambini”. Un cambio di passo che sarà cruciale
anche per la futura gestione dei linfomi. I numeri, d’altro canto,
parlano chiaro. I linfomi e le neoplasie reticoloendoteliali rappresentano
un terzo di tutti i tumori negli adolescenti, con i linfomi di Hodgkin che
costituiscono circa il 75% dei casi, mentre i non Hodgkin sfiorano il 20
per cento.
Insomma, l’incidenza dei linfomi, ma anche delle altre neoplasie,
segna una crescita costante negli adolescenti e nei giovani adulti. Tuttavia,
fa osservare il rapporto, “nonostante la numerosità, le caratteristiche
cliniche e biologiche, i tumori maligni dell’età adolescenziale
hanno richiamato fino a ora minore attenzione da parte degli epidemiologi
e dei clinici rispetto a quella prestata per i tumori dell’età
pediatrica”. In altri termini, lo studio delle neoplasie negli adolescenti
e nei giovani adulti è stato spesso trascurato.
E questo, suggerisce ancora il documento, potrebbe essere una delle cause
dei minori successi terapeutici che sono stati registrati in questa fascia
d’età rispetto ai buoni risultati raccolti dall’oncologia
pediatrica. “I giovani adulti – aggiunge ancora Aricò
– sono una fascia al confine tra il pediatra e l’oncologo adulto
e non entrano spesso a far parte di programmi di trattamento specifici con
il risultato che diminuiscono le loro probabilità di guarigione.
Si tratta di un fenomeno che è stato osservato con le stesse caratteristiche
anche dagli oncologi americani. E’ dunque necessaria una correzione
così come è fondamentale la collaborazione tra gli specialisti
dell’età adulta e quelli dell’età pediatrica.
Una direzione che peraltro è già in corso”.
I linfomi, si legge ancora nel Rapporto Airtum, superano per incidenza tutte
le altre categorie di tumori diagnosticati tra gli adolescenti nei paesi
ad alto reddito: in Italia il tasso è quasi doppio rispetto a quello
registrato in Europa (89,5% contro 45,6%) e l’incidenza dei linfomi
di Hodgkin (Hd) tra gli adolescenti americani è la metà di
quella italiana (29,5% rispetto al 65,4% del nostro Paese). Inoltre l’incidenza
di questi ultimi è più alta nei maschi in Italia, mentre negli
Stati Uniti è più elevata tra le femmine. Tra gli adolescenti,
poi, avverte il documento, la frequenza dei linfomi non Hodgkin è
circa due volte più elevata nei maschi che nelle femmine (il 24%
di contro al 12,1%), con una riduzione del rapporto maschi/femmine con l’aumentare
dell’età, come accade per i linfomi di Hodgkin. Che, chiarisce
ancora il Rapporto Airtum, sono circa tre volte più frequenti tra
gli adolescenti rispetto ai bambini. Un motivo in più per correggere
l’approccio terapeutico destinato ai giovani.