"In 10 anni malattia guaribile o gestibile"
Passi da gigante grazie ai farmaci intelligenti
Gli sembra un sogno che negli ultimi dieci anni la guerra ai linfomi abbia
riportato tante vittorie. Ma, a rifletterci, le ragioni le ha ben chiare.
Sono le stesse che gli infondono ottimismo per il futuro. Tanto che, annuncia,
"nel prossimo decennio l'obiettivo è di arrivare a curarli,
questi tumori, o in alternativa rendere possibile la convivenza con la malattia".
Parola di Franco Mandelli, ematologo e presidente di AIL,
Associazione Italiana contro leucemie, linfomi e mieloma. Cosa c'è dietro tanti progressi?
Tre grandi punti di forza: l'approccio ai pazienti; la diffusione dei centri
di cura e, ultime ma non certo per importanza, le novità terapeutiche.
Partirei anzi dai passi da gigante su questo fronte, dovuti soprattutto
alle nuove combinazioni di chemioterapici e all'impiego, anche in combinazione,
dei farmaci intelligenti. Questi ultimi oggi hanno cambiato radicalmente
la prognosi, poichè è impossibile trattare alcuni tipi di
linfoma senza la molecola specifica. Infine, c'è l'efficacia dei
trapianti, sia autologhi che allogenici. Quanto incide una diagnosi tempestiva?
Moltissimo. In questo i pazienti sono aiutati dalla prontezza dei Mmg nell'indirizzarli
all'ematologo in caso di sospetto linfoma e dall'ampia disponibilità
di strutture, da Nord a Sud. Per queste patologie la migrazione regionale
non è giustificata. Quali le prossime sfide?
Il nostro obiettivo è arrivare entro il prossimo decennio, nella
stragrande maggioranza dei casi, se non alla guarigione alla possibilità
di cura. Ciò sarà possibile grazie ai progressi della ricerca,
già evidenti del resto di anno in anno. Non sempre l'obiettivo può
essere la guarigione, ma se un malato ha la possibilità di essere
curato ottenendo la stessa qualità e probabilità di vita di
un "sano", lo scopo è già in gran parte raggiunto. Il quadro dei fondi per R&S è però esangue.
I finanziamenti, si sa, sono pochi. Peggio: le già scarse risorse
in Italia sono distribuite a pioggia, mentre andrebbe garantito ai giovani
ricercatori, oltre a un degno stipendio, di poter concludere il progetto.
E non basta: le proposte vanno severamente selezionate. In questo come AIL
siamo facilitati all'articolazione in 78 sezioni provinciali. La diramazione
sul territorio ci consente di dialogare con i donatori e di valutare meglio
le iniziative "giuste". Per non parlare di quanto essere fisicamente
vicini ai pazienti ci aiuti nell'obiettivo del continuo miglioramento della
qualità della vita. Altra sfida cruciale...
Senz'altro. Su questo fronte sta cambiando tutto. Grazie anche ai progressi
nelle cure, oggi ci si può permettere il lusso di dedicarsi a migliorare
le condizioni dei malati. Possono bastare semplici accortezze. Penso a terapie
che, possibilmente, non provochino la caduta dei capelli. Penso ancora all'organizzazione
delle sedute di chemioterapia per chi continua ad avere un'attività
lavorativa: per consentirgli di riprendersi andrebbero fissate di venerdì
o di sabato mattina, piuttosto che di lunedì. E bisogna fare di tutto
per combattere nausea e stanchezza. Poi va valorizzato il dialogo medico-paziente:
bastano dieci minuti, purchè interamente dedicati a quel singolo
malato, per aiutarlo davvero a sentirsi meglio. Non sono elementi trascurabili:
è noto che la qualità della vita del malato incide sulla valutazione
della gravità della malattia. Come AIL ci stiamo lavorando molto,
di pari passo con il miglioramento delle terapie. E da qui parte anche la
nostra scommessa sulle cure domiciliari. Quella è la strada: sia
sul fronte del benessere del malato sia su quello dei risparmi, ma è
tutta in salita.. Un problema di costi?
Anche. AIL, che a Roma ha dedicato il progetto "Una casa per chi non
ha casa" a chi non ha familiari che possano prendersene cura, all'assistenza
domiciliare provvede quasi interamente a proprio carico. Per il solo 2008
il pagamento dei medici e degli infermieri che seguono a casa i 120 malati
ematologici dei centri universitari e ospedalieri di Roma ammonterà
a un milione e 300mila euro. AIL sta elaborando uno studio prospettico di
confronto tra i costi dell'assistenza domiciliare e quelli della corsia.
Forse allora dal pubblico arriverà qualcosa in più.