Terapie
mirate: un successo lungo sette anni
Giuliana
Alimena - Professore Ordinario di Ematologia - Coordinatore
Sezione di Ematologia Dipartimento Biotecnologie Cellulari ed
Ematologia, “Sapienza” Università di Roma
Quali sono le linee più promettenti della ricerca su leucemie,
linfomi e mieloma, sulla base di quanto è emerso al recente
appuntamento dell’European Hematology Association di Berlino?
La ricerca oggi è orientata verso la identificazione di
terapie sempre più mirate nei confronti delle caratteristiche
del paziente e della malattia ed in particolare delle cellule
neoplastiche, grazie ad una conoscenza sempre più approfondita
delle caratteristiche biologiche di queste cellule e, quindi,
alla scoperta di farmaci in grado di contrastare tali caratteristiche.
Si tratta dei cosiddetti farmaci “intelligenti”, ovvero
farmaci biologici, che possono essere usati da soli o in varie
combinazioni con le chemioterapie convenzionali oppure le terapie
sovramassimali (trapianto di midollo o cellule staminali).
La leucemia mieloide cronica è un esempio di malattia con
trattamento “intelligente”. La LMC è una malattia
in cui si sono ottenuti progressi molto rapidi e molto consistenti;
da una malattia sostanzialmente inguaribile in passato (la sopravvivenza
mediana era di 4-5 anni), a meno di un trapianto di cellule staminali,
comunque riservato ad un numero limitato di pazienti e gravato
da una elevata morbilità e mortalità, oggi il farmaco
“intelligente” Glivec, diretto contro l’alterazione
molecolare della patologia, consente ai pazienti di sopravvivere
per molti anni e in ottimo stato, apparentemente senza malattia.
Altro esempio sono alcune leucemie acute in cui sono stati individuati
“bersagli” genetici specifici o antigeni specifici
delle cellule leucemiche contro cui si sono messi, o si stanno
mettendo, a punto nuovi farmaci.
Per
quanto riguarda in particolare la leucemia mieloide cronica, i
risultati a 7 anni dello Studio IRIS confermano le altissime percentuali
di risposta alla terapia con Glivec?
Lo Studio IRIS è il primo studio avviato con pazienti trattati
in prima linea con questo farmaco; inizialmente lo studio confrontava
l’interferone con il Glivec. I pazienti sono passati poi
quasi tutti a Glivec perchè i primi risultati hanno dimostrato
l’assoluta superiorità in termini di efficacia e
di tollerabilità di questo farmaco rispetto all’interferone.
A distanza di oltre 7 anni, si riscontra che l’86% dei pazienti
è sopravvivente e si arriva ad una sopravvivenza addirittura
del 94% se si considerano le soli morti correlate alla malattia.
Ciò significa che solo il 6-7% dei pazienti ha avuto una
trasformazione della malattia dalla fase cronica alla fase acuta,
trasformazione prima pressoché ineluttabile. Inoltre, gli
eventi come la perdita della risposta o la progressione di malattia,
si sono progressivamente ridotti dopo i primi due-tre anni di
trattamento per essere quasi azzerati intorno ai 6-7 anni.
Sempre
nella leucemia mieloide cronica, si profila un’altra novità:
Tasigna come terapia di prima linea. Che ruolo può avere
questo farmaco?
Tasigna, insieme con il Dasatinib (Sprycel), è uno dei
farmaci di nuova generazione dopo il Glivec, ed è un inibitore
creato per superare quelle circostanze in cui si può determinare
una resistenza, ovvero una mancanza o una perdita di risposta
al primo farmaco, oppure una intolleranza. Ci sono degli importanti
risultati portati all’EHA, e precedentemente presentati
anche all’American Society of Hematology, che dimostrano
che questi farmaci di nuova generazione sono più potenti
del primo farmaco, più efficaci in termini di percentuale
e di rapidità delle risposte, con una buona tollerabilità.
E’ comunque troppo presto per sapere se effettivamente questi
farmaci di 2° generazione dovranno essere adottati in 1°
linea, al posto del Glivec. Sono infatti ancora in corso degli
studi clinici, che saranno verosimilmente in grado di darci una
risposta nel prossimo futuro.