Qualità
di vita, misura di efficacia terapeutica
Fabio
Efficace - Responsabile Studi sulla Qualità della
Vita GIMEMA
Cosa
significa in generale “qualità di vita” per
chi soffre di tumori del sangue?
La qualità di vita è un concetto a 360 gradi che
riguarda gli aspetti sociali, emotivi e funzionali del paziente
e di come questi aspetti possano essere inficiati dalla malattia
ematologica e dai relativi trattamenti terapeutici. La qualità
di vita del paziente, infatti, può essere inficiata sia
dalla malattia che dai trattamenti previsti ed è oggi un
parametro fondamentale per valutare l’efficacia dell’intervento
oncologico dal punto di vista del paziente stesso.
Come
è migliorata in generale in questi anni la qualità
di vita di chi convive con leucemie, linfomi e mieloma? E in particolare
per alcune di queste malattie, come la leucemia mieloide cronica?
Per molti anni lo studio scientifico e sistematico della qualità
di vita dei pazienti è stato principalmente rilevante solo
nel mondo della ricerca oncologica in pazienti con tumori solidi
(ad esempio, tumori del seno, della prostata, del colon-retto
e così via). Solo negli ultimi anni anche il mondo della
ricerca ematologica è diventato particolarmente attento
al problema della qualità di vita; pertanto, le evidenze
scientifiche di cui attualmente disponiamo non sono molte. Ad
esempio, sappiamo che per quanto riguarda la leucemia mieloide
cronica, il recente avvento del Glivec ha rivoluzionato il trattamento
dei pazienti, migliorandone di molto la qualità di vita.
Precedentemente, infatti, il trattamento con l’interferone
provocava effetti molto deleteri sulla qualità di vita
dei pazienti con questa malattia. L’introduzione del Glivec
è stata una vera rivoluzione, sia sul piano clinico, perché
ha dato una sopravvivenza più alta, che sul piano della
qualità di vita: i pazienti, oggi, vivono infatti molto
meglio rispetto a dieci anni fa.
È
in corso un nuovo studio sulla qualità di vita nei pazienti
con leucemia mieloide cronica, il primo che studia gli effetti
a lungo termine della terapia. Di cosa si tratta?
È uno studio supportato dalla Novartis, coordinato dal
GIMEMA ed in collaborazione con l’AIL, avviato alcuni mesi
fa a cui partecipano 27 centri italiani e che si concluderà
probabilmente in autunno. Obiettivo principale dello studio è
quello di rispondere ad una domanda molto rilevante che oggi la
comunità ematologica internazionale si pone, ovvero: qual
è la qualità di vita nel medio e nel lungo termine
di questi pazienti che devono assumere quotidianamente il Glivec?
Un altro aspetto interessante ed innovativo di questa grande ricerca
è la collaborazione con l’AIL che rappresenta senza
dubbio un ulteriore valore aggiunto quale punto di contatto privilegiato
con il paziente. Alla fine di questo studio saremo in grado di
rispondere a molte domande sulla qualità di vita e su altri
aspetti rilevanti della vita di questi pazienti e saremo, quindi,
anche in grado di aiutarli sempre più nel loro percorso
terapeutico rispondendo alle loro esigenze specifiche.
Come
si fa a tradurre in numeri un concetto “qualitativo”
come la qualità di vita? Quali parametri vengono utilizzati
negli studi?
Esistono degli standard internazionali molto rigorosi che ci consentono
di tradurre un concetto "soggettivo" come la qualità
di vita in uno strumento "oggettivo" di valutazione.
Oggi sappiamo come valutare la qualità di vita dei pazienti
con dei criteri scientifici largamente accettati dalla comunità
internazionale. Oggi, valutare la qualità di vita del paziente
è un aspetto fondamentale per potere aiutare il medico
e il paziente stesso a fare delle scelte sempre più consapevoli
e informate. Nell'ambito di una ricerca ematologica, valutare
l'efficacia del trattamento anche in termini di qualità
di vita percepita (al pari di altri parametri tradizionali come
la tossicità o la risposta al trattamento), significa avere
un’idea sull'efficacia del trattamento ancora più
completa ed esaustiva. Valutare la qualità di vita significa
sostanzialmente avere un’idea di come il trattamento funziona
secondo la prospettiva del paziente ed è ora un "must"
della ricerca oncologica.