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21 Giugno 2009

Imatinib: uno studio del GIMEMA ne conferma l’efficacia nella leucemia linfoblastica acuta Ph positiva
Marco Vignetti - Coordinatore Centro Dati GIMEMA

La leucemia linfoblastica acuta è una patologia molto grave. La forma Ph positiva, cioè la forma in un cui è presente il cromosoma Philadelphia è considerata ancora più grave, per quali motivi?

La leucemia linfoblastica acuta è una patologia molto grave soprattutto nella forma Ph positiva perché non risponde alle terapie convenzionali, se non per brevissimo tempo. Ed è ancora più grave in particolare nelle persone anziane che non possono essere trattate con terapie aggressive. Lo studio della LLA è molto difficile, perché il numero di casi è limitato: si pensi che negli studi del GIMEMA si contano 30-40 casi all’anno.

L’imatinib, con la sua capacità di colpire "come bersaglio" una specifica proteina cellulare che si esprime solo nelle cellule leucemiche, ha rappresentato uno straordinario progresso aprendo una nuova era nella terapia dei tumori del sangue. Oggi l’imatinib può essere impiegato anche nella LLA Ph+ con notevoli risultati: lo dice uno studio italiano GIMEMA. Ce lo può illustrare?
Lo studio, partito alla fine del 2001, è stato promosso dal GIMEMA in collaborazione con Novartis con l’obiettivo di verificare se anche nei pazienti con leucemia linfoblastica acuta Ph positiva poteva essere utile il trattamento già dimostratosi efficace nella leucemia mieloide cronica. Più nello specifico, se l’imatinib era in grado di ottenere la remissione completa, cioè eliminare le cellule leucemiche dal sangue e dal midollo. Sono stati fatti due studi, uno dedicato a pazienti adulti in cui l’imatinib è stato usato dopo la chemioterapia, e uno su pazienti di oltre 60 anni in cui il farmaco è stato usato da solo perché non si poteva utilizzare la chemioterapia.

Quali sono stati i risultati in termini di remissione dalla malattia?
Nei pazienti più giovani, invece, si è visto che la somministrazione dopo la chemioterapia consente di migliorare la qualità della remissione.
Nel caso dei pazienti anziani trattati senza chemioterapia, solo con imatinib, è stata ottenuta la remissione completa, durata da mesi fino, in alcuni casi, anche anni. Questo, anche se non significa guarigione, è stato comunque un risultato “rivoluzionario” perché ha permesso di prolungare la sopravvivenza – con una terapia che non richiede spesso ricovero ospedaliero – in pazienti in passato senza nessuna concreta “chance” di cure.
Grazie all’esperienza nei pazienti più anziani, oggi il GIMEMA non usa più la chemioterapia per indurre la remissione nemmeno nei pazienti giovani, che quindi possono essere trattati senza subire gli effetti collaterali della chemioterapia che addirittura, in alcuni casi, potevano essere fatali.

Studio GIMEMA sulla terapia "mirata" con Imatinib nella leucemia linfoblastica acuta Philadelphia positiva

La leucemia linfoblastica acuta (LLA) Philadelphia (Ph) positiva è una forma rara di leucemia acuta che colpisce prevalentemente gli adulti e gli anziani mentre è molto rara in età pediatrica.
La caratteristica più importante di questa leucemia è che, all’interno delle cellule leucemiche, è stata identificata una anomalia genetica – il cosiddetto cromosoma Ph – comune anche alla leucemia mieloide cronica. Questa anomalia genetica, ormai si sa con certezza, è ciò che di fatto “provoca” la leucemia. Pertanto, il GIMEMA ha deciso, circa 8 anni fa, di utilizzare un farmaco “mirato” sul cromosoma Philadelphia messo a punto per curare la leucemia mieloide cronica e studiarne l’attività anche nella LLA Ph+.
Lo studio è durato molti anni ed ha permesso di raccogliere informazioni sia su pazienti adulti (tra i 18 e i 60 anni di età) che anziani (definiti come di età superiore ai 60 anni).
Nei pazienti adulti l’imatinib è stato somministrato dopo la chemioterapia tradizionale, che comunque offriva dei risultati validi, anche se di breve durata se non seguita dal trapianto di cellule staminali. Poiché solo una minoranza di pazienti può avvalersi del trapianto, si decise di somministrare l’imatinib a tutti gli altri, che non avrebbero avuto altrimenti altre possibilità di terapia efficace. In questi casi si è visto che l’imatinib è in grado di mantenere per lungo tempo la remissione acquisita con la chemioterapia, senza praticamente nessun effetto collaterale e senza i rischi di tossicità caratteristici delle chemioterapie di mantenimento.
Ma i risultati più rivoluzionari sono stati osservati nei pazienti anziani. In questi infatti l’impiego della chemioterapia è quasi sempre controindicato, poiché le condizioni di base non permettono di tollerarla. Gli anziani venivano quindi trattati solo con terapie definite “palliative” o “di supporto” (cortisone, trasfusioni di globuli rossi e piastrine, terapia antibiotica, blandi chemioterapici) con l’obiettivo di mantenere una dignitosa qualità di vita per quanto possibile, ma senza nessuna speranza di remissioni della malattia o di prolungamento significativo della sopravvivenza. Queste terapie comunque richiedevano spesso l’ospedalizzazione dei pazienti, per lo meno nelle fasi iniziali della malattia. Con l’imatinib associato ad una dose di cortisone, si è assistito nel 100% dei pazienti trattati all’ottenimento della remissione completa della malattia (scomparsa delle cellule leucemiche dal sangue e normalizzazione di globuli rossi, bianchi e piastrine, con riduzione delle cellule indifferenziate nel midollo a meno del 5%). Tutto questo è stato ottenuto con una terapia somministrata solo per via orale, senza bisogno di ricovero; di fatto, si è realizzato il sogno di curare una leucemia acuta con delle pillole da assumere per bocca con un bicchiere d’acqua.
Questi risultati hanno dimostrato che è possibile bloccare la proliferazione delle cellule leucemiche con la somministrazione di farmaci “intelligenti”, senza chemioterapia, mirati sulla “lesione genetica” (in questo caso, il cromosoma Ph) responsabile della leucemia. Pertanto oggi il GIMEMA offre anche ai pazienti più giovani un trattamento di “attacco” (all’esordio della malattia) basato solo su cortisone e imatinib, risparmiando la chemioterapia con tutti i suoi temibili e terribili effetti collaterali e con il suo rischio di mortalità ancora non inferiore al 10% circa.
Resta da completare il percorso con la messa a punto di una strategia terapeutica – magari la combinazione di più farmaci “intelligenti” alleati tra loro – che, oltre a mandare in remissione completa la leucemia, sia anche in grado di prevenirne la ricomparsa. Per il momento, infatti, solo il trapianto di cellule staminali sembra in grado di assicurare la guarigione in una certa percentuale di casi.

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