Imatinib:
uno studio del GIMEMA ne conferma l’efficacia nella leucemia
linfoblastica acuta Ph positiva
Marco
Vignetti - Coordinatore Centro Dati GIMEMA
La leucemia linfoblastica acuta è una patologia molto grave.
La forma Ph positiva, cioè la forma in un cui è
presente il cromosoma Philadelphia è considerata ancora
più grave, per quali motivi?
La leucemia linfoblastica acuta è una patologia molto grave
soprattutto nella forma Ph positiva perché non risponde
alle terapie convenzionali, se non per brevissimo tempo. Ed è
ancora più grave in particolare nelle persone anziane che
non possono essere trattate con terapie aggressive. Lo studio
della LLA è molto difficile, perché il numero di
casi è limitato: si pensi che negli studi del GIMEMA si
contano 30-40 casi all’anno.
L’imatinib,
con la sua capacità di colpire "come bersaglio"
una specifica proteina cellulare che si esprime solo nelle cellule
leucemiche, ha rappresentato uno straordinario progresso aprendo
una nuova era nella terapia dei tumori del sangue. Oggi l’imatinib
può essere impiegato anche nella LLA Ph+ con notevoli risultati:
lo dice uno studio italiano GIMEMA. Ce lo può illustrare?
Lo studio, partito alla fine del 2001, è stato promosso
dal GIMEMA in collaborazione con Novartis con l’obiettivo
di verificare se anche nei pazienti con leucemia linfoblastica
acuta Ph positiva poteva essere utile il trattamento già
dimostratosi efficace nella leucemia mieloide cronica. Più
nello specifico, se l’imatinib era in grado di ottenere
la remissione completa, cioè eliminare le cellule leucemiche
dal sangue e dal midollo. Sono stati fatti due studi, uno dedicato
a pazienti adulti in cui l’imatinib è stato usato
dopo la chemioterapia, e uno su pazienti di oltre 60 anni in cui
il farmaco è stato usato da solo perché non si poteva
utilizzare la chemioterapia.
Quali
sono stati i risultati in termini di remissione dalla malattia?
Nei pazienti più giovani, invece, si è visto che
la somministrazione dopo la chemioterapia consente di migliorare
la qualità della remissione.
Nel caso dei pazienti anziani trattati senza chemioterapia, solo
con imatinib, è stata ottenuta la remissione completa,
durata da mesi fino, in alcuni casi, anche anni. Questo, anche
se non significa guarigione, è stato comunque un risultato
“rivoluzionario” perché ha permesso di prolungare
la sopravvivenza – con una terapia che non richiede spesso
ricovero ospedaliero – in pazienti in passato senza nessuna
concreta “chance” di cure.
Grazie all’esperienza nei pazienti più anziani, oggi
il GIMEMA non usa più la chemioterapia per indurre la remissione
nemmeno nei pazienti giovani, che quindi possono essere trattati
senza subire gli effetti collaterali della chemioterapia che addirittura,
in alcuni casi, potevano essere fatali.
Studio
GIMEMA sulla terapia "mirata" con Imatinib nella leucemia
linfoblastica acuta Philadelphia positiva
La
leucemia linfoblastica acuta (LLA) Philadelphia (Ph) positiva
è una forma rara di leucemia acuta che colpisce prevalentemente
gli adulti e gli anziani mentre è molto rara in età
pediatrica.
La caratteristica più importante di questa leucemia è
che, all’interno delle cellule leucemiche, è stata
identificata una anomalia genetica – il cosiddetto cromosoma
Ph – comune anche alla leucemia mieloide cronica. Questa
anomalia genetica, ormai si sa con certezza, è ciò
che di fatto “provoca” la leucemia. Pertanto, il GIMEMA
ha deciso, circa 8 anni fa, di utilizzare un farmaco “mirato”
sul cromosoma Philadelphia messo a punto per curare la leucemia
mieloide cronica e studiarne l’attività anche nella
LLA Ph+.
Lo studio è durato molti anni ed ha permesso di raccogliere
informazioni sia su pazienti adulti (tra i 18 e i 60 anni di età)
che anziani (definiti come di età superiore ai 60 anni).
Nei pazienti adulti l’imatinib è stato somministrato
dopo la chemioterapia tradizionale, che comunque offriva dei risultati
validi, anche se di breve durata se non seguita dal trapianto
di cellule staminali. Poiché solo una minoranza di pazienti
può avvalersi del trapianto, si decise di somministrare
l’imatinib a tutti gli altri, che non avrebbero avuto altrimenti
altre possibilità di terapia efficace. In questi casi si
è visto che l’imatinib è in grado di mantenere
per lungo tempo la remissione acquisita con la chemioterapia,
senza praticamente nessun effetto collaterale e senza i rischi
di tossicità caratteristici delle chemioterapie di mantenimento.
Ma i risultati più rivoluzionari sono stati osservati nei
pazienti anziani. In questi infatti l’impiego della chemioterapia
è quasi sempre controindicato, poiché le condizioni
di base non permettono di tollerarla. Gli anziani venivano quindi
trattati solo con terapie definite “palliative” o
“di supporto” (cortisone, trasfusioni di globuli rossi
e piastrine, terapia antibiotica, blandi chemioterapici) con l’obiettivo
di mantenere una dignitosa qualità di vita per quanto possibile,
ma senza nessuna speranza di remissioni della malattia o di prolungamento
significativo della sopravvivenza. Queste terapie comunque richiedevano
spesso l’ospedalizzazione dei pazienti, per lo meno nelle
fasi iniziali della malattia. Con l’imatinib associato ad
una dose di cortisone, si è assistito nel 100% dei pazienti
trattati all’ottenimento della remissione completa della
malattia (scomparsa delle cellule leucemiche dal sangue e normalizzazione
di globuli rossi, bianchi e piastrine, con riduzione delle cellule
indifferenziate nel midollo a meno del 5%). Tutto questo è
stato ottenuto con una terapia somministrata solo per via orale,
senza bisogno di ricovero; di fatto, si è realizzato il
sogno di curare una leucemia acuta con delle pillole da assumere
per bocca con un bicchiere d’acqua.
Questi risultati hanno dimostrato che è possibile bloccare
la proliferazione delle cellule leucemiche con la somministrazione
di farmaci “intelligenti”, senza chemioterapia, mirati
sulla “lesione genetica” (in questo caso, il cromosoma
Ph) responsabile della leucemia. Pertanto oggi il GIMEMA offre
anche ai pazienti più giovani un trattamento di “attacco”
(all’esordio della malattia) basato solo su cortisone e
imatinib, risparmiando la chemioterapia con tutti i suoi temibili
e terribili effetti collaterali e con il suo rischio di mortalità
ancora non inferiore al 10% circa.
Resta da completare il percorso con la messa a punto di una strategia
terapeutica – magari la combinazione di più farmaci
“intelligenti” alleati tra loro – che, oltre
a mandare in remissione completa la leucemia, sia anche in grado
di prevenirne la ricomparsa. Per il momento, infatti, solo il
trapianto di cellule staminali sembra in grado di assicurare la
guarigione in una certa percentuale di casi.