Che cos'è il mieloma?
Il mieloma multiplo è una neoplasia caratterizzata dalla proliferazione incontrollata
delle plasmacellule cioè delle cellule che producono gli anticorpi.
Quale è la causa del mieloma?
La causa primaria è sconosciuta. Tra i fattori messi in relazione con l’insorgenza del
mieloma sono incluse le radiazioni ionizzanti, alcune sostanze chimiche e forse alcuni
agenti virali. Quali sono i sintomi caratteristici del mieloma? Le plasmacellule secernono
sostanze che determinano perdita di matrice ossea, per cui tra i sintomi più frequenti vi
sono i dolori ossei. Altri sintomi sono infezioni batteriche e virali, insufficienza renale e manifestazioni neurologiche.
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Il mieloma è una malattia ereditaria?
No. Il mieloma non è una malattia ereditaria. La causa è sconosciuta, ma sembrano esserci dei fattori ambientali favorenti l’insorgenza della malattia, come l’esposizione a pesticidi. E’ possibile, pertanto, che ci siano più persone malate nella stessa famiglia, ma solo perché sono state esposte probabilmente agli stessi agenti.
La malattia può essere trasmessa ad altre persone?
Il mieloma non è una malattia infettiva e pertanto non è contagiosa.
Il mieloma deve essere sempre trattato?
No. La terapia specifica va riservata a coloro con chiara diagnosi di mieloma sintomatico. Tale diagnosi si basa su una serie di criteri, che comprendono una cospicua componente monoclonale, l’ipercalcemia, l’anemia, l’insufficienza renale, le lesioni osteolitiche.
I pazienti con malattia asintomatica o scarsamente sintomatica (detta anche MGUS = gammopatia monoclonale di incerto significato) e mielomi indolenti, richiedono solo controlli periodici o terapia di supporto, ma non chemioterapia. I pazienti che rientrano in queste categorie hanno una malattia minima con modesta componente monoclonale e assenza di danno d’organo.
In che tempi si deve iniziare la chemioterapia?
Non ci sono dei tempi prestabiliti. Dipende dalle condizioni cliniche del paziente e dal tipo di chemioterapia prevista. Se il paziente è molto sofferente o ha un grave danno d’organo, la terapia va iniziata il prima possibile. Nel caso, per esempio, di un paziente giovane, candidabile al trapianto di midollo, prima della terapia verranno fatti degli esami per verificare che non ci siano controindicazioni alla terapia stessa. Non esistono quindi delle regole precise, la scelta va fatta valutando quale sia la soluzione migliore per il singolo paziente.
La terapia è necessariamente endovena, non esiste una terapia in compresse?
Dipende dal tipo di farmaco. Alcuni farmaci sono presenti in commercio sia in compresse sia in fiale ad uso endovenoso. Altri farmaci sono invece disponibili solo in fiale o solo in compresse. Spesso poi i farmaci vengono variamente combinati fra di loro per aumentarne l’efficacia.
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Cos’è il trapianto di midollo osseo?
Il trapianto di midollo osseo è una chemioterapia ad alte dosi con supporto di cellule staminali. Se le cellule staminali sono quelle proprie del paziente si parla di trapianto autologo, se sono invece di un donatore si parla di trapianto allogenico. In linea generale, si effettua prima una chemioterapia cosiddetta “di debulking” che ha lo scopo di ridurre la massa tumorale, poi si raccolgono le cellule staminali e poi si procede al vero e proprio trapianto. La prima fase è di solito fattibile in regime ambulatoriale o di day hospital, il trapianto è invece eseguito in regime di ricovero.
Tutti possono fare il trapianto o ci sono delle limitazioni di età o di altro tipo?
Essendo una terapia ad alte dosi, non tutti i pazienti sono candidabili al trapianto. Il primo limite è sicuramente l’età: è opinione, accettata a livello internazionale, che solo i pazienti giovani (età < 65-70 anni) possano essere avviati ad una procedura trapiantologica. Al di là dell’età, i pazienti potenzialmente trapiantabili, vengono sottoposti ad alcuni accertamenti per valutare la funzionalità cardiaca, polmonare e la presenza di alcune infezioni o patologie croniche (epatite, AIDS, diabete, etc). Se tali esami risultano nella norma, il paziente può essere trapiantato.
Quali sono i rischi?
I principali rischi correlati al trapianto sono dovuti alla riduzione di tutti i valori dell’emocromo per effetto della chemioterapia. Il calo dei globuli bianchi determina un aumento dei rischi infettivi e della probabilità di mucosite (infiammazione del cavo orale e dell’esofago) con conseguenti difficoltà di nutrizione. Il calo dei globuli rossi determina stanchezza, tachicardia (aumento della frequenza cardiaca) e dispnea (difficoltà a respirare). Il calo delle piastrine aumenta il rischio emorragico. Per ridurre al minimo le complicanze i pazienti vengono trattati con antibiotici di profilassi e trasfusioni di sangue e/o piastrine quando necessario.
Cos’è la Talidomide?
La Talidomide è un vecchio farmaco usato negli anni ’60 come sedativo e poi ritirato dal
commercio perché poteva causare malformazioni fetali in donne incinte. Il suo effetto
anti-angiogenetico e immunomodulante si è dimostrato molto efficace in molte malattie
e in particolare nel mieloma multiplo. Può essere usata da sola, in associazione a steroidi
o in associazione a chemioterapici.
Quali sono gli effetti collaterali?
I più frequenti sono: stitichezza, sonnolenza, bradicardia, eritemi cutanei, neuropatia
periferica e trombosi venosa profonda. La stitichezza è facilmente risolvibile con l’uso di
lassativi. La sonnolenza si può evitare assumendo il farmaco prima di andare a dormire.
La bradicardia e gli eritemi cutanei si risolvono riducendo la dose. La sintomatologia
dovuta alla neuropatia periferica è tendenzialmente irreversibile, la progressione
può essere arrestata riducendo la dose o interrompendo l’assunzione del farmaco.
La trombosi è una complicanza più frequente alla diagnosi e quando la Talidomide
viene associata a chemioterapia, ma può facilmente essere prevenuta con una terapia
anticoagulante preventiva.
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È indicata in tutti i casi?
Non possono essere trattati con Talidomide i pazienti che presentano una grave
neuropatia periferica basale, i pazienti bradicardici e le pazienti in età fertile che
rifiutano l’uso di un’opportuna contraccezione.
Abbiamo avuto notizia dai mass media che ci sono dei nuovi farmaci per la terapia del mieloma. Sono già in commercio e disponibili su tutto il territorio nazionale?
Esistono due famiglie di nuovi farmaci: gli analoghi della Talidomide e gli inibitori del proteasoma. I primi sono nati con l’obiettivo di ridurre l’incidenza della neuropatia e gli altri effetti collaterali della Talidomide mentre il capostipite degli inibitori del proteasoma si chiama bortezomib (nome commerciale Velcade®). Ambedue attualmente sono in commercio solo per il mieloma in recidiva. Alla diagnosi vengono utilizzati per il momento solo all’interno di studi sperimentali.
E’ frequente il danno renale dovuto al mieloma?
Il danno renale è abbastanza frequente alla diagnosi, se il mieloma è “micromolecolare”, ovvero si presenta con una componente monoclonale solo o prevalentemente urinaria di cospicua entità, o se c’è ipercalcemia. Negli altri casi, è più raro. Un peggioramento della funzionalità renale può poi avvenire nel corso della malattia, non solo per effetto della malattia stessa, ma anche per effetto dei farmaci, del mezzo di contrasto radiologico o della radioterapia.
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La funzionalità renale viene recuperata con la chemioterapia?
La reversibilità del danno renale è possibile, anche se non è prevedibile a priori e dipende dalla gravità del danno, dalla durata del danno stesso e dalla risposta alla chemioterapia.
Le lesioni ossee possono guarire completamente con la chemioterapia?
Nella maggioranza dei casi, le lesioni ossee non guariscono, ma si stabilizzano, ovvero non peggiorano.
Ci sono farmaci che possano rinforzare le ossa?
Si. Esiste una famiglia di farmaci, chiamati bisfosfonati. I più attivi ed efficaci sono il pamidronato (Aredia®) e l’acido zoledronico (Zometa®). Possono essere somministrati in associazione alla chemioterapia o in seguito ad essa. Vengono infusi endovena una volta al mese. Se somministrati troppo a lungo e in caso di necessità di interventi nel cavo orale, possono produrre danni alle ossa mascellari e mandibolari. Tali danni vengono eliminati se si usa una profilassi anti infettiva.
Ho sentito parlare di vertebroplastica: in cosa consiste, quando è indicata e può essere risolutiva?
La vertebroplastica è un piccolo intervento effettuato in regime di day hospital in anestesia locale, che permette di iniettare un “cemento” ortopedico all’interno di una o più vertebre malate. E’ molto utile come prevenzione di un cedimento, crollo o frattura vertebrale. E’ anche molto utile nel ridurre la sintomatologia dolorosa. E’ indicata in tutti quei casi con localizzazione di malattia ad una o più vertebre, con dolore in corrispondenza di quelle vertebre, ma non a tutta la colonna. E’ tendenzialmente risolutiva a livello locale, ma non può sostituirsi alla chemioterapia essendo il mieloma una malattia sistemica.
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