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AIL Padova - ONLUS
La sezione di Padova dell’AIL nasce nel settembre 1975 da un gruppo di genitori rimasti sconcertati dall’incontro con la realtà dell’oncoematologia di allora. Un reparto “fantasma” con camerette da 3 metri per
3 che ospitavano ciascuna quattro bambini
e i relativi genitori.
La convinzione di riuscire a creare qualcosa che potesse essere davvero utile ha costituito fin dall’inizio le fondamenta
dell’Associazione fornendo l’energia necessaria per farsi sentire a livello istituzionale e per dare l’avvio alla ricerca dei fondi indispensabili per cominciare a migliorare le strutture.
La cultura del volontariato negli anni ’70 era ancora agli albori, non avendo ancora raggiunto i numeri e la diffusione che conosciamo oggi, e la richiesta di contributi incontrava spesso lo scetticismo della gente.

Dare la massima trasparenza e onestà sono così divenuti un altro elemento portante dell’Associazione, elementi che nel tempo ci hanno fatto crescere in credibilità e sostegno ad un punto tale che ora ogni nostra iniziativa trova sempre tutte le porte aperte.

AIL Padova ha sempre combattuto su più fronti:
- nel coinvolgimento delle istituzioni sul problema del trapianto del midollo che, essendo una tecnica ancora poco conosciuta, non aveva nessun tipo di sostegno economico dallo Stato. Una battaglia durata vent’anni prima di vedere questa tecnica convenzionata.

- nell’aiutare le famiglie a sostenere la spesa dei medicinali non convenzionati e non reperibili in Italia.

Un altro successo è stato di riuscire ad alleggerire le problematiche dei genitori per l’alloggio per poter restare vicini ai propri figli. I più fortunati si arrangiavano con il camper, ma la maggior parte si adattava a passare la notte su uno sdraio o su un materassino nel corridoio del reparto o nella stanza. Coinvolgendo il Comune di Padova la Sezione è riuscita ad avere il primo appartamento, in affitto, vicino all’ospedale che poteva ospitare 5 famiglie (Corte Ca’ Lando in via Gabelli).

Vedere il risultato dei propri sforzi ha fatto volare l’entusiasmo dei volontari che hanno cominciato a pensare in grande osando impegnarsi nelle prime grandi manifestazioni come le partite con la Nazionale Cantanti e i primi concerti al Teatro Verdi. Iniziative che hanno permesso all’AIL di Padova, nell’85 di acquistare la prima casa di accoglienza in via S. Massimo, a due passi dall’ospedale, che è in grado di accogliere 3 famiglie.

Il lavoro continuo dell’Associazione ha portato all’aumento dei sostenitori con un incremento dei fondi che hanno permesso la creazione di borse di studio per biologi e infermiere.

Forte di questi risultati l’associazione nel ’90 ha concentrato le proprie energie in un progetto che allora sembrava così incredibile da rasentare l’utopia: costruire un nuovo reparto che rispondesse alle esigenze di spazio, non solo per la degenza e la qualità della vita dei bambini, ma anche per i laboratori. Per 4 anni l'AIL di Padova ha dovuto fare i conti con la realtà: la difficoltà di reperire fondi necessari perché, naturalmente, oltre alla realizzazione del reparto, lo scopo primario della sezione era rivolto anche al costante mantenimento dello stesso: attrezzature, degenze bambini, acquisto medicinali, sostegno alle famiglie, borse di studio, ricerca. L'ostacolo che impediva la realizzazione del progetto è stato superato quando un gruppo di industriali si è lasciato coinvolgere dalla “pazzia” dell’Associazione e con il loro aiuto in breve tempo è stato possibile creare la Fondazione “Città della Speranza”. Fondazione grazie alla quale nel giro di 5 anni si è arrivati all’apertura nel nuovo reparto che ospita un Day Hospital di oltre 500 mq, un reparto con 24 letti distribuiti in stanze studiate per garantire la massima funzionalità e il massimo comfort sia ai bimbi che ai loro genitori e laboratori per oltre 900 mq.

Nel frattempo l’esigenza di riuscire a dare autosufficienza alle famiglie è aumentata, nella consapevolezza che la necessità non arrivava solo dai bimbi del Nordest, ma anche dal resto dell’Italia, dell’Europa e del mondo. Una richiesta che ha portato alla 4° casa di accoglienza nel ’98, ottenuta stipulando un accordo con le suore della Divina Volontà le quali, in via Acquapendente, possono ospitare 9 famiglie.

E’ del 2000, invece, la terza casa di accoglienza per altre 4 famiglie (Ca’ Romanin in Via Gabelli). La spinta verso nuovi traguardi ha portato nel contempo a far crescere il numero delle iniziative e anche la loro grandezza. Manifestazioni organizzate direttamente dall’A.I.L. di Padova, che può contare oggi sull’incredibile forza dei suoi 2.000 volontari, e da tutta una serie di sostenitori esterni, dalle associazioni culturali e/o sportive ai gruppi imprenditoriali.

“A fianco del sogno di vedere debellate le malattie oncologiche, abbiamo nuovamente un grande sogno da realizzare per riuscire a fornire il massimo servizio: raggruppare in un unico palazzo le case di accoglienza che seppur vicine sono sparse nelle vicinanze dell’ospedale.
E’ un’altra utopia oppure è un progetto che potrà essere realizzato? Io penso di sì perché la credibilità che abbiamo conquistato in questi trent’anni di vita ci ha già permesso di fare cose grandissime e sono certo che con l’aiuto di tutti sarà possibile arrivare a mete oggi impensabili come vincere, una volta per tutte, la subdola malattia che stiamo combattendo.
Aiutateci ad aiutare.

Il presidente AIL Padova
Armenio Vettore”

I riferimenti e recapiti li trovate sulla scheda dell’AIL Padova

Per saperne di più www.ailpadova.it

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