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Dagli anni ‘50 ad oggi:
il lungo cammino della nostra ematologia
’ematologia, quella vera, che fa le diagnosi e che guarisce le malattie del sangue, è iniziata da poco più di 50 anni.
Superata la fase anatomica, che ha fatto grande la chirurgia, la medicina ha incominciato ad immergersi nel mondo delle cellule, e da allora l’ematologia è entrata prepotentemente nella clinica.
Il sangue è un tessuto liquido, un organo senza volto, e quello che si vede al microscopio sono cellule allo stato puro. Gli ematologi da sempre hanno studiato queste cellule, e con l’osservazione attenta al microscopio hanno potuto fare la diagnosi corretta di tante malattie del sangue, dalle anemie alle leucemie.
Negli anni ‘60 si è verificata in sordina una rivoluzione biologica, di cui sono una brillante espressione le ricerche pionieristiche di Till e McCulloch che hanno offerto la base razionale per i trapianti di midollo, portati poi nella pratica clinica di Donall Thomas. In questo decennio si è superata la fase esclusivamente morfologica valorizzando la funzione cellulare, e dando inizio ad una nuova ematologia, quella “senza microscopio”, che si è andata affiancando sempre più alla ematologia “col microscopio”, integrandola proficuamente ma non soppiantandola.
All’inizio degli anni ‘70 abbiamo visto il trionfo della terapia: radioterapia e chemioterapia nel linfoma di Hodgkin, e l’introduzione della daunomicina nel trattamento della leucemia mieloide acuta. Precedentemente le terapie per queste malattie erano soltanto palliative, cioè curavano ma non guarivano, con l’eccezione del linfoma di Hodgkin allo stato iniziale, e di alcune leucemie linfatiche acute del bambino. L’impiego della daunomicina nelle leucemie mielodi acute, che porta a brillanti remissioni dopo aver provocato una transitoria, profonda e grave aplasia midollare, ha radicalmente cambiato le modalità dell’assistenza ematologica. Il grave rischio infettivo insito in questo tipo di trattamento non consentiva più il ricovero nelle affollate divisioni di medicina generale, e perciò è stata prevista
nella riforma Mariotti l’istituzione di reparti clinici esclusivamente dedicati alla cura delle malattie del sangue. I trattamenti aggressivi con la daunomicina ed analoghi, da sola o in associazione con altri citostatici, nonché il trapianto di midollo osseo con l’aplasia correlata,
hanno determinato grandi successi, ma pagando il prezzo di una grave tossicità. Questi risultati, positivi e negativi insieme, hanno provocato un fiorire di ricerche verso l’individuazione dei fattori di maggior rischio (clinica, cromosomi, biologia molecolare), così da consentire trattamenti su misura, cioè proporzionati alle necessità di ogni singolo malato.
La leucemia promielocitica è un buon esempio di quanto sia importante differenziare i trattamenti a seconda delle caratteristiche specifiche della malattia, e di come sia possibile oggi ragionevolmente sperare nel superamento dei trattamenti altamente aggressivi.
Questa speranza si è già in parte avverata con l’introduzione delle terapie intelligenti, più specifiche, quali gli inibitori della tirosinochinasi nella leucemia mieloide cronica, e gli anticorpi anti CD20 nelle malattie linfoproliferative B.

Ancora in ematologia c’è molta strada da fare, e molto spazio per la ricerca scientifica, ma si è ormai maturata e consolidata la convinzione che bisogna guarire i malati rispettando al massimo la qualità della loro vita. L’AIL, all’inizio degli anni ‘70, proprio in coincidenza con le aplasie brutali da daunomicina, si è trasformata da società scientifica in un’associazione che mira ad una “cura globale” dei malati, pur non trascurando la necessità di migliorare le potenzialità di guarigione offerte dai vecchi e nuovi farmaci: AIL e GIMEMA sono l’espressione di questa duplice esigenza, vivissima nella nostra coscienza di ematologi, e tanto sentita dai malati e dalle loro famiglie.

*Sintesi della lezione magistrale tenuta dal Professor Pierluigi Rossi Ferrini in occasione del congresso di ematologia che si è svolto il 9 aprile a Firenze: 2010, a che punto siamo?

Professor Pierluigi Rossi Ferrini 
Per scaricare il pdf del giornale
(Anno 5 - numero 2 - giugno 2010)
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(in formato .zip)
Si ringrazia il Gruppo Poste Italiane per il sostegno dato alla realizzazione di Destinazione Domani.
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