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Quanto “conta” la Qualità della vita
Intervista al dottor Fabio Efficace, Responsabile QoL GIMEMA

Dottor Efficace, il GIMEMA - Gruppo Italiano Malattie Ematologiche dell’Adulto – sta per avviare uno studio sulla qualità della vita dei pazienti italiani trattati con Glivec, che oggi possono di nuovo guardare al futuro e condurre una vita pressoché normale. Quale è l’importanza di questo studio?

È il primo studio al mondo sulla qualità di vita a medio e lungo termine su pazienti affetti da leucemia mieloide cronica trattati con Glivec. Tutti i dati clinici, che si riferiscono ormai a un arco di tempo di circa sette anni, ci dicono che questo farmaco rivoluzionario ha assicurato ai pazienti prospettive di sopravvivenza prima impensabili. Quello che ancora non sappiamo, a livello scientifico, è come vivono queste persone, se questi pazienti, che dal punto di vita clinico tornano alla vita, riescono anche a recuperare la piena normalità dopo un periodo prolungato di terapia e nella prospettiva di dover assumere questo farmaco a tempo indeterminato.

Quali saranno le ricadute dello studio in termini di benefici per i pazienti?
L’obiettivo fondamentale di questo studio è aiutare i pazienti a vivere meglio, fornendo ai medici tutte le informazioni utili per la gestione della terapia della leucemia mieloide cronica. Cercheremo di capire quali sono i fattori che favoriscono l’aderenza dei pazienti alla terapia, quali sono gli aspetti che maggiormente inficiano la qualità di vita e capiremo quindi come usare al meglio le nuove risorse terapeutiche di cui disponiamo. Inoltre, questa ricerca ci aiuterà senza dubbio a mettere a punto dei programmi di supporto mirati alle specifiche esigenze di questi pazienti.

Come si fa a tradurre in numeri un concetto “qualitativo” come la qualità di vita?

La qualità di vita è, per definizione, un concetto “soggettivo” e la sua rilevazione viene effettuata con brevi questionari, che il paziente stesso deve compilare. C’è ormai un’ampia evidenza nella letteratura scientifica che ci dice che il punto di vista del paziente ci fornisce una prospettiva unica, che non può essere dedotta da nessun parametro “oggettivo” e che può e deve essere “misurata” con valutazioni riportate dal paziente stesso. Molti studi hanno ormai da tempo chiaramente rilevato che il livello di qualità di vita percepito dal paziente fornisce molte informazioni importanti, ivi incluse informazioni di natura prognostica sulla progressione della malattia e dati di assoluto rilievo scientifico per compiere delle scelte terapeutiche sempre più consapevoli.

Quali sono i parametri che saranno valutati nello studio?
Esistono oramai standard internazionali consolidati per valutare la qualità di vita nelle malattie oncologiche. Utilizzeremo questionari standardizzati ampiamente validati sulla popolazione italiana. Ci occuperemo di valutare la qualità di vita di questi pazienti ed altri aspetti che possono contribuire a dare un profilo dettagliato sul loro stato di salute soggettivamente percepito. Vogliamo capire, ad esempio, che peso hanno problemi come stanchezza, edema, dolore, nausea, vomito e altri ancora e che riflessi hanno sulla vita quotidiana. Infine vi è il versante psicologico: cioè come questi pazienti vivono la loro condizione, come guardano al futuro, se hanno paura che la malattia si ripresenti e che peso ha tutto questo sulla vita lavorativa e familiare. Un altro aspetto importante sarà valutare l’esistenza di una eventuale relazione tra l’aderenza alla terapia con il Glivec ed il livello di qualità di vita percepito. Questo potrebbe, ad esempio, permettere di individuare aree specifiche su cui maggiormente intervenire per aumentare la compliance del paziente alla terapia.
Per quanto riguarda la definizione del concetto, è ormai comunemente accettato nella letteratura scientifica internazionale che quando si parla di “qualità di vita” ci si riferisce a quattro grandi aspetti legati alla salute percepita: 1) aspetti legati alla funzionalità fisica, 2) aspetti legati al benessere psicologico, 3) aspetti legati alla vita sociale-relazionale, 4) sintomatologia legata alla malattia e/o ad effetti collaterali della terapia. Nel caso del Glivec, gli effetti collaterali sono limitati ma ci sono.

Quali sono i dati fondamentali dello studio?
Lo studio coinvolgerà 26 centri di eccellenza in ematologia ripartiti in modo omogeneo sul territorio nazionale e si baserà sulla stretta collaborazione tra i centri clinici e le sezioni dell’AIL che forniranno il necessario supporto amministrativo. Come altri studi di qualità di vita che in passato hanno notevolmente contribuito a migliorare le conoscenze dei ricercatori sulle condizioni dei pazienti, sarà anche qui fondamentale una sinergia di diverse professionalità. In effetti, un buono studio di qualità di vita, che sia in grado quindi di fornire informazioni di assoluto rilievo clinico, non può mai essere il risultato dello sforzo di un singolo ricercatore. In tale ottica, il punto di forza di tale progetto sarà la fondamentale stretta collaborazione con i più eminenti ematologi in quest’area, ovvero il professor Michele Baccarani dell’Università di Bologna ed il professor Franco Mandelli presidente dell’AIL, nonché l’indispensabile supporto di tutto il Centro Dati GIMEMA diretto dal dottor Marco Vignetti. Verranno arruolati pazienti in terapia con Glivec da almeno tre anni e la raccolta dei dati partirà dopo l’estate, mentre ci aspettiamo i risultati preliminari per l’estate del 2009.

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