|
Qualità
di vita, un nuovo traguardo per l’AIL
Intervista al professor Franco Mandelli, Presidente dell’AIL
Professor Mandelli, perché avete scelto di dedicare la
Giornata nazionale contro le leucemie, linfomi e mieloma, che si celebra
il 21 giugno, alla qualità di vita dei pazienti?
Perché oggi non possiamo più accontentarci di assicurare
ai pazienti la sopravvivenza, dobbiamo preoccuparci anche di come vivono.
Gli straordinari progressi ottenuti in questi anni nella diagnosi e nella
cura delle malattie del sangue hanno determinato un aumento spiccato della
durata di vita: anche nei pazienti che non guariscono, in molti casi si
ottiene un prolungamento della sopravvivenza che può essere di
15 - 20 anni e anche oltre. Pertanto, in molti casi, i pazienti si trovano
a convivere con la patologia per un periodo prolungato della loro vita.
Dobbiamo assicurare loro una qualità di vita accettabile, che può
significare anche maggiore durata di vita: sulla base di alcuni studi
sappiamo che un miglioramento della qualità di vita può
tradursi anche in un miglioramento dell’efficacia e della risposta
alle cure.
Cosa significa
in generale “qualità di vita” per chi soffre di queste
malattie?
Qualità di vita vuol dire, per esempio, fare in modo che le cure
non siano solo efficaci ma anche poco tossiche e che non compromettano
la vita quotidiana del paziente. Sintomi come il dolore, la stanchezza,
la nausea un tempo erano ritenuti aspetti inevitabili e quasi trascurabili
di malattie gravi. Oggi sappiamo che il paziente ha diritto a non avere
dolore o avvertire stanchezza: una persona che si alza al mattino già
stanca di fatto non ha la possibilità di lavorare e di condurre
una vita di relazione e quindi non gode di tutti i vantaggi della terapia.
Oggi
si può pensare alla qualità di vita per i pazienti colpiti
da malattie del sangue perché i successi della ricerca hanno reso
queste malattie sempre più curabili: quali sono stati i passaggi
decisivi?
Nella ricerca sulle malattie del sangue si alternano periodi con progressi
minimi e momenti in cui assistiamo a una esplosione di risultati. Rispetto
ad alcune forme di leucemia, come la leucemia mieloide cronica, gli ultimi
anni sono stati decisivi. Il corso di questa malattia è stato modificato
dall’arrivo di Imatinib, il farmaco che ha straordinariamente migliorato
la sopravvivenza dei pazienti, rendendo quasi sempre non necessario il
trapianto di cellule staminali allogeniche. Oggi non si può pensare
a una terapia della Leucemia Mieloide Cronica senza Imatinib al punto
che cerchiamo di fornirlo ai pazienti di alcuni paesi del Medio Oriente,
dove questo farmaco non è disponibile. E, dopo Imatinib, sono in
arrivo nuovi farmaci che sono più attivi e ci permetteranno di
curare i pazienti che non rispondono più al farmaco.
I progressi della ricerca in questi anni devono incoraggiare tutti i pazienti,
perché lo scenario cambia rapidamente e malattie che oggi non possono
essere curate, magari lo saranno tra sei mesi o un anno.
In
che misura le nuove terapie, oltre ad assicurare la sopravvivenza, contribuiscono
alla qualità di vita?
In misura determinante: per esempio, il fatto che un farmaco come Glivec
venga somministrato per via orale con scarsi effetti colaterali, aiuta
i pazienti a sentirsi normali e ci consente di ridurre al minimo la permanenza
in ospedale. E noi sappiamo che la qualità di vita dei pazienti
curati a casa è incomparabilmente superiore rispetto a quella di
chi è ricoverato in ospedale, con riflessi positivi anche sull’efficacia
della terapia.
Per questo l’AIL di Roma si è impegnata in un obiettivo ambizioso:
assicurare l’assistenza domiciliare a tutti i pazienti in cura presso
strutture ematologiche, compresi i pazienti che non hanno casa o persone
che possano assisterli in casa. Primo capitolo del progetto “Una
casa per chi non ha casa” è realizzare una residenza riservata
proprio a questi pazienti, che vi potranno ricevere le cure ed essere
assistiti da un’équipe di medici, infermieri psicologi e
volontari. |