| 15 settembre
2009
Giornata Mondiale
per la Conoscenza dei Linfomi
(Lymphoma Awareness Day)
Intervista
a Maurizio Martelli
Ricercatore Universitario Dipartimento di Ematologia
Università di Roma "La Sapienza"
Chemioterapia, trapianto
e farmaci intelligenti per “fare centro” contro il linfoma
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Che
tipo di tumore è il linfoma e qual è l’epidemiologia
a livello nazionale?
Il linfoma è una neoplasia che colpisce il sistema linfatico, principalmente
i linfonodi. Poiché il sistema linfatico è diffuso a tutto
l’organismo il linfoma può interessare ogni organo. E’
un tumore maligno molto frequente: sono descritti circa 15-19 nuovi casi
ogni 100.000 abitanti per un totale circa di 11-12.000 nuovi pazienti ogni
anno affetti da linfoma non Hodgkin in Italia. E’ la quarta
neoplasia più frequente negli uomini e la sesta nelle donne.
Quali sono le cause, i sintomi e come si fa la diagnosi di linfoma?
Il linfoma, le cui cause sono ancora sconosciute, può esordire con
dei sintomi non sempre evidenti, come nel caso dell’aumento di volume
dei linfonodi. Questa linfoadenopatia può essere superficiale e quindi
visibile dal paziente stesso oppure essere profonda e riguardare organi
interni nell’addome o nel torace. In questo caso soltanto un esame
radiologico (ecografia o TAC) può far emergere la presenza del linfonodo
patologico. A volte la comparsa dei linfonodi può essere accompagnata
da sintomatologia sistemica: febbre, sudorazione, calo ponderale, prurito.
Ovviamente non tutti quelli che presentano uno di questi sintomi devono
essere considerati affetti da linfoma. Solo la biopsia del linfonodo o del
tessuto linfatico permette una diagnosi certa.
Oggi sono
cambiate le prospettive di vita per coloro che sono affetti da linfoma?
In generale le prospettive di vita per i pazienti sono molto migliorate.
I linfomi non Hodgkin sono una malattia molto eterogenea e si distinguono
circa 30 diverse tipologie istologiche ed ognuna di queste richiede una
prognosi e un tipo di trattamento differenziato. Nel caso del linfoma
a grandi cellule, circa 60-70% dei pazienti può guarire.
I
capisaldi della lotta contro queste malattie sono la tradizionale chemioterapia,
il trapianto e i farmaci mirati come gli anticorpi monoclonali. Che importanza
ha avuto in particolare l’avvento di rituximab, il primo anticorpo
monoclonale utilizzato contro i Linfomi?
Le prospettive di vita del paziente sono notevolmente migliorate grazie
all’evoluzione della chemioterapia, all’impiego del trapianto
di midollo osseo e più recentemente, grazie all’impiego dei
farmaci intelligenti, farmaci targeted che agiscono direttamente sul bersaglio
molecolare. Tra questi il rituximab ha dato i migliori risultati. Questo
farmaco riconosce un antigene superficiale che è presente sulle
cellule del linfoma a cellule B (l’antigene CD20), si attacca e
quindi distrugge la cellula. Tale farmaco deve essere considerato una
sorta di “proiettile magico” quindi l’esempio di una
terapia mirata. Va ricordato comunque che il solo anticorpo non sostituisce
la chemioterapia: va utilizzato in combinazione con la chemioterapia.
L’aggiunta dell’anticorpo alla chemioterapia ha migliorato
in maniera significativa la prognosi dei pazienti affetti da linfoma in
termini di percentuale di remissione completa di malattia e di sopravvivenza.
Nel prossimo futuro si prevedono nuove generazioni di anticorpi monoclonali
sempre più specifici, efficaci e meno tossici. |