Leucemia mieloide cronica, banco di prova delle terapie intelligenti
    Giuliana Alimena
Professore Ordinario di Ematologia
Coordinatore Sezione di Ematologia Dipartimento Biotecnologie Cellulari ed Ematologia
“Sapienza” Università di Roma
   
   

La leucemia mieloide cronica rappresenta, negli adulti, circa il 15-20% di tutti i casi di leucemie. Ogni anno in Italia vengono diagnosticati circa 1.000 nuovi pazienti. Come si caratterizza questa malattia?
La leucemia mieloide cronica è una patologia neoplastica di tipo mieloproliferativo, dovuta ad una modificazione che interviene tra due geni (il BCR e l’ABL) situati su due cromosomi distinti (il 9 ed il 22, rispettivamente) che si fondono in un unico gene, detto BCR/ABL, responsabile della malattia. È una patologia non frequente – circa 1 caso ogni 100.000 persone/anno – che colpisce maggiormente le fasce adulte-anziane (5°-6° decade) della popolazione. Nella sua storia naturale, la LMC si svolge attraverso tre fasi caratterizzate da un progressivo peggioramento delle condizioni ematologiche e cliniche. La patologia esordisce per lo più in una fase iniziale detta fase cronica, che può durare da pochi mesi fino a 5-6 anni, e successivamente progredisce, attraverso una fase intermedia detta fase accelerata, verso una fase acuta, detta crisi blastica, che è rapidamente fatale, con una mediana di sopravvivenza di 3-6 mesi. Al momento della diagnosi, il 90% dei pazienti è in fase cronica, i rimanenti sono già in fase accelerata o blastica.
La trasformazione della malattia in leucemia acuta prima era un evento pressoché ineluttabile; oggi questo passaggio si è ridotto di molto, grazie alle nuove terapie disponibili che hanno consentito, tra l’altro, un significativo prolungamento della sopravvivenza mediana (proiettata a 20 anni), che in passato era intorno ai 60 mesi.

La leucemia mieloide cronica è un esempio di malattia trattata con farmaci “intelligenti”: perché la ricerca negli anni si è orientata verso queste terapie, e con quali risultati?
Grazie ad una conoscenza sempre più approfondita delle caratteristiche biologiche delle cellule neoplastiche, la ricerca ha potuto orientarsi verso l’identificazione di terapie sempre più mirate nei confronti delle caratteristiche del paziente e della malattia, ed in particolare delle cellule neoplastiche. Questo è stato il percorso che ha portato alla scoperta di farmaci in grado di contrastare tali caratteristiche. I farmaci “intelligenti” sono farmaci biologici, che possono essere usati da soli o in varie combinazioni con altri agenti o chemioterapie convenzionali, oppure con le terapie sovramassimali (trapianto di midollo o cellule staminali). Il trapianto di cellule staminali è purtroppo ancora oggi comunque riservato ad un numero limitato di pazienti e gravato da una elevata morbilità e mortalità.

La LMC è una malattia in cui si sono ottenuti progressi consistenti in tempi abbastanza brevi; oggi i pazienti colpiti dalla malattia possono sopravvivere per molti anni e in ottimo stato.
Qual è stato il contributo del Glivec (imatinib) a questo risultato?

Imatinib è stato il primo farmaco intelligente utilizzato contro la leucemia mieloide cronica: i risultati a otto anni dello studio IRIS, che è il primo studio internazionale che ha confrontato l’imatinib con quella che era al momento la terapia più efficace (Interferone più Ara-C), dimostrano che i pazienti trattati con imatinib raggiungono una sopravvivenza globale dell’85%. Tenendo conto delle soli morti legate alla malattia, la percentuale sale al 93%, ad indicare che solo circa un 7% dei pazienti ha sviluppato una trasformazione acuta, evento prima pressoché ineluttabile. In passato, quando la terapia di riferimento era l’interferone, la sopravvivenza mediana non superava i 60-65 mesi, cioè il 50% circa dei pazienti moriva a distanza di cinque anni.
Dopo imatinib sono stati sperimentati nuovi farmaci, utilizzabili solo in seconda linea, e da cui ci si aspetta nel prossimo futuro un miglioramento degli ottimi risultati già ottenuti dalle terapie usate attualmente in prima linea. Tasigna (nilotinib), insieme con il dasatinib (Sprycel), è uno dei farmaci di nuova generazione: è un inibitore creato per superare la resistenza, ovvero una mancanza o una perdita di risposta al primo farmaco, oppure una intolleranza.

I progressi nelle terapie vanno di pari passo con i miglioramenti nella qualità di vita dei pazienti?
La qualità di vita è notevolmente migliorata grazie all’impiego dei farmaci intelligenti. Già la stessa prospettiva di una sopravvivenza molto più prolungata è un aspetto positivo. Le terapie intelligenti come imatinib hanno un’azione maggiormente selettiva sulle alterazioni molecolari della leucemia mieloide cronica; sono farmaci ben tollerati, somministrati autonomamente per via orale, che consentono una qualità di vita che rasenta la normalità considerato anche il fatto che, una volta instaurata la terapia, il paziente deve sottoporsi ad un numero limitato di controlli.