| |
|
La leucemia mieloide cronica rappresenta, negli adulti, circa il 15-20%
di tutti i casi di leucemie. Ogni anno in Italia vengono diagnosticati
circa 1.000 nuovi pazienti. Come si caratterizza questa malattia?
La leucemia mieloide cronica è una patologia neoplastica di tipo
mieloproliferativo, dovuta ad una modificazione che interviene tra due
geni (il BCR e l’ABL) situati su due cromosomi distinti (il 9 ed
il 22, rispettivamente) che si fondono in un unico gene, detto BCR/ABL,
responsabile della malattia. È una patologia non frequente –
circa 1 caso ogni 100.000 persone/anno – che colpisce maggiormente
le fasce adulte-anziane (5°-6° decade) della popolazione. Nella
sua storia naturale, la LMC si svolge attraverso tre fasi caratterizzate
da un progressivo peggioramento delle condizioni ematologiche e cliniche.
La patologia esordisce per lo più in una fase iniziale detta fase
cronica, che può durare da pochi mesi fino a 5-6 anni, e successivamente
progredisce, attraverso una fase intermedia detta fase accelerata, verso
una fase acuta, detta crisi blastica, che è rapidamente fatale,
con una mediana di sopravvivenza di 3-6 mesi. Al momento della diagnosi,
il 90% dei pazienti è in fase cronica, i rimanenti sono già
in fase accelerata o blastica.
La trasformazione della malattia in leucemia acuta prima era un evento
pressoché ineluttabile; oggi questo passaggio si è ridotto
di molto, grazie alle nuove terapie disponibili che hanno consentito,
tra l’altro, un significativo prolungamento della sopravvivenza
mediana (proiettata a 20 anni), che in passato era intorno ai 60 mesi.
La leucemia mieloide cronica è un esempio
di malattia trattata con farmaci “intelligenti”: perché
la ricerca negli anni si è orientata verso queste terapie, e con
quali risultati?
Grazie ad una conoscenza sempre più approfondita delle caratteristiche
biologiche delle cellule neoplastiche, la ricerca ha potuto orientarsi
verso l’identificazione di terapie sempre più mirate nei
confronti delle caratteristiche del paziente e della malattia, ed in particolare
delle cellule neoplastiche. Questo è stato il percorso che ha portato
alla scoperta di farmaci in grado di contrastare tali caratteristiche.
I farmaci “intelligenti” sono farmaci biologici, che possono
essere usati da soli o in varie combinazioni con altri agenti o chemioterapie
convenzionali, oppure con le terapie sovramassimali (trapianto di midollo
o cellule staminali). Il trapianto di cellule staminali è purtroppo
ancora oggi comunque riservato ad un numero limitato di pazienti e gravato
da una elevata morbilità e mortalità.
La LMC è una malattia in cui si sono ottenuti
progressi consistenti in tempi abbastanza brevi; oggi i pazienti colpiti
dalla malattia possono sopravvivere per molti anni e in ottimo stato.
Qual è stato il contributo del Glivec (imatinib) a questo risultato?
Imatinib è stato il primo farmaco intelligente utilizzato contro
la leucemia mieloide cronica: i risultati a otto anni dello studio IRIS,
che è il primo studio internazionale che ha confrontato l’imatinib
con quella che era al momento la terapia più efficace (Interferone
più Ara-C), dimostrano che i pazienti trattati con imatinib raggiungono
una sopravvivenza globale dell’85%. Tenendo conto delle soli morti
legate alla malattia, la percentuale sale al 93%, ad indicare che solo
circa un 7% dei pazienti ha sviluppato una trasformazione acuta, evento
prima pressoché ineluttabile. In passato, quando la terapia di
riferimento era l’interferone, la sopravvivenza mediana non superava
i 60-65 mesi, cioè il 50% circa dei pazienti moriva a distanza
di cinque anni.
Dopo imatinib sono stati sperimentati nuovi farmaci, utilizzabili solo
in seconda linea, e da cui ci si aspetta nel prossimo futuro un miglioramento
degli ottimi risultati già ottenuti dalle terapie usate attualmente
in prima linea. Tasigna (nilotinib), insieme con il dasatinib (Sprycel),
è uno dei farmaci di nuova generazione: è un inibitore creato
per superare la resistenza, ovvero una mancanza o una perdita di risposta
al primo farmaco, oppure una intolleranza.
I
progressi nelle terapie vanno di pari passo con i miglioramenti nella
qualità di vita dei pazienti?
La qualità di vita è notevolmente migliorata grazie all’impiego
dei farmaci intelligenti. Già la stessa prospettiva di una sopravvivenza
molto più prolungata è un aspetto positivo. Le terapie intelligenti
come imatinib hanno un’azione maggiormente selettiva sulle alterazioni
molecolari della leucemia mieloide cronica; sono farmaci ben tollerati,
somministrati autonomamente per via orale, che consentono una qualità
di vita che rasenta la normalità considerato anche il fatto che,
una volta instaurata la terapia, il paziente deve sottoporsi ad un numero
limitato di controlli. |