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AIL e GIMEMA insieme in uno studio, primo al mondo, che valuta gli effetti
a lungo termine sulla Qualità di Vita della terapia con imatinib,
la terapia “intelligente”: qual è il razionale di questo
impegno?
Se in passato l’obiettivo prioritario degli ematologi era quello di
assicurare la sopravvivenza ai pazienti affetti da tumori del sangue, oggi
l’attenzione degli specialisti è rivolta anche a come i pazienti
vivono. L’impiego dell’imatinib ha migliorato moltissimo la
sopravvivenza per i pazienti colpiti dalla leucemia mieloide cronica. Adesso
è nostro compito capire quale è la Qualità di Vita
del paziente, soprattutto nel lungo termine, per permettere al paziente
e al medico di fare delle scelte terapeutiche sempre più consapevoli
e in sintonia con i reali bisogni della persona colpita dalla leucemia.
L’obiettivo di questo studio è di delineare un quadro generale
dello stato di salute soggettivo del paziente con leucemia mieloide cronica
dopo circa 5 anni di trattamento con imatinib. Lo studio fornisce una serie
di importanti informazioni, relative soprattutto alle aree della Qualità
di Vita e dei sintomi maggiormente inficiate dalla terapia nel lungo periodo,
che ad oggi nessuno conosce. Nell'ambito di una ricerca ematologica, valutare
l'efficacia del trattamento anche in termini di Qualità di Vita percepita,
al pari di altri parametri tradizionali come la tossicità o la risposta
al trattamento, significa orientare al meglio le scelte terapeutiche.
Tra
gli aspetti innovativi dello studio, anche la collaborazione dell’AIL.
Una risposta concreta al bisogno di coinvolgimento manifestato dalle associazioni
pazienti?
Allo studio supportato dalla Novartis, coordinato dal GIMEMA ed in collaborazione
con l’AIL, hanno partecipato 26 centri ematologici italiani distribuiti
equamente tra Nord (11 centri), Centro (8) e Sud (7), con una distribuzione
dei pazienti pari al 36% al Nord e al 32% al Centro e al Sud. Partito
nel marzo del 2009 con l’arruolamento del primo paziente, lo studio
ha preso un campione rappresentativo di pazienti trattati da almeno 3
anni con imatinib. Circa il 60% dei pazienti arruolati è di sesso
maschile, il restante 40% sono donne. Un aspetto interessante ed innovativo
di questa grande ricerca, oltre al fatto di essere la prima in questo
campo, è la collaborazione con l’AIL che rappresenta senza
dubbio un ulteriore valore aggiunto in termini di etica della ricerca
clinica. Lo studio è quindi anche una risposta alla richiesta sempre
più importante delle associazioni di pazienti di avere dati sull’impatto
atteso della diagnosi di cancro e del trattamento sulla loro Qualità
di Vita. C’è oggi una grande enfasi sull’importanza
di coinvolgere le Associazioni di pazienti nella ricerca clinica è
questo studio è la testimonianza che questo tipo di collaborazione
non solo ha un valore etico ma può portare un valido contributo
alla qualità dei dati raccolti. Grazie a questo studio siamo oggi
in grado di rispondere a molte domande sulla Qualità di Vita e
su altri aspetti rilevanti di questi pazienti e saremo, quindi, anche
capaci di aiutarli sempre più nel loro percorso terapeutico rispondendo
alle loro esigenze specifiche.
L’imatinib
è una terapia che deve essere assunta su base giornaliera e per
un lungo periodo. Dopo molti anni di terapia, qual è lo standard
di Qualità di Vita secondo la ricerca?
Lo studio dimostra che, sebbene questi pazienti siano “costretti”
ad assumere il farmaco su base giornaliera, anche dopo molti anni di terapia
riescono a mantenere degli standard di Qualità di Vita molto buoni
in molte delle aree investigate dalla ricerca. Non esistono evidenze scientifiche
fino ad oggi sugli effetti a lungo termine di questi farmaci intelligenti
e questo studio è il primo al mondo a dimostrare che l’imatinib,
anche a distanza di anni, può garantire dei solidi risultati anche
sul piano della Qualità di Vita. Un risultato non scontato, visto
che a differenza di chemioterapie convenzionali (che hanno una durata
molto limitata nel tempo), molte delle nuove terapie intelligenti devono
essere assunte per tutta la vita e su base giornaliera. Oggi avere evidenze
scientifiche che dimostrano la buona Qualità di Vita è,
per i pazienti, molto rassicurante. In linea generale i pazienti riferiscono
un livello della Qualità di Vita (in termini di funzionalità
fisica, salute generale, dolore, vitalità, funzionalità
sociale, salute mentale) buono, sebbene alcune aree di salute percepita,
come il senso di astenia, rappresenti un aspetto molto importante e avvertito
come limitazione da molti pazienti.
Le
differenze di genere nella percezione della Qualità di Vita dei
pazienti in trattamento con imatinib è piuttosto marcata in alcune
aree di indagine. Sono le donne o gli uomini ad essere più penalizzati
dalla malattia?
La ricerca mostra importanti differenze tra uomini e donne. In linea generale
le donne sembrano subire maggiormente la malattia in termini di Qualità
di Vita e percezione dei sintomi, indipendentemente da altri fattori clinici
e demografici (età, tempo trascorso dalla diagnosi, dose di imatinib
somministrata). Facendo un focus sull’astenia, la fatigue, che sembra
essere il sintomo più gravoso, un terzo dei pazienti riferisce
il sintomo come intenso ed è particolarmente rilevante nelle donne
(46%) rispetto agli uomini (25%). Sebbene tali differenze di genere appaiano
molto evidenti, le cause sono ancora oggetto di indagine. La “penalizzazione“
delle donne rispetto agli uomini è un aspetto che trova conferma
sia nei pazienti interrogati sia nella percezione che ne hanno i medici.
Due
aree critiche dell’indagine riguardano l’informazione e la
sintomatologia, aree in cui si evidenzia una forte asimmetria nella percezione
del medico e in quella del paziente.
La quantità di informazioni che il paziente ritiene di aver ricevuto
dal proprio medico è solitamente inferiore a quella che il medico
ritiene di aver fornito; guardando l’altra faccia della medaglia,
c’è una sovrastima da parte dei medici circa le informazioni
date al paziente. Una asimmetria molto spiccata in alcune aree. I risultati
dello studio suggeriscono che, sebbene i medici pensino di avere adeguatamente
informato i pazienti su molti aspetti della terapia, “ammettono”
di non aver dato molte informazioni riguardo i possibili effetti della
terapia sulla vita sociale e familiare del paziente (21%), mentre hanno
dato informazioni sull’importanza di rispettare l’esatta dose
di imatinib (97%), sui possibili effetti indesiderati causati dalla terapia
(93%) e su eventuali consigli per gestire tali effetti (88%). Guardando
alla sintomatologia, lo studio evidenzia che, per i pazienti che assumono
imatinib da molto tempo, i tre sintomi ritenuti più rilevanti dai
medici sono la stanchezza/affaticamento, i crampi muscolari e l’edema
(problemi di gonfiore). La percentuale di pazienti che assumono imatinib
da molto tempo e che non presenta sintomi specifici è, secondo
i medici, molto elevata. I medici valutano che i sintomi (nausea, crampi
muscolari, dolore, diarrea, edema, problemi di pelle, mal di testa, disturbi
addominali) hanno un peso meno rilevante nella vita degli uomini rispetto
a quella delle donne, e nei pazienti sotto i 60 anni (rispetto ai pazienti
più anziani). |