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Le leucemie acute mieloidi del bambino
Tra le malattie del compartimento mieloide più comuni nel bambino vi è la leucemia acuta mieloide.

Classificazione
Una combinazione di morfologia, immunofenotipo e studi di citogenetica sono necessari attualmente per porre diagnosi di LAM del bambino.
La classificazione recente della World Health Organization (WHO) che include l’analisi citogenetica per la classificazione delle LAM dell’adulto si è dimostrata valida anche in età pediatrica. Importante soprattutto l’analisi immunofenotipica per la caratterizzazione e la diagnosi della leucemia megacarioblastica, della forma con minima differenziazione e delle forme miste (bifenotipiche e mixed).

Alcuni particolari sottotipi
T(8;21)

Benché sia stata riportata recentemente l’origine di questa traslocazione in utero, tale tipo di leucemia è rara prima dei 3 anni. La chemioterapia intensiva con alte dosi di citarabina determina anche in età pediatrica delle ottime risposte e la persistenza del trascritto di fusione originato dalla traslocazione 8;21, chiamato AML/ETO non è sempre indicativo di persistenza di malattia.
Due recenti segnalazioni del Gruppo Inglese MRC hanno dato una sopravvivenza a 5 anni di tale forma dell’80%.

Inv(16)
Associata a tale forma di leucemia vi è un alto tasso di mortalità precoce, legato all’infiltrazione degli organi da parte dei blasti e al rilascio di sostanze tossiche. La persistenza a livello molecolare del trascritto dopo il consolidamento può essere indicativo di alto rischio di recidiva.
E’ ancora in discussione la migliore forma di terapia di induzione, con o senza alte dosi di citarabina.

T(9;11)
Tale forma rappresenta il 15% dei casi di AML. Il gene interessato (11q23) può riarrangiarsi con almeno 50 partners genici: la traslocazione t(9;11) sembra essere quella a prognosi più favorevole in età pediatrica, tra tutti i riarrangiamenti della zona 11q23.

Forma megacarioblastica

L’età mediana di insorgenza è 2 anni e rappresenta il 15% delle forme pediatriche ed il 50% delle forme leucemiche nella sindrome di Down. E’ stata descritta anche come forma transiente nei nuovi nati con sindrome di Down. Sono frequenti lesioni ossee e lesioni extramidollari e la diagnosi può essere difficile per l’ipocellularità frequente dell’aspirato midollare. L’analisi citogenetica rivela il più delle volte un cariotipo complesso.
Più dell’80% dei bambini affetti da tale patologia raggiungono la remissione completa.

I fattori prognostici più importanti nel bambino sono il numero di globuli bianchi all’esordio (superiori ai 100.000/mmc sono associati ad una prognosi sfavorevole) e altri fattori come leucemie secondarie o presenza di alterazioni citogenetiche sfavorevoli (monosomia 7).Una recente mutazione scoperta con la biologia molecolare, detta FLT3, risulta avere un peso prognostico sfavorevole soprattutto in età pediatrica; la sua frequenza è pari al 10-15%. Altre alterazioni molecolari frequenti sono quelle del core binding factor, che nei bambini risultano spesso nella mutazione C-KIT (esone 8 e 17); la mutazione NPM1 si riscontra nel 5-10% dei casi pediatrici, frequentemente associata con FLT3. Un caso particolare rappresentano i bambini affetti da Sindrome di Down, perchè hanno un rischio aumentato di leucemia acuta nei primi 3 anni di vita, soprattutto mieloidi. Queste vanno distinte da quadri mieloproliferativi transitori, visibili nei bambini Down in età neonatale, perchè possono mimare la leucemia acuta, ma non richiedono trattamento e si risolvono in genere spontaneamente. I trattamenti in questi bambini sono generalmente meno intensivi ed il trapianto in prima remissione non è indicato, vista la buona prognosi.
Il trattamento di una leucemia acuta mieloide nel bambino è la chemioterapia, attraverso 2 fasi: induzione e terapia post-remissionale. La terapia di induzione si avvale, come nell’adulto, dell’associazione di citarabina-arabinoside e di un antraciclinico, vi sono schemi di terapia di induzione, a tre o quattro farmaci della durata di 7-10 giorni.
Diverse strategie di intensificazione della terapia di induzione sono state utilizzate, sostituendo farmaci antraciclinici, incrementando il dosaggio della citarabina o riducendo il tempo di somministrazione tra un ciclo e l’altro, ma i risultati ottenuti non modificano la percentuale di remissioni complete ottenute con lo schema di chemioterapia convenzionale.
Tre farmaci sono stati sperimentati negli ultimi anni nella LAM in età pediatrica. Il Gentuzumab Ozogamicin (anti CD33) è risultato essere attivo in pazienti resistenti, con scarso profilo di tossicità (eccetto il rischio di grave epatopatia con occlusione delle vene intraepatiche) ed è stato incluso in numerosi protocolli sperimentali, sia in induzione che in fase di consolidamento per il trattamento di pazienti all’esordio.
La clofarabina è un analogo nucleotidico che inibisce in maniera potente la sintesi del DNA e la DNA polimerasi, registrata attualmente per pazienti resistenti/recidivati con linfoblastica acuta. Nella LAM in età pediatrica ha avuto efficacia limitata (se utilizzata come singlo farmaco) con 1/35 casi di remissione completa e 8/35 remissioni parziali.
Il terzo farmaco in sperimentazione è la daunorubicina liposomiale, dotata di minore cardiotossicità, che insieme alla citarabina ha indotto il 67% di remissioni in bambini in recidiva/resistenza. Altri farmaci in sperimentazione sono gli inibitori tirosin-chinasici (imatinib e dasatinib) per le mutazioni del c-KIT e gli inibitori di FLT3.
La terapia post-remissionale nel bambino, può comprendere diversi cicli di chemioterapia o il trapianto di midollo allogenico e questo dipende dal protocollo utilizzato e dalle diverse esperienze dei diversi gruppi internazionali. Questi cicli di chemioterapia si basano sui farmaci usati durante l’induzione ed includono sempre alte dosi di citarabina. Ad esempio il protocollo MRC del gruppo cooperativo inglese utilizza 3 o 4 cicli di chemioterapia dopo l’ottenimento della remissione completa.
La terapia di mantenimento non viene usata nelle leucemie acute mieloidi, perchè è stato dimostrato che non aumenta la sopravvivenza.
Due differenti approcci sono emersi negli ultimi anni riguardo al trapianto di midollo allogenico nei bambini, in base ai diversi protocolli utilizzati: il primo prevede che i pazienti che hanno caratteristiche prognostiche favorevoli non vengono di solito trapiantati in prima remissione completa, ma solo all’eventuale recidiva, mentre il secondo offre la possibilità del trapianto in prima remissione se esiste un donatore familiare compatibile, perché si crede che tale tipo di approccio sia migliore, in termini di risultati rispetto alla chemioterapia.
Durante tali terapie rimane sempre importante la terapia di supporto, e soprattutto il ricovero in centri di ematologia pediatrici specializzati, dove è possibile la terapia adatta (ad es. trasfusioni filtrate ed irradiate, trattamento delle infezioni durante la chemioterapia, supporto psicologico al bambino e alla famiglia).
La profilassi del sistema nervoso centrale riveste un ruolo minore rispetto al trattamento delle leucemie acute linfoidi, anche perchè nelle mieloidi si usano alti dosaggi di farmaci chemioterapici che passano la barriera emato-encefalica e che hanno una efficacia anche in questo senso. Fattori associati al coinvolgimento del sistema nervoso centrale sono risultati essere: l’iperleucocitosi all’esordio, le forme monocitiche (M4 o M5) e la giovane età. Le forme di trattamento includono associazioni chemioterapiche di farmaci intracraniali e la radioterapia. Una recente esperienza del St Jude Hospital ha riportato che il coinvolgimento del sistema nervoso centrale non è un fattore prognostico avverso all’ottenimento della remissione completa.
 
 
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