infatti, con l’impiego razionale di una polichemioterapia
e di una profilassi adeguata del sistema nervoso centrale più del
70% dei bambini può guarire dalla malattia.
La prognosi nei bambini è influenzata da diversi fattori identificabili
all’esordio della malattia e differenziabili a seconda del tipo
B o T: per i pazienti con una forma B, l’età tra 1 e 9 anni
e un numero di globuli bianchi inferiori ai 50.000 conferiscono una buona
prognosi; per una forma T, considerata comunque sempre ad un rischio alto,
l’età ed il numero dei globuli bianchi hanno poco significato.
Comunque rimangono fattori di rischio un alto numero di globuli bianchi
(superiore ai 100.000) che implica la necessità di un trattamento
intensificato per il sistema nervoso centrale ed il sesso maschile, la
presenza di impegno mediastinico e/o di organomegalia, la localizzazione
iniziale nel sistema nervoso centrale, la cattiva risposta alle prime
fasi di terapia con la persistenza di cellule leucemiche dopo il 14 giorno
di trattamento.
Queste caratteristiche vengono utilizzate per la stratificazione dei pazienti
in categorie di rischio, per una scelta terapeutica migliore.
Generalmente queste caratteristiche si associano anche a caratteristiche
biologiche e molecolari peculiari che distinguono il tipo di leucemia.
Infatti oggi si parla anche di una possibile stratificazione genetica,
con fattori prognostici identificabili nei due tipi di leucemia B e T.
Nelle forme B, la presenza di più di 50 cromosomi alla diagnosi
(genotipo iperdiploide) e la presenza di un particolare trascritto di
fusione TEL/AML1, conferiscono una prognosi favorevole, per via di una
maggiore sensibilità delle cellule leucemiche ai farmaci comunemente
usati nella terapia di induzione della LLA. Nelle forme T sono stati identificati
come fattori prognostici favorevoli la traslocazione t(11;19) e diversi
oncogeni.
Nei bambini considerati a rischio standard, la remissione
completa può essere ottenuta anche con una chemioterapia relativamente
blanda. Infatti, la vincristina associata al cortisone permettono di ottenere
una risposta nel 90% dei casi; si associano altri farmaci, come L-asparaginasi
o la daunorubicina, per permettere remissioni di più lunga durata.
La profilassi del sistema nervoso centrale associata o meno alla irradiazione
cranica completano la terapia.
Per questi bambini è indicata la chemioterpia di mantenimento e
non è indicato il trapianto in prima remissione.
Nei bambini ad alto rischio si utilizzano protocolli
complessi che prevedono diversi cicli di consolidamento dopo l’ottenimento
della remissione completa, con l’uso di 5 o 6 farmaci. E’
prevista la possibilità di una procedura trapiantologica.
Come per gli adulti anche nei bambini la terapia si suddivide in:
- terapia di induzione
- terapia di intensificazione e di mantenimento
- profilassi della localizzazione del sistema nervoso centrale.Alcune
forme di LLA quali quelle con particolari alterazioni citogenetiche, la
t(9;22), la t(4;11), necessitano di terapie più intensive e generalmente
mirate.
La risposta alla terapia è la conseguenza di diversi fattori,
che includono le caratteristiche citogenetiche e la risposta alla chemioterapia
(farmacocinetica) e la misurazione della malattia minima residua che è
diventata di notevole importanza. Metodiche come l’immunofenotipo
per la misurazione del livello di antigeni specifici della malattia o
test molecolari per la ricerca di particolari marcatori, sono molto più
specifici della valutazione morfologica. Pazienti che raggiungono una
risposta immunologia o molecolare dopo 6 settimane di trattamento sono
considerati a basso rischio di recidiva; mentre i pazienti con mancata
risposta vengono considerati a d alto rischio di recidiva e quindi preferibilmente
candidati ad una procedura trapiantologia.
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