Si ha una piastrinopenia quando il numero delle piastrine circolanti è
inferiore alle 150.000/mmc. Soltanto però quando le piastrine scendono
al di sotto di 20.000, vi può essere una sintomatologia emorragica
con porpora cutanea, epistassi, gengivorragia, etc.
La soglia in cui compare sintomatologia emorragica però
varia da paziente a paziente perché dipende dalla natura dei meccanismi
piastrinopenizzanti, dalla concomitanza di fattori costituzionali e immunologici:
esistono quindi condizioni in cui, anche se il valore di piastrine è
solamente modicamente inferiore, vi può essere una importante sintomatologia
emorragica. Esistono diversi tipi di piastrinopenia che si possono distinguere
in base al meccanismo fisiopatologico che le determina.
Da ridotta produzione
Entrano in gioco tutte quelle patologie che determinano una riduzione
del numero dei megacariociti. Vi troviamo quindi le piastrinopenie da
aplasia midollare, in cui vi puo essere anche una riduzione di tutta la
mielopoiesi; si riconoscono forme congenite ereditarie a trasmissione
autosomica dominante, come la piastrinopenia legata al gene MYH9 (lieve
o moderata piastrinopenia con megatrombociti); la macrotrombocitopenia
mediterranea con lieve piastrinopenia, piastrine di volume aumentato,
ma funzionanti; a trasmissione autosomica recessiva (piastrinopenia congenita
amegacariocitaria, piastrinopenia con assenza del radio); a trasmissione
legata al cromosoma X (sindrome di Wiskott-Aldrich, con piastrine con
ridotta sopravvivenza, sintomatologia emorragica accompagnata d eczema
cutaneo e tendenza alle infezioni. Tra le forme acquisite, le malattie
con invasione midollare da parte di cellule neoplastiche, come le leucemie
acute, determinano una riduzione della normale emopoiesi con conseguente
pancitopenia periferica e quindi anche piastrinopenia; forme dovute a
infezioni o farmaci.
Da piastrinopoiesi inefficace
I precursori piastrinici (megacariociti) sono normali o aumentati, ma
la produzione delle piastrine è anomala e vi è quindi, una
ridotta sopravvivenza piastrinica. Si può osservare in alcune malattie
carenziali, come nei deficit di vitamina B12 o di acido folico, nelle
sindromi mielodisplastiche.
Da aumentata distruzione
La causa può essere intrinseca alla piastrina, come nella sindrome
di Bernard-Soulier, in cui vi è anche una importante piastrinopatia
ma più spesso è estrinseca alla piastrina. Appartengono
a questo secondo gruppo le piastrinopenie autoimmuni, che riconoscono
un meccanismo patogenetico di natura immunologica. Infatti sono malattie
acquisite con aumentata distruzione di piastrine nel sangue periferico
ed un’ aumentata produzione di megacariociti a livello midollare.
Si distinguono forme acute generalmente dovute ad infezioni virali più
frequenti nei bambini o alla somministrazione di farmaci, e forme croniche.
Nella forma acuta sono più evidenti i sintomi emorragici come porpora,
epistassi e gengivorragia e si ha la guarigione nel 100% dei casi; la
forma cronica, più frequente nel sesso femminile, ha un andamento
cronico o recidivante con una storia di sintomi emorragici spesso solo
cutanei e con crisi di acutizzazione emorragica in rapporto con la riduzione
del numero delle piastrine. Il meccanismo in entrambi i casi è
legato alla produzione di anticorpi contro la membrana piastrinica: i
macrofagi vengono sensibilizzati dalle immunoglobuline adese alla parete
piastrinica e fagocitano le piastrine. La forma “compensata”
è una condizione di compenso tra lisi periferica e piastrinogenesi
e si ha come forma di remissione delle forme croniche. La diagnosi si
basa sull’esame emocromocitometrico, che evidenzia un basso livello
di piastrine ed un aspirato midollare che dimostra un numero di megacariociti
aumentato. La terapia si basa sull’uso di cortisonici o su nessuna
terapia nelle forme con numero di piastrine superiore a 20.000-30.000.
Nella forma cronica si usano cortisonici a dosaggi medi, a cui possono
essere associati farmaci ad azione immunosoppressiva, quando non vi è
una risposta terapeutica adeguata e la splenectomia nei pazienti non rispondenti
o nelle forme recidivanti. Si ricorre alla trasfusione di piastrine solo
eccezionalmente nei casi in cui vi sia una grave sindrome emorragica che
pone a rischio di vita il paziente. Nei pazienti che devono essere sottoposti
ad un intervento chirurgico, si infondono immunoglobuline ad alte dosi
seguite se necessario, da infusioni di concentrati piastrinici. Recentemente
è stato utilizzato il Rituximab (anticorpo monoclonale diretto
contro il CD20) perché può bloccare il processo autoimmunitario,
con risposte del 50-70% persistenti in circa la metà dei casi.
Regressioni della piastrinopenia utoimmune sono state riportate anche
dopo trattamento eradicante per l’infezione da Helicobacter Pilori.
Esistono altre condizioni in cui vi può essere una piastrinopenia
da cause immunologiche, come nel corso di malattie emolitiche autoimmuni
o nel corso di connettiviti o nel corso di malattie linfoproliferative
in genere nello stadio avanzato. Alcuni farmaci possono determinare una
piastrinopenia di tipo immune, per l’adesione sulla piastrina di
un complesso autoimmune formato da un anticorpo insieme al farmaco o ad
un suo metabolita: la sospensione del farmaco è in questi casi
indispensabile.
Da aumentato consumo
Dipende dall’aumentato consumo nel processo di formazione del trombo,
come può avvenire nell’esteso quadro di coagulazione intravascolare
disseminata o nel quadro di una porpora trombotica trombocitopenica o
sindrome di Moschowitz. In quest’ultima vi è un’anemia
emolitica, una piastrinopenia da consumo per la formazione di microtrombi
e disturbi neurologici fluttuanti; è molto rara e colpisce il sesso
femminile in età giovane. L’esordio è acuto, in genere
non è riconoscibile una causa (forma idiopatica) o fa seguito ad
episodi infettivi, vaccinazioni, trapianti, gravidanze, neoplasie, malattie
del connettivo. I sintomi sono variabili perchè qualsiasi distretto
con un microcircolo può essere colpito. Così si possono
avere sintomi di diversi organi o apparati: sistema nervoso centrale con
confusione, cefalea, parestesie, deficit sensitivi e motori; rene con
ematuria, proteinuria e insufficienza renale; sistema gastroenterico,
con dolori addominali; il sistema cardiaco può essere interessato
con aritmie e insufficienza cardiaca. L’anemia è di tipo
emolitico non immunologico, legata ad una distruzione di globuli rossi
per via dei microtrombi che si formano (microangiopatica); la piastrinopenia
può essere più o meno grave. L’eziopatogenesi non
è ancora chiara, ma due sono le ipotesi formulate: un difetto ereditario
o acquisito di ADAMTS13, una metalloproteinasi che lisa i multimeri ad
alto peso molecolare del fattore Von Willebrand; questi non vengono scissi
come di norma (nei malati di Moschowitz la percentuale di ADAMTS13 è
inferiore al 5%) e si fissano sulla superficie delle cellule endoteliali,
determinando l’adesione e la successiva aggregazione delle piastrine
con formazione di trombi piastrinici. Nelle forme acquisite, vi possono
essere nel plasma anticorpi diretti contro tale enzima (casi dovuti all’assunzione
di farmaci come la ticlopidina, ma anche forme non legate alla produzione
di un anticorpo, dovute verosimilmente alla riduzione temporanea di produzione
dell’enzima. La terapia si basa su cortisonici a dosaggio elevato
e nell’apporto di plasma in infusione continua o mediante plasmaferesi,
per sottrarre al paziente con il plasma questi ipotetici fattori di attivazione.
Da distribuzione impropria
Rientrano in questa categoria tutte quelle forme caratterizzate da una
milza notevolmente ingrandita che sequestra nel suo interno le piastrine
(da ipersplenismo). Se la piastrinopenia è grave e sintomatica,
la splenectomia è l’unico mezzo terapeutico efficace.
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