Le talassemie sono disordini genetici ereditari, nelle quali un difetto
comporta la riduzione o la abolizione completa della sintesi di una o più
catene della molecola dell’emoglobina. Questa è una proteina
contenuta nei globuli rossi che trasporta l’ossigeno ai tessuti. Sono
malattie comuni nei paesi del Mediterraneo, del Sud-Est Asiatico e dell’Africa
Equatoriale.
Il meccanismo di trasmissione è autosomico recessivo
e per tale motivo si ha una differenza di manifestazioni cliniche: se
si eredita un solo gene da uno dei due genitori e si è quindi portatore
eterozigote si ha una forma minima di talassemia detta minor; se si eredita
il carattere recessivo da tutti e due i genitori si ha una forma grave
di talassemia detta major con severe manifestazioni cliniche. Si può
riscontrare inoltre una forma intermedia, meno grave della major con un
minor fabbisogno trasfusionale e forme di portatori silenti, con difetto
genico evidente solo in vitro e non in vivo.
Dal punto di vista genico distinguiamo diversi tipi in base alla catena
globinica colpita dal difetto. Possiamo riscontrare pertanto:
1 - alfa talassemia
Per difetto genico di sintesi delle catene globiniche alfa, con un ampia
gamma di manifestazioni cliniche che vanno dalla forma gravissima dell’idrope
feto-placentare alla forma di portatore silente. Nella prima, dovuta alla
delezione dei 4 geni alfa-globinici con conseguente sintesi di emoglobine
patologiche (Hb Bart o Portland) si ha la morte intrauterina del feto
dalla 25 alla 40^ settimana di vita, per una condizione di omozigosi.
Nella forma eterozigote si ha un trait talassemico, con lieve riduzione
dell’emoglobina, microcitosi e ipocromia dei globuli rossi (alfa-talassemia
minor). Lo stato di portatore silente deriva dalla delezione di un solo
gene globinico e non vi è nessun segno clinico o di laboratorio.
Una forma intermedia, risultato di una doppia eterozigosi (delezione di
3 geni su 4) è la malattia da emoglobina H (formata da quattro
catene globiniche beta, anziché da due beta e due alfa), che comporta
un quadro di talassemia intermedia, con livelli emoglobinici intorno a
8-9 gr/dl, che può ulteriormente ridursi e richiedere un supporto
trasfusionale in occasione di infezioni.
2 - Beta talassemie
Diversi sono i meccanismi molecolari responsabili di queste forme, ma
per la maggior parte sono dovute a mutazioni puntiformi. L’anemia
è conseguente alla soppressione totale o parziale della sintesi
delle catene globiniche beta con eccesso di produzione di catene alfa
che portano ad eritropoiesi inefficace.
La patogenesi delle manifestazioni cliniche è legata principalmente
all’eritropoiesi inefficace, perché l’alterata sintesi
delle catene globiniche determina una morte intramidollare dei globuli
rossi e dei precursori; si sviluppa così una iperplasia della popolazione
eritroide, caratteristica di tale patologia. L’emoglobina normale
viene sostituita da emoglobina F che ha un’alta affinità
per l’ossigeno, creando un ulteriore stimolo a livello midollare
per la produzione di globuli rossi. I pazienti talassemici vanno incontro
ad un sovraccarico di ferro, in piccola parte legato all’aumentato
assorbimento intestinale necessario allo stimolo continuo di produzione
dei globuli rossi, ma soprattutto dovuto all’alto apporto di ferro
con le trasfusioni.
Nella forma eterozigote, i pazienti sono asintomatici o hanno solo una
modesta anemia, con un ampio spettro di quadri clinici intermedi, dovuti
alla diversa espressione fenotipica del difetto genetico.
Generalmente tale condizione può rimanere inosservata o essere
svelata in concomitanza di altri esami: vi è una modesta riduzione
dell’emoglobina con una netta microcitosi. Non sempre tali alterazioni
sono visibili, ma vi sono anche condizioni di portatori silenti, in cui
non vi sono alterazioni emocromocitometriche, ma il difetto è visibile
solo con analisi elettroforetica delle catene globiniche.
La forma omozigote, detta talassemia major o morbo di Cooley, è
una forma di anemia estremamente grave, che si evidenzia già dopo
pochi mesi dalla nascita con conseguente splenomegalia, per l’aumentata
distruzione dei globuli rossi. Si evidenzia pallore e subittero già
nei primi mesi di vita.
Il paziente deve essere curato con frequenti emotrasfusioni, che comportano
però un costante e continuo sovraccarico di ferro in alcuni organi,
come cuore, fegato e ghiandole endocrine, che vengono alterati nelle loro
funzioni.
L’eccessivo incremento della popolazione eritroide midollare porta
a delle alterazioni scheletriche permanenti, con ridotto accrescimento
e disfunzioni ormonali.
Ulteriori complicazioni a cui possono essere soggetti i talassemici gravi
sono le complicanze infettive, la calcolosi biliare e le ulcere malleolari.
Una corretta prevenzione con una precoce diagnosi prenatale, ha ridotto
di molto l’incidenza di forme estremamente gravi. Una terapia trasfusionale
appropriata continua e sequenziale con deplezione di ferro mediante farmaci
(ferrochelanti) ha ridotto l’incidenza di complicazioni scheletriche
e disfunzioni organiche, con un aumento significativo della durata di
sopravvivenza e della qualità di vita.
Il trapianto di midollo allogenico nella forma omozigote è la terapia
di elezione: fattori prognostici sfavorevoli sono l’età avanzata,
il sovraccarico di ferro e l’esistenza di epatopatia. Se eseguito
in età pediatrica porta alla guarigione di più dell’80%
dei casi di talassemia major.
Si identifica come talassemia intermedia un gruppo di patologie eterogenee
da un punto di vista clinico meno gravi della talassemia major, caratterizzate
da un punto di vista laboratoristico da un’ anameia importante (Hb
tra 6 e 9 gr/dl) con splenomegalia progressiva. La terapia prevede la
splenectomia e la terapia chelante e trasfusionale se necessaria.
|