Le
malattie ematologiche oncologiche coinvolgendo i tessuti e le cellule
deputate alla normale difesa immunitaria dell’organismo,
rendono i pazienti più sensibili alle complicanze infettive di
diversa natura e gravità.
Diversi sono i fattori predisponenti allo sviluppo delle infezioni opportunistiche:
- la neutropenia è correlata all’invasione midollare da
parte di cellule blastiche ed
alla chemioterapia che determina un danno a livello midollare; si distingue
la neutropenia severa con un tasso di polimorfonucleati < ai 500/mmc
e la neutropenia grave quando i polimorfonucleati sono < ai 100/mmc.
La neutropenia si accompagna ad infezioni di tipo batteriche e fungine.
- alterazioni qualitative dei polimorfonucleati, in alcune malattie il
numero è normale, ma la funzione è compromessa, come ad
esempio nelle mielodisplasie.
- alterazioni dell’immunità cellulo-mediata, presenti in
pazienti con affezioni del sistema linfoproliferativo o nei pazienti
sottoposti a trapianto allogenico o in chi esegue trattamenti immunosoppressivi.
Comportano infezioni legate ad agenti come l’herpes virus, il citomegalovirus
o lo Pneumocystis carinii, etc.
- alterazioni dell’immunità umorale, incapacità di
produrre una risposta mediata dalle immunoglobuline, come nel mieloma
o nei soggetti splenectomizzati.
- alterazioni delle barriere cutaneo-mucose, come succede nei soggetti
sottoposti a chemioterapia per le gravi mucositi (alterazioni delle mucose
orofaringee) o nei portatori di catetere venoso centrale.
Le infezioni batteriche
Negli ultimi
anni vi è stata una inversione di tendenza con un
aumento progressivo delle infezioni da gram positivi rispetto a quelle
da gram negativi che sono diminuite.
Il 40-60% delle infezioni sono rappresentate da infezioni da Stafilococchi.
Per quanto concerne le infezioni da gram negativi rimangono ancora presenti
quelle da Pseudomonas e da Escherichia Coli, che pur se in diminuzione
possono determinare quadri di shock settico e possono essere letali.
Le infezioni fungine
Vi è stato un incremento di infezioni fungine negli ulti anni,
soprattutto di funghi filamentosi. Nell’ambito delle infezioni
da lieviti, pur essendo prevalente la candida albicans, nuovi ceppi di
candida-non albicans, a carattere clinico più aggressivo, sono
risultati evidenti. Tra i funghi filamentosi, un ruolo preponderante è svolto
dall’aspergillus, che ha una spiccata angioinvasività e
si localizza prevalentemente nei polmoni, nei seni mascellari e nel sistema
nervoso centrale.
Le infezioni virali
Sono fra
le principali cause di mortalità nel paziente immunocompromesso.
Le infezioni più frequenti sono quelle da virus herpetici, con
quadri clinici di mucosite ulcerativa. Il citomegalovirus può essere
responsabile di quadri di estese e gravi polmoniti interstiziali e colpisce
prevalentemente i soggetti che hanno subito un trapianto di midollo osseo
allogenico. Infine si deve ricordare il varicella-zoster virus che può essere
responsabile di quadri di infezione disseminata e molto dolorosa o di
quadri oftalmici molto importanti.
Come si effettua l’approccio terapeutico?
Si parla
di profilassi quando si usa una terapia antibiotica per prevenire un’infezione nel paziente neutropenico, come ad esempio la decontaminazione
della flora batterica intestinale durante la chemioterapia intensiva.
Se da un lato è stata utile nel ridurre l’incidenza di gravi
patologie infettive, dall’altro ha creato, per via di un uso improprio,
l’insorgenza di ceppi batterici resistenti alle normali terapie
antibiotiche.
A questo scopo l’antibiotico utilizzato di più è la
ciprofloxacina.
In soggetti affetti da malattie linfoproliferative croniche sottoposti
a chemioterapia è risultata utile la profilassi con cotrimossazolo/trimetoprim
(Bactrim ?), per la prevenzione delle infezioni da Pneumocystis carinii.
Non esistono invece schemi di profilassi antifungina in pazienti affetti
da leucemia acuta sottoposti a chemioterapia intensiva; solo nei soggetti
sottoposti a trapianto di midollo osseo, l’uso del fluconazolo
in profilassi è risultato efficace, anche se si deve tenere in
considerazione l’emergenza di ceppi di candida resistenti a questo
farmaco. Non esiste nessuna forma di profilassi contro le infezioni da
aspergillo, se non l’isolamento ambientale.
La profilassi delle infezioni herpetiche si è dimostrata efficace
nel 100% dei casi in alcune categorie a rischio quali i pazienti sottoposti
a trapianto di midollo o quelli sottoposti a cicli di chemioterapia intensiva
con pregressa storia di infezione herpetica.
Il trattamento delle infezioni si basa invece, sulla distinzione dei
diversi tipi di neutropenia e su un approccio diagnostico che permetta
di valutare diversi fattori quali, la valutazione del tipo di deficit
immunitario del paziente in relazione al tipo di patologia, conoscenza
dei patogeni che possono compromettere quel tipo di paziente in esame
ed infine una scelta mirata dell’antibiotico.
Sono fondamentali una buona anamnesi clinica del paziente, che valuti
l’immunocompromissione e lo stato fisico del paziente insieme alle
precedenti infezioni ed un accurato esame obiettivo, che valuti la presenza
di focolai infettivi. Accertamenti microbiologici devono essere sempre
effettuati in questi pazienti, come esami di routine: le emocolture sono
prelievi che si eseguono in maniera seriata nell’arco di 30 minuti;
se il paziente è portatore di un catetere venoso centrale si devono
eseguire anche direttamente dal catetere oltre che da vena periferica.
L’esecuzione di tamponi di sorveglianza e la urinocoltura completano
gli accertamenti microbiologici. Mirate sono invece le ricerche per la
titolazione dell’antigenemia da candida e per le ricerche sierologiche
relative ai virus herpetici.
Accertamenti strumentali sono richiesti nel paziente neutropenico con
febbre elevata, come l’Rx torace in due proiezioni e una emogasanalisi
nel caso si sospetti un disturbo respiratorio; esami come ecografie o
TAC si devono tenere presenti nel caso di un sospetto di localizzazione
addominale o polmonare.
Nel paziente ematologico neutropenico e febbrile è valido il concetto
di terapia antibiotica empirica, che ha lo scopo di trattare le sepsi
importanti e gravi da gram negativi. Tale approccio iniziato negli anni ’70
ha indotto una riduzione della letalità di tali sepsi dal 90%
a meno del 10%. I farmaci utilizzati a tale scopo sono le cefalosporine
di III generazione associate ad un aminoglicoside.
Se il paziente
risponde a tale terapia, questa non viene modificata; se invece vi è l’evidenza di una infezione documentata,
vale la regola che il quadro clinico è più importante del
dato colturale di laboratorio: se il paziente è sfebbrato si lascia
comunque la terapia antibiotica in corso. Se la febbre persiste dopo
72 ore, alla terapia antibiotica si aggiunge un terzo antibiotico (teicoplanina)
attivo contro i germi gram positivi.
Nei pazienti con una documentata infezione fungina il farmaco di prima
scelta è l’amfotericina B, che è il farmaco più efficace
e ad ampio spettro. Un attento monitoraggio della funzionalità renale
ed epatica durante la somministrazione di questo è necessaria
per l’elevata tossicità: per tale motivo sono entrate in
commercio negli ultimi anni formulazioni lipidiche con minore tossicità.
Per la terapia o la profilassi delle infezioni di natura herpetica il
farmaco di prima scelta è l’aciclovir.
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