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Mieloma: Quali possibilità terapeutiche in Italia

Il Mieloma Multiplo è una malattia per la quale, recentemente, sono stati fatti numerosi progressi sia per quel che riguarda le conoscenze sulla sua biologia e quindi i meccanismi che ne regolano lo sviluppo, sia per i farmaci che possono essere impiegati per il trattamento. Nell’ambito delle conoscenze biologiche, infatti, particolare attenzione è stata posta non soltanto alla cellula patologica, che in questo caso è la plasmacellula, ma anche al microambiente dove questa si sviluppa. Tali conoscenze hanno permesso di valutare la possibilità di intervenire contemporaneamente sui due compartimenti migliorando i risultati che è possibile ottenere anche in pazienti con fasi di malattia più avanzata. A partire dal 1999 numerosi sono stati gli studi che hanno dimostrato l’efficacia di nuove molecole come la Talidomide, il suo derivato la Lenalidomide e il Velcade permettendo la registrazione di queste molecole, cioè il riconoscimento della loro efficacia anche da parte del Servizio Sanitario Nazionale. Queste molecole sono entrate, quindi, a far parte del nostro armamentario terapeutico e in aggiunta ai così detti “vecchi farmaci” hanno contribuito  a migliorare la prognosi dei pazienti affetti da Mieloma Multiplo dimostrandosi molto efficaci anche nei pazienti con caratteristiche di malattia particolari quale l’insufficienza renale o con fattori prognostici negativi quali le alterazioni citogenetiche. La disponibilità di queste molecole su tutto il territorio italiano permette ai singoli pazienti di essere trattati anche con i farmaci più innovativi in tutti gli ospedali del territorio nazionale, senza necessariamente doversi rivolgere ai centri universitari. Al momento attuale le terapie considerate standard per i pazienti con mieloma per i quali non c’è indicazione ad eseguire il trapianto di cellule staminali è un trattamento basato sull’associazione di Melphalan e Prednisone, che per lungo tempo è stato considerato il trattamento ottimale per pazienti con Mieloma Multiplo, in combinazione con uno dei nuovi farmaci. Nell’ambito di questi ultimi, al momento, è possibile prescrivere Talidomide o Velcade, mentre per la Lenalidomide siamo in attesa dei risultati di uno studio internazionale che dovrebbe portare alla registrazione anche di questa altra molecola. La Talidomide è un farmaco originariamente utilizzato negli anni ‘60 per controllare l’insonnia e i malesseri mattutini delle donne in gravidanza e che fu ritirato dal commercio a causa delle gravi malformazioni fetali da esso provocate. La sua efficacia, nel trattamento di pazienti con Mieloma Multiplo, è stata per la prima volta documentata nel 1999 in pazienti con malattia molto avanzata e successivamente anche in pazienti con malattia di nuova diagnosi. Sempre per questa categoria di pazienti è possibile eseguire il Melphalan e Prednisone associato a Velcade quest’ultimo somministrato per via endovenosa. Le nuove molecole trovano indicazione anche per il trattamento di pazienti per i quali si consiglia il trapianto di cellule staminali. La Talidomide, la Lenalidomide e il Velcade, però, in Italia non sono ancora registrati  per questa categoria di pazienti per cui è necessario essere inseriti in protocolli terapeutici per poterne usufruire. Generalmente le nuove molecole vengono utilizzate nella fase di preparazione al trapianto, nell’ambito della così detta terapia di induzione durante la quale il trattamento viene eseguito per ridurre quanto più possibile la malattia prima di eseguire le alte dosi di chemioterapia e la infusione delle cellule staminali. Lenalidomide e Velcade sono molecole autorizzate anche per i pazienti con malattia più avanzata, la prima da somministrare in associazione con il Desametasone mentre il Velcade somministrato da solo o in combinazione con l’antraciclina liposomiale. Non esistono indicazioni particolari nella sequenza di utilizzo di un farmaco rispetto ad un altro, la scelta riguardo l’utilizzo dell’uno o dell’altro farmaco potrà dipendere da vari fattori quali una antecedente trombosi, una neuropatia, una insufficienza renale, una difficile accettazione della terapia per via orale per cui si preferirà la somministrazione endovenosa o al contrario la scelta potrà ricadere sui farmaci che vengono somministrati per via orale in caso di problemi logistici quali difficoltà a raggiungere l’ospedale con una frequenza maggiore per eseguire la somministrazione endovenosa. Per i pazienti in recidiva di malattia la decisione riguardo il tipo di farmaco da somministrare dipenderà anche da quale terapia è stata già utilizzata, che tipo di tossicità si è avuta e da quanto tempo il paziente è rimasto in una situazione di buon controllo di malattia senza necessitare di ulteriori trattamenti. I risultati che si ottengono con l’uso di questi nuovi farmaci uniti alla consapevolezza di poter avere, a breve, tante altre molecole che si stanno dimostrando sempre più attive per i pazienti con Mieloma Multiplo, permettono di essere molto ottimisti su quella che è la prognosi dei pazienti con tale patologia. Come per altre malattie sicuramente in un futuro che potrebbe non essere lontanissimo, in considerazione di quanto detto, anche per i pazienti con Mieloma Multiplo sarà possibile parlare di guarigione.

A cura di Maria Teresa Petrucci, Ematologa

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