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Congresso ASH  (American Society of Hematology)
La terapia dei pazienti con linfoma di Hodgkin in stadio avanzato

Durante il recente congresso della Società Americana di Ematologia, tenutosi in New Orleans agli inizi dello scorso Dicembre, nell’ambito dei simposi educazionali, si è fatto il punto sul management dei pazienti con linfoma di Hodgkin in stadio avanzato. Per primo, si è definito lo stadio avanzato (o esteso) del linfoma di Hodgkin. I pazienti in stadio avanzato presentano l’interessamento di due o più stazioni linfonodali situate da entrambi i lati del diaframma (stadio III), presenza di sintomi sistemici di malattia (sintomi B: calo ponderale, febbre, sudorazione) e di masse tumorali particolarmente voluminose (definite “bulky”, perché presentano un diametro longitudinale superiore o uguale a 10 cm). L’interessamento di siti extra-linfonodali (quali, fegato, polmone, oppure osso) fa definire la malattia in IV stadio. L’accuratezza diagnostica raggiunta dalle moderne tecniche di radiologia e medicina nucleare ha permesso di abbandonare la stadiazione così detta di tipo patologico. Attualmente, si utilizza la stadiazione di tipo clinico basata su metodiche radiologiche, come la Tomografia Computerizzata e la Tomografia Assiale ad emissione di Positroni con impiego di fluoro-deossiglucosio; la biopsia ossea dalla cresta iliaca posteriore è l’unica metodica invasiva ancora impiegata nelle moderne procedure di stadiazione. Facendo una stima approssimativa, dopo l’effettuazione di tali procedure diagnostiche, almeno un terzo di tutti i pazienti con linfoma di Hodgkin avranno malattia in fase avanzata. Per quanto riguarda l’approccio terapeutico al paziente con linfoma di Hodgkin in fase avanzata, l’introduzione della polichemioterapia nei protocolli di trattamento ha notevolmente migliorato la prognosi della malattia. Il regime di polichemioterapia standard rimane l’ ABVD (doxorubicina, bleomicina, vinblastina, dacarbazine) da somministrare in infusione e.v. due volte al mese, per un totale di almeno sei cicli. L’impiego della polichemioterapia secondo lo schema ABVD per sei cicli ha consentito di ridimensionare l’utilizzo della radioterapia. L’impiego di regimi di polichemioterapia che prevedono l’utilizzo di più di quattro farmaci, a dosi più elevate e ad intervalli di somministrazione più ravvicinati (cioè, trattamenti polichemioterapici che si basano sul razionale di dose-dense e dose-intensity), come per esempio, lo schema BEACOPP (bleomicina, etoposide, doxorubicina, ciclofosfamide, vincristina, procarbazina, prednisone) può indurre una maggiore incidenza di effetti collaterali tardivi, come, sviluppo di seconde neoplasie, leucemie acute, sindromi mielodisplastiche, oppure cardiopatie, pneumopatie, tireopatie, etc. In aggiunta, non è stato dimostrato in maniera univoca che questi regimi terapeutici più intensivi si associno ad un maggiore tasso di guarigione, rispetto all’ABVD. L’orientamento attuale è quello di somministrare sei cicli di ABVD, seguiti da radioterapia a basse dosi limitata alle sedi che alla rivalutazione post-chemioterapia presentano residui linfonodali attivi. In conclusione, le moderne procedure di stadiazione ed i  regimi terapeutici sempre più efficaci ma meno tossici hanno migliorato la terapia dei pazienti con linfoma di Hodgkin; attualmente, si considera che il 70%-75% dei pazienti con linfoma di Hodgkin in fase avanzata possa raggiungere la guarigione definitiva dopo il trattamento standard di prima linea.

A cura di Marco Picardi, Ematologo

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