In
base alla Circolare Ministeriale n.° 353 del 1998, Prot. n.°
11718 e successive circolari (Circolare n.° 43, Prot. n° 283
che prevede l’estensione dell’ attivazione del diritto allo
studio per le scuole di ogni ordine e grado e, pertanto, anche per le
scuole secondarie di II grado), è possibile istituire da parte
dei Provveditori agli Studi, su richiesta della Autorità Sanitaria
e degli organi interessati (Regione, Provincia e Comuni), il servizio
scolastico presso le seguenti strutture sanitarie che, per loro tipologia,
fanno presumere un elevato flusso di utenti:
| 1) |
Istituti di ricovero e cura interamente pediatrici; |
| 2) |
Reparti pediatrici ad alta specializzazione dei Policlinici Universitari
e degli Istituti di ricerca scientifica. |
L’istituzione del servizio
scolastico (scuola materna, scuola elementare e scuola media), nei vari
Istituti pediatrici ha determinato vantaggi d’ordine pedagogico,
culturale e psicologico a favore dei minori ospedalizzati. L’evoluzione
del quadro normativo, in riferimento all’autonomia organizzativa,
didattica e di ricerca alle istituzioni scolastiche, ha consentito di
superare il vecchio assetto, legato, soprattutto per la scuola media,
a interventi sperimentali, e di ricondurre tale attività didattica
presso i presidi ospedalieri nell’ottica della diversificazione
del servizio e delle iniziative per prevenire l’abbandono e la
dispersione scolastica. Tutto ciò, naturalmente, in una logica
di intesa fra le diverse istituzioni: Ministero della Pubblica Istruzione,
Ministero della Sanità e Ministero degli Affari Sociali.
La scuola in ospedale da evento episodico, legato alla sensibilità
degli operatori e delle istituzioni, deve trasformarsi in una struttura
reale e ben organizzata. L’organizzazione della scuola in ospedale,
deve tener conto dell’evoluzione dell’ordinamento della
scuola italiana e delle condizioni oggettive connesse alla particolarità
del servizio da garantire.
Nello specifico lo scopo del funzionamento della scuola in ospedale
è:
| 1) |
considerare i tempi delle visite e delle terapie, la tipologia
della malattia del minore degente, i tempi e i ritmi dei diversi
reparti, il day-hospital e la lungodegenza; |
| 2) |
non fare riferimento ai tradizionali parametri numerici per il
raggiungimento degli alunni, privilegiando i piccoli gruppi, attuare
il rapporto docente/alunno per gli ammalati costretti a letto,
programmare ritmi temporali non basati sul tradizionale lezione/compito/studio
individuale, usare le tecnologie multimediali in sostituzione
delle aule e dei laboratori che sono spazi propri di una struttura
scolastica; |
| 3) |
favorire la crescita di un particolare rapporto professionale
tra i docenti della scuola in ospedale e la scuola di titolarità; |
| 4) |
programmare attività creative integrate con operatori ospedalieri,
operatori per attività ludiche e ricreative, volontariato. |
In base alla particolarità della condizione degli alunni ricoverati,
per i quali si deve attuare un percorso formativo individualizzato,
alla scuola in ospedale spettano i seguenti compiti:
| 1) |
promuovere l’istruzione degli alunni lungodegenti; |
| 2) |
recuperare i ritardi cognitivi degli alunni ricoverati per brevi
periodi; |
| 3) |
programmare gli interventi per gli alunni curati in day-hospital; |
| 4) |
personalizzare la dimensione dell’accoglienza; |
| 5) |
garantire
tendenzialmente la presenza di tutti gli ordini e gradi scolastici; |
| 6) |
programmare
il raccordo con la scuola di provenienza. |
Tutti i
minori, affetti da malattia (acute, recidivanti, croniche, invalidanti
e a prognosi infausta che determinino brevi degenze o lunghe degenze),
sono stati considerati portatori sia di un disagio fisico determinato
dalla gravità della malattia che di un disagio di carattere psicologico
causato da fattori di diversa natura (allontanamento dalla famiglia
e dalla scuola, scarsa capacità di movimento, monotonia degli
ambienti di cura, “vissuti” negativi della malattia), tutti
potenzialmente provocatori di difficoltà di apprendimento o di
relazione.
L’approccio al bambino in ospedale, dunque, non può che
essere proposto in termini di intervento multidisciplinare, privilegiando,
in seguito alla specifica fase medica ed alle condizioni cliniche stabilizzate,
la dimensione educativa integrandoli con opportuni percorsi riabilitativi
e psicologici. In particolare dove esistono all’interno dell’istituzione
di cura servizi psico-sociali è auspicabile l’integrazione
tra i diversi interventi sul minore.
Per ciò che è attinente al ruolo educativo, esiste una
formazione sanitaria specifica dell’operatore pedagogico nell’ambito
ospedaliero. Tale formazione dovrà includere una cultura in materia
sanitaria in modo da permettere all’insegnante un lavoro di èquipe,
con l’inserimento pratico nei programmi quotidiani di assistenza
diretta, ed una conoscenza sugli eventuali rischi a cui l’operatore
potrebbe essere esposto. L’insegnante in ospedale, dunque, opera
in un ambito di lavoro dove non è considerato una figura prioritaria
come nella scuola, e deve inserirsi, cercando di creare e mantenere
un equilibrio tra il proprio ruolo e la struttura ospedaliera, adeguando
continuamente il proprio metodo di lavoro alle esigenze tipiche del
reparto, affrontandone gli eventuali
ostacoli. Durante il ricovero in ospedale, per esempio, dovrà
gestire la continua interruzione dell’intervento educativo, di
gioco o di studio causata da terapie, visite, pasti; le limitazioni
spesso derivate dalla mancanza di spazi e attrezzature e la quasi costante
presenza del personale paramedico. |