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PRONTI A RIPARTIRE

Un dramma che ci ha colpiti tutti, non solo L’Aquila. E ci ha uniti, ci unisce ancora.
Anche i volontari AIL di Teramo si sono sentiti coinvolti, chiamati, e…siamo partiti anche noi, abbiamo cercato di collaborare, laddove c’era possibilità.
Nel campo Centi Colella, grazie alla Provincia di Teramo, a fianco della Protezione civile di Cuneo, abbiamo vissuto momenti indimenticabili. Alcuni di noi si sono improvvisati nel servizio mensa. Tutti hanno dato il meglio di sé, a fianco di persone “speciali”. Una signora di Cuneo, salutandoci, ci ha detto che aveva lasciato la sua città “quel terribile giorno” e che sarebbe tornata in Abruzzo per la festa della consegna delle case. “Ti aspettiamo con tanta speranza ed affetto”.
Con noi, gomito a gomito, volontari (parola forte, profonda, viva, creativa che dà forza) militari, civili.
E poi, alla consegna dei vassoi, la parte più importante per cui eravamo partiti…: loro, i nostri fratelli aquilani, dignitosissimi (ma è poco dirlo), che, in ogni momento, hanno insegnato a noi “ come si fa”, condividendo un pasto, una parola, un colloquio.
Un anziano salutando (con tanti grazie…,quanti grazie abbiamo ricevuto!) ha detto ad uno di noi: “Tu ritorni a casa…, io in tenda”. “Ti avremmo voluto ricondurre a Teramo con noi”.
Il “grazie” è per voi, perché, grazie a voi, ci siamo, riscoperti, ritrovati.
Andando a casa si pensava già a come “fare meglio” la prossima volta.
Passare tra le panche della mensa, parlare con i “buoni cugini aquilani” riempiva l’animo di quel forte sentimento che si prova a contatto con l’altro, un senso indescrivibile di partecipazione e di crescita.
Anziani, bambini che “non riuscivano a mangiare da quella notte” (qualcuno ancora con il pigiamino): ecco, le immagini che scorrono davanti ai nostri occhi.
Il silenzio dei campi…non c’è penna che possa trasmetterlo, è silenzio e basta, fa pensare, riflettere, piangere e sperare: è sinonimo di dolore ed attesa, ma soprattutto è speranza.
Sotto il tendone della mensa c’è stata un po’ di vita, in occasione della cena, un po’ di movimento, di distrazione. Poi i terremotati tornano via, ognuno nella sua tenda, nel suo guscio, nel suo dolore, nel nostro dolore.
Nell’arco dei tre mesi, in cui ci siamo recati presso il Campo, alcune cose sono mutate. La protezione civile di Cuneo ha lasciato il posto ad altri volontari di Torino; qualcuno ci riconosce, ci chiama, ci abbraccia; qualcuno ci chiede due piumoni (le sere sono fredde a L’Aquila) altri lenzuola, scarpe da tennis, abiti; repentinamente si provvede; fuori dalle tende qualcuno ha piantato gerani, piantine aromatiche; c’è qualcuno che dipinge nel primo pomeriggio di un tardo maggio.
Davanti a lui solo tende. Al mio sguardo “perplesso” risponde: “Lei vede tende, dietro ci sono le montagne ed io le dipingo, ad un mese dal terremoto…”

Lina Delli Compagni

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