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Novembre 1995 - ore 19
Come mai Lucia non è tornata ancora a casa? Tra poco devo andare in palestra
per l’allenamento. Lucia lo sa: sono più di venti anni che faccio pallavolo,
prima come giocatore ora come allenatore e credo di non essere mai arrivato
tardi ad un allenamento senza validi motivi. Eccola finalmente, esce dalla
macchina e correndo viene verso casa. È molto seria ed agitata e dice: nelle
tue analisi c’è qualcosa che non va, potrebbe essere una cosa seria. Avevo
fatto le analisi perché ero soggetto a frequenti epistassi e comparivano
sul mio corpo grossi ematomi spontanei. Ma in realtà stavo bene; la mattina
alle 6 andavo a correre prima di andare in ufficio (ero funzionario di banca).
Lucia, voglio che sia il
Prof. Mandelli a dirmi cosa ho. In lui ho fiducia. Sonotranquillo,
mi sento bene, sono convinto che i medici di Lucca si siano
sbagliati. Vedrai non è nulla di preoccupante.
22
Novembre 1995
A Roma la diagnosi è immediata, chiara, terribile: non ci sono dubbi, si
tratta di una forma piuttosto aggressiva di Mieloma Multiplo, particolarmente
pericolosa perché ho solo 40 anni.
Si tratta di una malattia
che, al momento, non è guaribile, ma è curabile. Bisogna
iniziare subito la chemioterapia, ottenere la remissione
della malattia e poi procedere con un autotrapianto. Lucia è atterrita,
io sono spaventato e disorientato. Ma il prof. Mandelli
mi incoraggia, è fiducioso. Io sono certo di essere in
ottime mani: lui sa cosa va fatto, mi fido veramente di
lui. E poi tutta quella gente che affolla il Centro di
Ematologia mi fa capire che non sono un caso unico, non
sono un “appestato”. Si parte immediatamente con il primo
ciclo di chemioterapia in Day Hospital che dura tre mesi
che però purtroppo
non produce gli effetti desiderati.
Si parte quindi con altri
tre cicli di chemioterapie diverse: i risultati continuano
però a non essere soddisfacenti. Infine vengo avviato ad
un ciclo di cortisone ad alte dosi per altri tre mesi:
funziona! Posso fare l’autotrapianto. In questo periodo
la mia vita non è poi tanto cambiata: le cure sono state
pesanti ma mi hanno permesso di continuare a lavorare,
Lucia riesce a fare in modo che i nostri figli, Silvia
(10anni) ed Eugenio (4 anni), continuino a coltivare i
loro molteplici interessi, gli amici non ci fanno mancare
il loro affetto. Non voglio che la malattia stravolga la
mia vita, non voglio essere un malato, voglio essere una
persona normale anche se con analisi del sangue sballate.
1
Febbraio 1997
Vengo ricoverato per l’autotrapianto da cellule staminali.
In stanza con me è ricoverato Riccardo per una grave forma di leucemia. Tra
di noi si crea un rapporto meraviglioso: non lo dimenticherò mai.
Grazie alle cure si ottiene una remissione parziale. La vita “normale” riprende
con una grossa novità: io e Lucia decidiamo di estendere la nostra esperienza
a chiunque possa trovarne giovamento e fondiamo, insieme ad un gruppo di
amici motivati, la Sezione Provinciale di Lucca dedicandoci nel periodo iniziale
all’organizzazione delle manifestazioni nazionali “Stelle di Natale” e “Uova
di Pasqua”.
Ottobre
1999
La malattia rialza la testa prepotentemente. I medici di via Benevento dicono
che non bisogna perdere tempo: mi dovrò sottoporre ad un trapianto da donatore
(fortunatamente mia sorella è compatibile). Devo prendere una decisione difficile,
conosco bene i rischi di questo intervento e dei primi 100 giorni successivi.
Ancora una volta prevale la fiducia che nutro per quei medici. Farò quello
che bisogna fare. Tutto va nel migliore dei modi e dopo 31 giorni esco dal
reparto di
trapianto allogenico "Giuseppe Papa" con il cuore gonfio di speranza
e gratitudine.
Giugno
2001
La malattia non è stata sconfitta: nuovamente si riaffaccia minacciosa. Ma
accade qualcosa che per me ha quasi del miracoloso: la dott.ssa Petrucci,
che mi segue da tempo nel centro del prof. Mandelli con competenza e affetto,
propone di curarmi con la Talidomide, un farmaco che veniva usato negli anni
sessanta per altri scopi e che oggi, grazie ai risultati della ricerca, si è scoperto
avere positivi effetti controil Mieloma.
È incredibile: quello che
non ero riuscito ad ottenere con le pesanti cure sopportate
fino a quel momento, si realizza con una pasticchina (che
peraltro causa pochi effetti collaterali): le analisi tornano
normali e tali sono tutt’ora, dopo due anni e mezzo. E
pensare che al momento della diagnosi nemmeno si parlava
di questo farmaco!
La ricerca va avanti, davvero! Io lo so.
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