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Quest’anno appena passato è stato un anno difficile,
un anno emotivamente duro di crescita interiore, un anno
passato a riscoprire la vita nelle sue emozioni e nei suoi
molteplici colori, un anno che credo mi abbia arricchito
come essere, un anno che mi ha reso uomo. Durante questi
ultimi mesi ho imparato la durezza della vita e che nulla
ci è promesso e nulla ci potrebbe essere dato, ho
conosciuto la vera solidarietà ed ho imparato la parola
altruismo.
Quale cambiamento in quel ragazzone sempre abbronzato, in
quella stessa persona che solo pochi mesi prima rincorreva
i fasti del “Moro di Venezia” giocando sulle
onde, sicuro che la sua forza ed il suo vigore lo avrebbero
tutelato da quegli oscuri “morbi” con cui gli
altri e non lui dovranno fare i conti.
Era esattamente questo quello che pensava , quando li tra
le onde , durante una di quelle manovre ripetute chissà quante
volte qualcosa di strano rallentò la sua azione, qualcosa
di indefinito che da quel momento avrebbe segnato il suo
destino.
Era l’Ottobre del 1998, una delle tante regate che
si tengono nello splendido golfo di Salerno, sbarcai a terra
sicuro che quel malessere fosse dovuto al mare formato, ecco
si un po’ di mal di mare , ma si quale marinaio non
ne ha mai sofferto??. Bah !!! Sarà una cosa passeggera.
Arriviamo a Novembre il problema persiste, mi sento debole
una prima endoscopia gastrica non dice nulla di speciale,
un po’di pillole e vedrai che tutto passa; ricordati
che hai superato la Giraglia l’anno scorso quella si
che è stata dura. Ma intanto i giorni passano, mi
guardo allo specchio e comincio a vedermi diverso, stanco,
intanto è qualche sera che andando a letto sento un
caldo opprimente!. Debbo rinunciare al campionato invernale,
proprio non ce la faccio, Antonio, il mio armatore è medico
e mi consiglia di fare qualche esame. Arriva Natale , lo
trascorro a letto, sono sempre più stanco, passa pure
Capodanno che tristezza solo a casa e poi continuo a sudare
ma che mi sta succedendo??. Su insistenza di Antonio faccio
una serie di esami del sangue risultato: un’anemia
pazzesca, tutto sballato non c’è un parametro
giusto ma che mi sta succedendo?. Sabato 16 gennaio 1999
una nuova ecografia esclude problemi gastrici, viene richiesto
un immediato ricovero per il lunedì successivo. 20
Gennaio 1999, è un mercoledì, e chi se lo dimenticherà mai,
mi accompagnano in sala ecografia sono sempre più stanco,
le mie sudorazioni aumentano sempre di più, la febbre è altissima
e non si riesce a tirarla giù, magari una ecografia
all’addome potrà dire qualcosa. Leggo lo stupore
negli occhi del medico, chiama i colleghi , poi il primario,
io li steso sul lettino incredulo. Allora dottore che sta
succedendo ? Che cavolo state guardando in quel monitor???.
Si avvicina, mi prende la mano, e nel silenzio di quella
piccola stanza in cui quello stesso strumento ogni giorno
certifica la vita di chissà quanti piccoli nuovi embrioni
umani a me, il ragazzone sempre abbronzato dai muscoli d’acciaio,
a me invece toccava la diagnosi più terribile: cancro.
Una palla di carne di 13 cm. di diametro spingeva nel mio
addome, da quel momento tutto quello che ero stato, le mie
passioni i miei sogni, le mie ambizioni tutto veniva annullato
era appena iniziata la regata più importante della
mia vita. Giusto qualche giorno per attendere i risultati
della biopsia e per avere la conferma : Linfoma non HODGKIN.
Leggo la disperazione nel volto dei miei genitori, sono distrutto,
un giovane medico cerca di consolarmi e su di un foglio di
carta scrive un nome ed un numero di telefono dell’Istituto
per la ricerca e cura dei tumori di Milano; è a loro
che sarà affidato il mio destino. Rimarrò in
quell’ospedale fino a metà Maggio condividendo
con tanti altri disgraziati, qualcuno meno fortunato di me,
la dura esperienza della malattia e del dolore.
In quelle lunghe settimane ho tenuto un diario, pagine amare
che ogni tanto rileggo per non dimenticare, non il dolore
ma i volti di chi non c’è più, di quel
bimbo incrociato di passaggio all’uscita dalla TAC,
il sacrificio dei volontari e del personale medico e paramedico,
infine per non dimenticare il coraggio dei padri e delle
madri, delle mogli e dei mariti e ancora dei figli nel cercare
di consolare i propri cari.
Quel
male ” incurabile” forse è stato
sconfitto, sono ritornato in barca li tra le onde,
tra le prue che si incrociano e le urla concitate
che precedono l’attimo della partenza, per
chi non sa sono sempre lo stesso ragazzone abbronzato
ma, quel ragazzone è cambiato dentro, ha imparato
che la vita è bella anche se fa male, che
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c’è futuro senza speranza, quella
stessa speranza che ogni giorno rende questo male meno “incurabile”. |
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