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 Storie di Pazienti
La storia di Roberto
Senza saperlo, avevo un fratello gemello oltre oceano di circa 11 anni più vecchio di me, ben poco somigliante, ma con lo stesso midollo osseo. Una circostanza pressochè unica che mi ha salvato la vita.

Nel marzo 1996 mi sottoposi a dei normali prelievi di sangue. Su invito del mio medico di famiglia volevo trovare giustificazione ad una certa spossatezza ed a dei lividi che senza ragioni apparivano sul mio corpo.

Poche ore dopo il prelievo, mi chiamarono dal laboratorio di analisi di Lodi e mi dissero che c'era qualcosa che non andava. La dottoressa spiegò a mia moglie che sarebbe stato meglio fare degli accertamenti più approfonditi e mi indicò il Prof.Carlo Bernasconi, ematologo di Pavia.

Il professore mi diagnosticò una leucemia mieloide cronica. Pensai subito al calciatore della Juventus, mia squadra del cuore, Andrea Fortunato morto l'anno prima. Il professor Bernasconi mi disse subito che se l'avessi ascoltato mi avrebbe guarito. Mi curarono con dei farmaci  per circa un anno, mi sentivo benissimo, non persi nemmeno un giorno di lavoro.

Nel frattempo mi spiegarono che per poter guarire la soluzione migliore sarebbe stata il trapianto di midollo osseo.

Una ipotesi da me ignorata prima, eppure spiegatami con una naturalezza che ancor oggi mi stupisce.

Mia sorella non risultò compatibile, allora avviarono la ricerca in tutto il mondo.

Dopo qualche mese il registro individuò una persona compatibile con me al 100%.

Si trattava di un uomo americano di origini alsaziane che vive a Gonzales, una cittadina vicino a New Orleans nello stato della Louisiana. Alla proposta di donare il midollo, l'americano accettò subito, infatti egli si era iscritto al registro circa 10 anni prima per tentare di salvare la vita al figlio di un amico.

Il trapianto mi fu fatto al Policlinico San Matteo di Pavia il 2 luglio 1997.

Il primo pensiero dopo il trapianto andò a lui, come desiderio irrefrenabile di incontrarlo. Fu necessario far passare un anno prima di poterlo conoscere poichè così era previsto dalla legge.

Venuto a conoscenza del suo nominativo mi misi in contatto e poi finalmente in occasione delle festività di Natale del 1998 insieme alla mia famiglia lo raggiunsi in America. Ci accolsero sindaco, autorità, giornali e TV. Da allora col mio "fratello americano" ci teniamo sempre in contatto.

Daryl W. è colui che mi ha salvato la vita
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