"Le malattie diventano
curabili non con i miracoli, ma con il progresso della scienza. Dopo essere
guarita da un Linfoma non-Hodgkin mi batto per aiutare la ricerca".
La storia di Melania Rizzoli
Vicepresidente AIL
Conferenza Stampa:
“Viaggia anche tu contro i linfomi” 14 settembre 2006
Premetto che sono un medico specialista. Nel 2001 ho scoperto di avere un
Linfoma non-Hodgkin. Per me è stato terribile perché come
medico sapevo benissimo a cosa sarei andata incontro. Me ne sono accorta
per caso, perché ho iniziato improvvisamente a russare la notte e
mio marito non riusciva più a dormire. Da medico ho letto subito
in questo un possibile sintomo. Il Linfoma mi aveva colpito nel rinofaringe,
nel naso, nelle adenoidi.
Avevo
43 anni allora ed ero nel pieno della mia vita, con due bambini piccoli.
Ho dovuto iniziare la chemioterapia e la radioterapia di protocollo con
tutte le conseguenze che conosciamo. E la malattia è regredita. Dopo
un anno, quando pensavo ormai di aver risolto, mi erano ricresciuti i capelli
e la mia vita era tornata normale, il Linfoma è tornato. A quel punto
sono dovuta passare ad una terapia pesantissima con una chemioterapia ad
altissime dosi per poter poi procedere ad un trapianto di cellule staminali.
Fortunatamente il mio midollo non era preso dalla malattia e potevo produrre
staminali che ho conservato I
in "banca" in attesa del trapianto. La chemioterapia così
forte mi aveva completamente eliminato le difese immunitarie perché
dovevo distruggere il mio midollo. Se avessi avuto il cordone ombelicale
dei miei figli parte di queste sofferenze mi sarebbero state risparmiate.
Per questo da allora mi batto per una legge che consenta la raccolta delle
staminali dal sangue del cordone ombelicale come riserve vitali per la cura
di tante malattie.
Dopo
il trapianto, con il midollo nuovo sono stata curata anche con anticorpi
monoclinali come terapia di mantenimento. E ora sono perfettamente guarita.
Nel 1995
Jaqueline Kennedy moriva dopo aver rifiutato di sottoporsi ad un trapianto
di cellule staminali. Sei anni dopo io sono guarita proprio grazie al trapianto
che nel frattempo era diventato un protocollo di cura. Questo non è
un miracolo: è il progresso della scienza.
E' per
questo che io da allora mi batto per aiutare la scienza. Mettendo in campo
tutte le conoscenze mie e di mio marito, Angelo Rizzoli, mi sono impegnata
nella raccolta fondi per l'AIL. Perché la ricerca vive solo con i
finanziamenti ed è solo con il progresso della ricerca scientifica
che alcune malattie diventeranno curabili. Per il mio impegno il Prof. Mandelli
e tutto il consiglio dell'AIL mi hanno nominata vicepresidente dell'associazione.
Una carica che ricopro con immenso orgoglio, ho lasciato la corsia d'ospedale
e mi dedico a questo. Penso di essere ancora più utile così.