Oggi
ho deciso di raccontarmi e voglio accompagnarvi in quello che è stato
il mio lungo viaggio “della speranza”. Mi chiamo Ilaria, ho
26 anni e abito a Vercelli. Avevo quasi 19 anni, frequentavo l’ultimo
anno di Magistrali, quando nel giugno 2000, proprio nel periodo della maturità
scolastica, fui colpita da un’improvvisa stanchezza e da grosse ecchimosi
su tutto il corpo. Dopo una serie di accertamenti urgenti la diagnosi fu
atroce: leucemia promielocitica acuta. E’ una rara forma di leucemia
acuta mieloiode, chi si ammala ha pochissimo tempo per la cura, perché
se la malattia non viene aggredita per tempo può portare alla morte
nel giro di soli 60 giorni. Mentre cercavo, frastornata e sempre più
impaziente, di capire cosa mi stesse accadendo, cominciai a sottopormi all’inferno
dei cicli di chemioterapia. Il primo sentimento che ho provato è
stato di rabbia e di paura, paura di soffrire tanto, paura di non guarire,
di non sapere bene a cosa stavo andando incontro. Dopo poco tempo cominciai
ad assistere impotente alla caduta dei miei bellissimi capelli ramati e
a mettere su qualche chilo di troppo per colpa delle cure. E’ stata
davvero dura, ma ho cercato di non perdere l'entusiasmo e la voglia di vivere
che avevo sempre avuto. La mascherina e la bandana erano diventati i miei
oggetti usuali. I medici sostenevano che un 50% della riuscita delle cure
sarebbe dipesa da me; quando ho sentito queste parole ho deciso che ce l’avrei
messa tutta, soprattutto per la mia famiglia, i miei genitori che hanno
sofferto e lottato con me dandomi tanto amore e tanta forza. La malattia
e la sofferenza provocano grande dolore ma hanno anche un grande effetto:
quello di unire profondamente le persone, almeno nelle situazioni difficili
tutte le persone sono uguali, non esistono differenze di età! Esistono
solo persone che si trovano a condividere una situazione dolorosa e che
si aiutano a vicenda per superare la sofferenza. Questa solidarietà
ha fatto si che non mi sentissi mai sola: qualsiasi persona mi regalava
qualcosa di veramente grande … la forza e il coraggio per vivere quei
momenti difficili. Quando arrivai in ospedale la sera del 21 giugno 2000
ricordo ancora il fantastico sorriso e l’accoglienza della mia compagna
di stanza. Fui accolta da un angelo, si chiamava Patrizia, aveva 27 anni
… Mi sembrava di conoscerla da tempo, si prese subito cura di me (come
una mamma fa con i suoi bambini) mi insegnò tutto quello che riguardava
la malattia, i suoi aspetti positivi e negativi, la chemioterapia, le medicine
che avrei dovuto prendere ed eventuali sfoghi e peggioramenti (ricadute)
… Sapeva farmi ridere in momenti di dura tempesta, sapeva come farmi
rialzare ad ogni mia caduta … conosceva tutto di me. Oltre a Patrizia
incontrai altri ragazzi (Salvatore, Barbara, Luca) ognuno di loro mi regalò
un sostegno, fisico e psicologico, non mi fecero mai sentire sola, mi diedero
qualcosa di veramente grande. Purtroppo per loro il destino è stato
crudele e non hanno avuto la mia stessa fortuna. Non li dimenticherò
mai … Riuscii ad andare in remissione con la prima chemio. Per tre
anni, una volta alla settimana venivo curata dal Reparto di Oncologia di
Vercelli, a cui devo un enorme ringraziamento per le cure prestatemi.
Spero vivamente che tutte le persone che vivono situazioni difficili possano
avere a fianco familiari e amici capaci di aiutarle e sostenerle giorno
dopo giorno come è stato per me; nessuno di noi nella vita si meriterebbe
di soffrire.
Il ricordo vivissimo degli amici che ho perso mi dà tuttora la forza
di guardare avanti e di portare questa storia fuori dalle mura della mia
vita. Per questo oggi ho voluto fare un tuffo nel passato, con la speranza
che non sia stato inutile e noioso, perché ne accadono di cose e
mai avrei immaginato di poterle vedere o vivere in prima persona. Io ce
l’ho messa tutta e il miracolo, grazie all’assistenza e alle
cure che mi sono state date, si è avverato!