Perché
l’AIL a Vercelli? La risposta è molto semplice. Mi sono ammalato,
nel 2000 mi hanno diagnosticato un Linfoma, e da questa esperienza è
nato il desiderio di fare qualcosa di più. In realtà tutto
è partito da Sofia, (attuale segretario della sezione) un’amica
che insieme ad altri è stata vicina a me e a mia moglie, e ha condiviso
con noi le sconfitte e le conquiste di quel periodo. Ha deciso che doveva
diventare volontaria AIL per poter fare qualcosa non solo per me ma per
tutti coloro che si trovavano a vivere una esperienza simile alla mia. Il
suo entusiasmo ha coinvolto me, la mia famiglia e quel piccolo gruppo di
amici e così ci siamo ritrovati in piazza per la manifestazione delle
Stelle di Natale, e poi per le Uova di Pasqua e poi ancora per le Stelle
… facendo riferimento alla sede dell’AIL Nazionale. Il desiderio
di tutti è sempre stato però quello di riuscire un giorno
ad essere autonomi e di poter così dare un contributo concreto nel
nostro territorio, che la mia esperienza ci ha fatto conoscere da vicino.
E’ inutile dire quanto sia significativo per me questo impegno. Se
oggi posso raccontare la mia storia è anche grazie ai progressi che
la ricerca ha fatto e non meno importante grazie alla professionalità,
alla competenza, alle profondi doti umane dei medici e degli infermieri
che ho incontrato sul mio cammino. Durante i mesi di malattia la mia pazienza,
la mia voglia di vivere sono state messe a dura prova. Se ho trovato la
forza è anche grazie alle parole di conforto, di speranza, di incoraggiamento,
al sostegno che in tutto il reparto ho trovato. Se posso contribuire in
qualche modo al miglioramento del reparto non mi posso tirare indietro e
dare il mio contributo all’associazione significa anche portare la
mia testimonianza, portare un po’ di speranza a chi forse non ne ha
più tanta o con grande fatica cerca di non arrendersi. Quante volte
ho pensato di essere arrivato al traguardo, di poter ricominciare la mia
vita normale e per qualche strana coincidenza dovevo ricominciare tutto
da capo, ma alla fine ce l’ho fatta. Ricordo ancora le parole del
dott. Santagostino quando mi ha detto che non c’era tempo da perdere
e avrei dovuto iniziare subito la chemio. Mentre mi spiegava come si sarebbero
svolte le terapie, pensavo a mia moglie che in corridoio aspettava notizie
e a come sarei riuscito a dirle che a causa della chemioterapia forse non
avremmo potuto avere figli! Ero sposato da pochi mesi con tanti progetti
e tanti sogni da realizzare. Cosa sarebbe successo? Insieme abbiamo deciso
che avremmo affrontato un problema alla volta e che con coraggio avremmo
lottato con tutte le nostre forze (ognuno per la sua parte). Dovevamo vincere
noi! Tra alti e bassi, risate (quante) e pianti, notizie positive ma anche
negative (“Matteo non puoi fare l’auto-trapianto, hai una recidiva
e devi ricominciare le terapie!”), tra momenti in cui mi sembrava
di avere la forza di un leone e altri in cui non mi reggevo neppure in piedi
(come quando sono uscito dalla rianimazione e a chi mi chiedeva come stavo
rispondevo che ero come Bambi che deve imparare a camminare e mangiare),
tra gli scherzi delle infermiere, le pizze mangiate in reparto, e il dott.
Forti che puntuale tutte le sere prima di andare a casa passava a darmi
un bacio in fronte augurandomi la buona notte! è finalmente arrivato
il giorno tanto atteso in cui Alberto (il dott. Santagostino) mi ha detto
“Matteo gli esami sono tutti negativi!”. Che notizia! Era marzo
del 2002. Il 31 marzo del 2005 abbiamo festeggiato la nascita di mio figlio
Filippo, un miracolo per il quale ogni giorno ringraziamo il Signore e tutti
quelli che ci sono stati vicini! A dicembre 2005 è nata la Sezione
AIL di Vercelli. Al centro degli sforzi dell’Associazione c’è
il malato e anche noi vogliamo occuparci degli “ematologici”
del nostro ospedale per fare in modo che le persone affette da queste malattie
e le loro famiglie possano ricevere le cure di cui hanno bisogno aiutandoli
nella lotta che conducono in prima persona per sconfiggere la malattia.
Con l’aiuto di tutti speriamo di riuscire a realizzare i tanti progetti
che abbiamo.