Mi
chiamo Paola, ho 27 anni e vivo in Abruzzo. A gennaio 2002, mentre facevo
la doccia mi sono ritrovata una pallina al lato sinistro del collo: da qualche
settimana ero in cura dal dentista per cui ho pensato: “si sgonfierà
quando finirò”. I mesi passavano, il dentista aveva finito
il suo lavoro…la pallina c’era sempre, e pian piano aumentava,
fino ad arrivare al 15 agosto, quando mi sono svegliata con un dolore pazzesco
al collo (che si era gonfiato per tutta la metà sinistra).
Responso ecografia (dato con la delicatezza di un elefante): “E’
una vasta catena linfonodale, non si può più fare niente”-
in quel momento mi son vista veramente passare davanti tutta la mia vita
in due secondi!- “Bisogna passare subito al gradino successivo”.
Dopo quella visita ho fatto varie analisi da cui era risultata la positività
al citomegalovirus. Così per un mese ho preso gli antibiotici per
curarlo, ma le analisi non miglioravano.
Dopo un paio di mesi ho iniziato ad avere febbre alta, tosse continua, caldo
alle gambe la notte, pelle che pizzicava tantissimo.
Così il medico di famiglia (che non aveva notato i globuli bianchi
alle stelle), mi dice di andare in ospedale per fare delle flebo di ferro.
Appena il primario vede le analisi, capisce subito che il problema è
il sangue e mi fa tornare il giorno dopo per un day-hospital completo, biopsia
compresa. Nel frattempo mi prenota la visita dal primario di Ematologia
di Pescara, con cui è in contatto. Dopo due giorni altra biopsia
a Pescara: al midollo (dolore bruttissimo da sopportare!), che per fortuna
non risulta intaccato. In quell’occasione ho sentito nominare per
la prima volta l’omino che si stava divertendo a girare per il mio
sangue: LINFOMA di HODGKIN.
Passato il periodo festivo (quello è stato il Capodanno più
brutto di tutta la mia vita: a letto con 39° di febbre, mal di testa,
tosse, punti al collo destro, dolore post biopsia midollare a sinistra…),
il 9 gennaio 2003, dopo aver fatto la TAC total body, comincio la chemio,
durata 6 mesi (6 cicli).
Dopo la seconda infusione, mentre lavavo i capelli, mi sono ritrovata in
mano delle ciocche intere: quello è stato il momento più brutto
(l’unico in cui ho pianto, e tanto) perché era la dimostrazione
che stavo male e lo vedevo come un’ ”etichetta”.
Poi ho iniziato ad abituarmi a quel nuovo look, e la cosa che mi rendeva
tutto meno pesante era “il gioco del conto alla rovescia” (adattamento
del gioco della felicità di Pollyanna) che mi era venuto spontaneo:
ogni volta pensavo: ”che bello! un’infusione in meno/mi manca
solo un’infusione/ho finito il primo ciclo…”.
Così arriva il 23 luglio 2003: mio secondo compleanno (ultimo giorno
di terapia).
Ma l’avventura non era ancora finita perché mi aspettavano
altri due mesi di radioterapia, che per me è stata più pesante
della chemio per vari motivi, come l’ambiente completamente diverso
(dal punto di vista umano), la stanchezza psicologica (non ce la facevo
più a “frequentare” gli ospedali), e il fatto di doverla
fare ogni giorno. La pesantezza si manifestava con nausee quotidiane che
non passavano neanche con le apposite medicine.
Son stati 2 anni intensi tra terapie, controlli, catetere (e quindi sale
operatorie) per poter fare la chemio, autotrapianto di cellule staminali…ma,
paradossalmente, ci son stati anche momenti belli, e per questo indimenticabili:
il giorno dopo aver fatto un controllo a Reggio Emilia, per la prima volta
ho visto uno spettacolo di delfini che adoro da sempre.
Quello vissuto a Pescara è stato il periodo in cui ho ricevuto i
complimenti più belli: “Perché non vai fuori così
esce un po’ di sole, visto che sei sempre così sorridente”
(dalla dott.ssa del reparto di Terapia Antalgica); gli scherzi del chirurgo
mentre mi toglieva il catetere (“non ti metto l’ultimo punto
se non mi dici prima a chi dai ragione nella tua tesi”-sulla Guerra
Civile spagnola) e le battute dell’anestesista; la simpatia delle
infermiere del reparto di Ematologia (Silvana, Lucia, Annalisa e Simona
– che mi chiamava “Gianburrasca”: non mi sono mai accorta
di esserlo…mi sedevo “tranquillamente” per farmi attaccare
le flebo…); l’affetto della caposala Gabriella ogni volta che
mi vedeva.
Pescara per me ha una magia particolare: forse perché è la
città che mi ha ridato la vita. Per questo voglio ringraziare il
mio dottore, FRANCESCO ANGRILLI, che ammiro tantissimo perché è
sempre stato un grande: NON DIMENTICHERO’ MAI i vari momenti in cui
ha dimostrato di esserlo! Solo un esempio: dopo aver finito la chemio, durante
la visita ha detto ”Ora sono due le strade possibili: fare un altro
pò di terapia…”. In quel momento mi guarda negli occhi
e “capta” il loro essere lucidi (perché ho subito pensato
”… no, i capelli …”: proprio allora stavano ricominciando
a crescere) e dopo una frazione di secondo ha detto“… allora
prenotiamo la radioterapia”. Dedicargli la laurea (è stato
anche merito suo se ho continuato a studiare: mi sentivo in ottime mani)
è stata un’emozione troppo bella, come il vederlo contento
in quel momento!
L’infermiera che si occupava di me e di un’altra ragazza, pochi
minuti dopo averci tolto il catetere, ci ha detto: “Ora potete sbizzarrirvi.
Non avete qualcosa da recuperare?”. Io dentro di me pensavo: “Qualcosa??...2
anni di vita!!!”. E per questo ho soltanto una parola… tutta
per l’ AIL e i suoi RICERCATORI: GRAZIE! Perché se ora posso
recuperare è solo GRAZIE alla RICERCA, che continua a salvare tante
vite come la mia! GRAZIE per la passione che mettete nel vostro lavoro e
che per questo vi rende davvero UNICI e PREZIOSI!!
Da 2 anni sono entrata a far parte della grande “famiglia” AIL
come volontaria: per me è un’emozione troppo grande e stupenda
(toccatemi tutto tranne che la “mia” AIL!), che mi ha fatta
anche crescere tanto e che ripaga delle giornate intere sotto la pioggia,
la neve, il freddo (o il caldo eccessivo che c’era il 21 giugno dello
scorso anno).
Sono passati 5 anni da allora: come dice il fumetto di Ivy (è bellissimo
e trasmette molto bene tutto il nostro percorso!) il mio mostro l’ho
sconfitto. Ormai non prendo più neanche un semplice raffreddore!!
Da allora ho vissuto momenti indimenticabili (la vita è straordinaria
perché anche se ti dà prove difficili da affrontare, ti regala
sempre delle grandi ricompense); ho perso i 10 kg presi per il cortisone;
ho una criniera per capelli; ho imparato a vivere ogni momento al massimo,
senza avere aspettative. Qualche effetto post terapia c’è ancora:
mi stanco facilmente e ho vuoti di memoria o poca concentrazione di frequente,
però è troppo bello aver vinto una sfida così grande!
L’avventura vissuta con la malattia mi ha aiutata tanto quando 2 anni
fa, proprio quando avevo appena ricominciato a vivere, ho perso mia mamma
improvvisamente per un aneurisma: la malattia mi aveva già insegnato
ad avere tanta forza; in più, la vita per la seconda volta mi aveva
circondata di persone stupende che non mi hanno lasciata sola neanche allora.
Per questo voglio ringraziare I MIEI TESORI PIU’ GRANDI, le mie amiche:
Confettino, Ilaria, Antonellina, Simona, Babina, Ita, Silvietta e Laura;
Carlos, il mio ex prof. di portoghese perché non mi ha mai fatta
sentire malata allora, e per esserci stato anche da lontano, con telefonate
e sms quando ho perso mia mamma; le mie colleghe attuali Francesca (la mia
sorellina acquisita), Marina e Michela perché sto troppo bene con
loro e senza saperlo, mi fanno ritornare sempre il sorriso nei momenti in
cui non sono al top della mia solarità.
Il mio legame speciale con Pescara continua: dopo avermi ridato la vita,
da qualche mese mi ha dato anche un lavoro (dalla mia stanza si vede l’ospedale:
ora posso guardarlo DA FUORI!!). Per uno strano caso della vita, ho iniziato
proprio la stessa settimana in cui 5 anni prima avevo iniziato l’avventura
in ospedale! Manca solo l’amore..e questa è un’impresa
non da poco..però, dopo tutto quello che ho vissuto in 27 anni, ora
(rielaborando le parole del fumetto di Ivy) voglio finalmente “cieli
stellati e luna splendente per far sorridere il mio cuore”, e voglio
credere che prima o poi arriverà anche per me “un raggio luminoso
che conquisterà il mio cuore” (e soprattutto io il suo). GRAZIE
a chi mi ha permesso di raccontare pubblicamente la mia storia su questo
sito!