Il dolore è il sintomo più comune della malattia che segnala il rischio di perdita dell’integrità psicofisica.
Se questo è vero nelle malattie acute non lo è nelle patologie croniche, quando il dolore perde la sua funzione di “sentinella “
e diventa esso stesso “malattia”, causa di sofferenze inutili e umilianti.
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Il nostro paese è agli ultimi posti in Europa nel consumo di morfina. I progressi della farmacologia degli ultimi 20 anni consentono di controllare e ridurre il dolore nel 90 per cento dei casi. Eppure nei nostri ospedali si soffre ancora di dolore acuto postoperatorio e nella vita quotidiana di dolore cronico quando dalle malattie non si può più guarire. Tra i dolori acuto-cronici assai impegnativi da curare vi è il dolore neuropatico la cui incidenza è sottostimata a causa di una sua non sempre facile individuazione.
Particolare attenzione viene richiamata in questi ultimi tempi al dolore da ulcera cutanea. Esso presenta i caratteri dell’acuzie ma anche quelli della cronicità normalmente trascurati dagli operatori sanitari perché il dolore viene generalmente ritenuto, sia dai medici che dagli stessi malati, un prezzo da pagare sempre e comunque alla malattia. La terapia del dolore non è ancora divenuta un patrimonio comune alla classe medica e a tutti gli operatori che a qualunque titolo hanno contatto con il malato. Il dolore dovrebbe essere lenito anche in pronto soccorso quando esso ha esaurito il suo messaggio diagnostico e tale trattamento deve proseguire nei reparti di ricovero. La sua valutazione deve entrare a pieno titolo in cartella clinica al pari degli altri parametri vitali per giungere progressivamente verso un ospedale senza dolore in cui accanto alla guarigione della malattia si possa perseguire l’obiettivo di assicurare una dignitosa qualità della vita. Essa è fortemente compromessa nelle malattie all’ultimo stadio che non rispondono più ai trattamenti. Il dolore oncologico deve essere ridotto e controllato ma accanto alla sofferenza fisica occorre fronteggiare dinamiche complesse come, la perdita della posizione sociale, dell’identità personale, del controllo del proprio corpo, del ruolo all’interno della famiglia, della paura della morte, del senso di abbandono, dell’inquietudine spirituale, dell’incertezza riguardo al futuro ecc. ecc.
Sono queste le componenti del dolore totale alla fine della vita quando l’ultimo tratto di strada può risultare impervio se di sofferenza ce ne un abuso.
Ma il dolore non risparmia nessuno, neanche i bambini anche se l’esistenza del dolore del bambino è stata negata per tantissimi anni. Si è sostenuto, sbagliando, che i bambini non sentissero dolore perché ancora immaturi e degli anziani, del loro dolore, per anni, si è detto che non sentissero più dolore per la riduzione delle capacità cognitive. Di vero c’è che gli anziani hanno “imparato” a patire. Tanto lunga è stata la loro sofferenza fisica al punto che essa ha ceduto il posto alla rassegnazione e quindi al silenzio. E’ nel silenzio si consumano tante storie di bambini affetti da patologie tumorali. Il dolore oncologico in età pediatrica non è stato ancora adeguatamente affrontato nel nostro paese. La sua complessità, soprattutto quando è legata alle fasi terminali della vita, richiede un’attenta considerazione nel prevedere strutture in grado di assicurare l’insostituibile presenza degli affetti genitoriali che costituiscono parte integrante dell’unità di cura nei momenti del difficile trapasso.
Non soffrire pene superflue deve essere un diritto di tutte le persone malate riconosciuto a tutti. L’accesso alle pratiche analgesiche deve essere assicurato a tutti anche nel dolore del parto.
Alle donne partorienti, deve essere offerta l’opportunità di accesso all’anestesia in tutti gli ospedali.
Combattere il dolore inutile è possibile:
a) se la sua cura sarà inserita nel Livelli Essenziali di Assistenza istituendo e potenziando centri e servizi per la terapia del dolore anche in età pediatrica
b) se si abolisce il ricettario speciale per la prescrizione dei farmaci oppiacei. La morfina quando è impiegata per lenire il dolore non è uno stupefacente
c) se nei curricula di studi in Medicina e di Scienze infermieristiche saranno inserite attività didattiche di Terapia del dolore e Cure palliative
d) se la sua misurazione sarà rilevata e inserita in cartella clinica in tutti i luoghi di ricovero.
Dott. Domenico Gioffrè
Direttore del Centro regionale toscano “Contro il dolore inutile” del Tribunale per i diritti del malato di Pisa
Domenico
Gioffrè Il dolore superfluo
Da ridurre, da controllare, da «curare» Prefazione di Umberto Veronesi
Il dolore non è un prezzo da pagare sempre e comunque alla malattia.
Oggi è possibile «curarlo» nelle patologie croniche che
non rispondono più ai trattamenti, assicurando ai pazienti una dignitosa
qualità della vita durante l’esperienza di malattia. Analogamente,
è possibile ridurlo nelle forme acute della malattia, quando esso
ha esaurito il suo signifi cato diagnostico. Eppure nel nostro Paese il
trattamento del dolore non viene concepito come un obbligo terapeutico.
Le ragioni di questa anomalia sono molteplici e complesse. In questo libro
esse vengono affrontate da diverse prospettive. Tre «Conversazioni»
con S. Garattini, F. Mandelli e V. Ventafridda analizzano a fondo il tema
del dolore e della sofferenza.