E’ la fase di scomparsa del midollo del paziente nell’attesa che le cellule staminali infuse riprendano le loro normali funzioni, iniziando a produrre globuli bianchi, globuli rossi e piastrine.
Ha una durata variabile in rapporto alle condizioni del paziente, ai trattamenti precedenti, al condizionamento impiegato e al numero di cellule staminali infuso.
In questa fase il paziente, essendo privo di difese immunitarie, cioè di globuli bianchi, è esposto ad un elevato rischio di complicanze infettive. Data anche la temporanea assenza di globuli rossi e piastrine, si rende necessario un supporto trasfusionale adeguato per correggere lo stato anemico e prevenire le emorragie.
Le infezioni
Il paziente avviato al TMO allogenico è un individuo fortemente immunodepresso, in particolare nella fase di aplasia midollare perseguita dal regime di condizionamento, ma anche in seguito, sia per la terapia adottata come profilassi della GVHD, sia per l’immaturità del sistema immunitario nei primi mesi dopo il trapianto.
Per ridurre l’incidenza di infezioni si rende quindi indispensabile una terapia di profilassi antibatterica, antivirale e antifungina che inizia contemporaneamente alla chemioterapia di condizionamento e termina quando il paziente diventa immunocompetente, cioè quando le cellule del nuovo sistema immunitario diventano capaci di difendere autonomamente l’organismo dalle infezioni, in genere dopo due anni dal trapianto.
Nella prevenzione delle infezioni sono di fondamentale importanza alcune norme comportamentali ed igieniche che vanno rigorosamente osservate sia dal personale sanitario che dal paziente, come l’utilizzo di materiale mono-uso, il lavaggio sistematico delle mani, il ricovero del malato in camera sterile nel rispetto delle norme di isolamento.
Le emorragie
Durante la fase di aplasia midollare, analogamente alla mancanza di globuli bianchi ed eritrociti, si verifica una temporanea grave riduzione delle piastrine, ovvero di quei componenti del sangue deputati al mantenimento dell’emostasi. Ne consegue un elevato rischio di emorragie, e quindi la necessità di somministrare al paziente frequenti trasfusioni di piastrine e farmaci antiemorragici fino al momento in cui, nel contesto della ricostituzione ematologica, i progenitori maturano e liberano nel sangue piastrine ad un livello di sicurezza.
|