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Il Trapianto Allogenico
Il paziente e lo screening pre-trapianto
 
Nella scelta di proporre al malato un trapianto di midollo osseo allogenico concorrono, oltre al tipo di patologia di base, anche numerosi altri fattori, primo fra tutti l’età del paziente: in linea generale si raccomanda come limite un’età di 60 anni per il TMO da donatore familiare e 50 anni per il TMO da donatore volontario non familiare. Tali limiti sono tuttavia flessibili, in quanto l’età non è l’unico determinante nella decisione di procedere o meno ad un TMO allogenico, ma va considerata nel contesto di altri fattori di rischio, come le condizioni cliniche del paziente, le caratteristiche biologiche e la fase della malattia, i trattamenti precedenti e ovviamente la disponibilità di un donatore.

Una volta stabilita l’indicazione al TMO allogenico, il paziente deve effettuare una serie di indagini cliniche e strumentali al fine di verificare la sua idoneità al trapianto.
Particolare importanza riveste lo screening infettivologico, mirato ad escludere infezioni in atto come epatiti virali e infezioni da HIV, ed esami ematochimici e strumentali (radiografie, ecografie, TC) per valutare lo stato clinico del paziente.

Al termine di tutte le procedure diagnostiche, una volta stabilità la necessità terapeutica del TMO e la disponibilità di un donatore adeguato, il paziente deve rilasciare il suo consenso informato. Questo si ottiene dopo aver riassunto e chiaramente spiegato al paziente il significato del TMO, i risultati che si vogliono ottenere e le probabilità di ottenerli nel caso specifico. La reale convinzione del paziente di essere sottoposto ad una procedura estremamente complessa e rischiosa allo scopo di cercare la guarigione deve interfacciarsi con la convinzione del medico.
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