Il trapianto di cellule staminali allogeniche viene definito in base alla fonte delle cellule staminali (midollo osseo, sangue periferico, sangue da cordone ombelicale) e dal tipo di donatore:
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Trapianto singenico |
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Trapianto di midollo osseo allogenico da donatore familiare |
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Trapianto di cellule staminali periferiche allogeniche da donatore familiare |
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Trapianto di midollo osseo allogenico da donatore volontario non familiare |
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Trapianto da sangue di cordone ombelicale |
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Trapianto di cellule staminali da donatore aploidentico (TMO aploidentico) |
Il trapianto singenico.
Viene effettuato tra fratelli gemelli mono-ovulari, cioè geneticamente identici.
In questo caso, essendoci una assoluta identità del sistema HLA tra donatore e ricevente, non si verifica il rischio di
GVHD, e quindi non è necessario il trattamento immunosoppressivo post-trapianto, ma aumenta la probabilità di ritorno della malattia (soprattutto se neoplastica) in quanto viene a mancare quell’effetto detto GVL (graft versus leukemia), esercitato dai linfociti del donatore contro le eventuali cellule malate residue del ricevente.
Il trapianto di midollo osseo allogenico da donatore familiare.
Il donatore, in genere una sorella o un fratello risultato HLA compatibile, viene sottoposto ad uno screening pre-trapianto che rispetta le regole di quello del donatore di sangue per i Centri Trasfusionali, e ad una visita anestesiologica al fine di valutarne l’idoneità all’intervento, che si effettua in sala operatoria, generalmente in anestesia totale.
Il trapianto di cellule staminali periferiche allogeniche da donatore familiare.
Negli ultimi anni è diventato sempre più frequente l’impiego di cellule staminali prelevate da sangue periferico, tanto che in alcuni Centri tale procedura, consentendo di ottenere un numero più elevato di cellule, viene regolarmente effettuata in sostituzione di quella del prelievo di midollo osseo.
In questo caso il donatore familiare viene sottoposto al prelievo di cellule staminali periferiche tramite aferesi dopo stimolazione con fattore di crescita (sostanza in grado di aumentare la quota di cellule staminali in periferia), senza necessità di alcun tipo di anestesia.
Il trapianto di midollo osseo allogenico da donatore volontario non familiare.
In assenza di un donatore HLA identico tra i consanguinei può essere attivata una ricerca informatizzata nei vari Registri Internazionali, che contengono i dati della tipizzazione HLA di milioni di donatori volontari, le cosiddette “banche” di midollo osseo.
Tali banche sono state istituite in Europa e nell’America del Nord nell’intento di allargare il pool di donatori al di fuori dell’ambito familiare, in modo da permettere anche ai pazienti che non dispongono di un donatore familiare di poter essere avviati al TMO allogenico
Poiché oggi si accettano soltanto donatori volontari non-familiari che, dalla ricerca nei Registri Internazionali, risultino HLA identici a livello molecolare, la possibilità di individuare un donatore compatibile è circa del 40%. E’evidente l’importanza di aumentare ancora il pool dei donatori volontari in modo da rispondere alle esigenze di un numero sempre maggiore di pazienti attraverso il network mondiale dei registri.