Il trapianto
Home > Linea diretta > Il trapianto > Il Trapianto Allogenico > Tipi di Trapianto
Il Trapianto Allogenico
Tipi di Trapianto
Il trapianto di cellule staminali allogeniche viene definito in base alla fonte delle cellule staminali (midollo osseo, sangue periferico, sangue da cordone ombelicale) e dal tipo di donatore:

- Trapianto singenico
- Trapianto di midollo osseo allogenico da donatore familiare
- Trapianto di cellule staminali periferiche allogeniche da donatore familiare
- Trapianto di midollo osseo allogenico da donatore volontario non familiare
- Trapianto da sangue di cordone ombelicale
- Trapianto di cellule staminali da donatore aploidentico (TMO aploidentico)

Il trapianto singenico.
Viene effettuato tra fratelli gemelli mono-ovulari, cioè geneticamente identici.
In questo caso, essendoci una assoluta identità del sistema HLA tra donatore e ricevente, non si verifica il rischio di GVHD, e quindi non è necessario il trattamento immunosoppressivo post-trapianto, ma aumenta la probabilità di ritorno della malattia (soprattutto se neoplastica) in quanto viene a mancare quell’effetto detto GVL (graft versus leukemia), esercitato dai linfociti del donatore contro le eventuali cellule malate residue del ricevente.

Il trapianto di midollo osseo allogenico da donatore familiare.
Il donatore, in genere una sorella o un fratello risultato HLA compatibile, viene sottoposto ad uno screening pre-trapianto che rispetta le regole di quello del donatore di sangue per i Centri Trasfusionali, e ad una visita anestesiologica al fine di valutarne l’idoneità all’intervento, che si effettua in sala operatoria, generalmente in anestesia totale.

Il trapianto di cellule staminali periferiche allogeniche da donatore familiare.
Negli ultimi anni è diventato sempre più frequente l’impiego di cellule staminali prelevate da sangue periferico, tanto che in alcuni Centri tale procedura, consentendo di ottenere un numero più elevato di cellule, viene regolarmente effettuata in sostituzione di quella del prelievo di midollo osseo.
In questo caso il donatore familiare viene sottoposto al prelievo di cellule staminali periferiche tramite aferesi dopo stimolazione con fattore di crescita (sostanza in grado di aumentare la quota di cellule staminali in periferia), senza necessità di alcun tipo di anestesia.

Il trapianto di midollo osseo allogenico da donatore volontario non familiare.
In assenza di un donatore HLA identico tra i consanguinei può essere attivata una ricerca informatizzata nei vari Registri Internazionali, che contengono i dati della tipizzazione HLA di milioni di donatori volontari, le cosiddette “banche” di midollo osseo.

Tali banche sono state istituite in Europa e nell’America del Nord nell’intento di allargare il pool di donatori al di fuori dell’ambito familiare, in modo da permettere anche ai pazienti che non dispongono di un donatore familiare di poter essere avviati al TMO allogenico

Poiché oggi si accettano soltanto donatori volontari non-familiari che, dalla ricerca nei Registri Internazionali, risultino HLA identici a livello molecolare, la possibilità di individuare un donatore compatibile è circa del 40%. E’evidente l’importanza di aumentare ancora il pool dei donatori volontari in modo da rispondere alle esigenze di un numero sempre maggiore di pazienti attraverso il network mondiale dei registri.
Il trapianto di cellule staminali emopoietiche da sangue di cordone ombelicale (SCO)
L’impiego delle cellule staminali da sangue di cordone ombelicale nel trapianto allogenico è stato suggerito da alcune caratteristiche biologiche di tali cellule, in particolare la loro immaturità, che riduce il rischio della GVHD, e la loro alta capacità di proliferare, maggiore rispetto a quella del midollo osseo e del sangue periferico dell’adulto. Tuttavia nell’unità di sangue cordonale da trapiantare è necessario un numero di cellule sufficiente a rispondere alle esigenze di peso del paziente. Pertanto tale procedura trapiantologica è più facilmente applicabile ai bambini, con più basso peso corporeo rispetto all’adulto. Per poter estendere la procedura trapiantologica anche ad individui di peso più elevato sono in fase di studio tecniche di laboratorio in grado di espandere la quota di cellule originariamente contenuta nel sangue del cordone ombelicale.

Il sangue di cordone ombelicale si definisce “dedicato“ quando viene prelevato per essere infuso ad un familiare malato HLA-compatibile, evenienza tuttavia piuttosto rara. Per rispondere all’esigenza di circa il 40 % di pazienti che non trova un donatore compatibile né nell’ambito familiare, né nei Registri Internazionali di donatori volontari di midollo osseo, negli ultimi anni sono state create banche di SCO .

La realizzazione di queste banche è resa possibile grazie alla generosità di madri che donano il proprio cordone ombelicale al momento del parto. Va sottolineato che la procedura di donazione è tecnicamente semplice e non rischiosa né per la madre né per il bambino. Il sangue contenuto nel cordone ombelicale, infatti, può essere facilmente prelevato dopo l’espletamento del parto sia spontaneo sia cesareo. Su ogni unità SCO viene eseguito lo studio HLA, il cui risultato viene inserito nel registro Internazionale della “banca di sangue di cordone ombelicale”. L’unità viene poi congelata e resa disponibile nel caso venga individuato un paziente compatibile, a cui verrà quindi destinata


Il trapianto bicordonale
Per ovviare all’importante ostacolo rappresentato dalla piccola quantità di cellule staminali presente in una unità cordonale, di recente è stato applicato, con risultati molto incoraggianti, il trapianto di doppio cordone ombelicale (trapianto bicordonale). L’infusione di due unità cordonali, infatti, permette di raggiungere la dose di cellule staminali necessaria in rapporto al peso corporeo del ricevente, consentendo quindi ad un numero maggiore di pazienti di essere sottoposti al trapianto allogenico.
Sono ancora in fase di studio tecniche di espansione delle cellule staminali cordonali in vitro per ottenere un numero sufficientemente elevato tale da ricostituire un midollo adulto.

Il trapianto di cellule staminali da donatore aploidentico (TMO aploidentico)
La compatibilità HLA è un fattore fondamentale e limitante per i trapianti di midollo osseo allogenico. Attualmente solo il 30-35% dei pazienti possiede un donatore familiare HLA-identico (un fratello o una sorella), e, sebbene per il 40% dei pazienti sia possibile individuare un donatore volontario da banca, per molti altri è tuttora molto difficoltoso, spesso impossibile, trovare un donatore.

Il trapianto da donatore parzialmente HLA identico consente di estendere la possibilità di essere avviati al TMO allogenico anche a quei pazienti che non dispongono né di un donatore familiare né di un donatore volontario da registro HLA-identici.

Il donatore aploidentico o parzialmente identico, infatti, può essere un consanguineo (genitore, figlio, fratello, cugino) che non risulta HLA-identico a livello molecolare, ma condivide col paziente alcuni, ma non tutti, antigeni di istocompatibilità sulla superficie delle cellule, cioè lo stesso aplotipo.

La fattibilità e la sicurezza di questo tipo di trapianto è limitata da un’alta incidenza di GVHD, in quanto, essendo solo parziale la compatibilità a livello molecolare, sono frequenti le reazioni del trapianto contro l’ospite. Per limitare questo rischio, si possono infondere al ricevente sospensioni di cellule staminali T-deplete, ovvero depurate dai linfociti T, che sono i principali responsabili della reazione di Graft versus Host Disease.

Nell’arco di 20 anni i trapianti anche in caso di incompleta istocompatibilità tra donatore e ricevente sono passati da una fase sperimentale alla comune pratica clinica, ottenendo risultati incoraggianti in alcune patologie, quali leucemia acuta ad alto rischio, aplasia midollare, talassemia.

Per saperne di più sulla donazione di cordone ombelicale cliccate qui
Per saperne di più sulla donazione di cellule staminali cliccate qui
Menu destro01

 
 
Link esterno
Associazione Italiana contro le Leucemie-linfomi e mieloma ONLUS
Sede Nazionale: Via Casilina 5 - 00182 Roma (Italia) Tel. +39 06 7038601 - Fax +39 06 70386041
email:
ail@ail.it  -  AIL©2003  -  Tutti i diritti riservati - Note legali
AIL su YoutubeAIL su twitter AIL su Facebook