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Il trapianto
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Il Trapianto Allogenico
Le complicanze proprie del TMO allogenico
Il rigetto
Il fenomeno del rigetto si instaura quando le cellule midollari del donatore, riconosciute come estranee, vengono attaccate e distrutte dalle cellule del sistema immunitario del ricevente. Il risultato di questa reazione è la rigenerazione dell’emopoiesi del paziente, e quindi il possibile ritorno della malattia.
Per evitare questa eventualità, che annullerebbe l’efficacia del trapianto, si sottopone il paziente ad un trattamento immunosoppressivo volto ad annientare le difese immunitarie del paziente stesso in attesa che le cellule staminali del donatore attecchiscano e rigenerino il sistema emolinfopoietico.

La GVHD
La reattività delle cellule del sistema immunitario del donatore contro i tessuti del ricevente determina l’effetto di GVHD (dall’acronimo del termine anglosassone Graft Versus Host Disease) o Malattia del Trapianto contro l’Ospite, che dal punto di vista immunologico rappresenta l’effetto speculare del rigetto, ma ben più grave per le possibili complicanze.
I linfociti del donatore infatti riconoscono come estranee le cellule del ricevente, si attivano e aggrediscono i tessuti del paziente provocando vari danni da tossicità diretta.
Si definisce GVHD acuta la reazione che compare entro i primi 100 giorni dal trapianto ed è presente, con gradi di severità variabile, nel 30-70% dei pazienti. Vengono principalmente colpite tre sedi: la cute, il fegato, l’intestino.
La GVHD che compare dopo i 100 giorni dal trapianto si definisce cronica, riconosce meccanismi patogenetici più complessi, e provoca sostanzialmente quadri clinici molto simili a quelli delle malattie autoimmuni (sclerodermia, sindrome sicca, ecc).
Per ridurre l’incidenza della GVHD si somministra un farmaco immunosppressore, la Ciclosporina, in modo da mantenere “quiescenti” i linfociti del donatore, evitando che si scatenino reazioni contro i tessuti dell’ospite.
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