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Il Trapianto Allogenico
Recenti acquisizioni:
Il trapianto con condizionamento non mieloablativo
Il TMO allogenico con condizionamento standard, volto cioè alla totale eradicazione dell’emopoiesi del paziente, ha come limite una elevata tossicità responsabile dell’alta percentuale di mortalità correlata al trapianto, valutabile in circa il 20-30%.
Il TMO allogenico con condizionamento non mieloablativo consiste in una procedura che utilizza farmaci meno potenti o a dosi ridotte in modo da ridurre la morbilità e soprattutto la mortalità nei primi 100 giorni post-trapianto.
Questo rende possibile l’applicazione del TMO allogenico anche a quei pazienti pesantemente trattati per la loro malattia, in cattive condizioni cliniche o troppo anziani, che verrebbero pertanto ritenuti non eleggibili ad eseguire un TMO allogenico con condizionamento standard.
Se da una parte la riduzione dell’intensità dei protocolli di condizionamento permette di ottenere una più bassa mortalità correlata al trapianto, dall’altra, non eradicando completamente l’emopoiesi del ricevente, è gravata da un alto tasso di recidiva di malattia.
Per tale motivo sono state elaborate diverse procedure di immunomodulazione volte ad eliminare la quota residua del midollo del ricevente nella fase post-trapianto tramite la sospensione precoce della terapia immunosoppressiva (in genere con ciclosporina) seguita o meno dall’infusione dei linfociti del donatore.
Tali manovre terapeutiche hanno lo scopo di indurre l’effetto GVL (graft versus leukemia), ovvero la reazione dei linfociti del donatore contro le cellule malate residue del ricevente.
Brillanti risultati sono stati ottenuti nel trattamento di alcuni linfomi, della leucemia mieloide cronica, e, più recentemente, del mieloma multiplo, con una modesta mortalità correlata al trapianto e una bassa incidenza di complicanze, risultati incoraggianti considerando la tipologia dei pazienti sottoposti a tale procedura (anziani, pluritrattati).
Pertanto il TMO allogenico con condizionamento non mieloablativo potrebbe rappresentare un reale progresso nel campo del trapianto allogenico se i risultati finora disponibili saranno confermati.