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Il Trapianto Autologo
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Dalla fine degli anni Ottanta , l’introduzione del trapianto di cellule staminali da sangue periferico ha molto migliorato la fattibilità del TMO autologo, consentendo di ottenere, rispetto alla reinfusione di midollo osseo, una durata inferiore della fase di aplasia midollare, e quindi un minore rischio di complicanze legate al trattamento.
I fattori prognostici che influiscono maggiormente sull’esito dell’autotrapianto sono l’età del paziente e la fase della malattia al momento del TMO, nonché il numero e la severità di eventuali trattamenti precedenti.
I risultati più incoraggianti sono raggiunti quando il TMO autologo viene impiegato come terapia di consolidamento in pazienti affetti da leucemia mieloide acuta in prima remissione completa, in quanto, agendo su una malattia chemiosensibile in una fase precoce del suo decorso, si registra una buona percentuale di lungosopravviventi.
In corso di leucemia linfoide acuta, invece, i risultati sono meno deludenti per l’alta percentuale di recidive osservata dopo TMO.
Nell'ambito delle sindromi mieloproliferative e linfoproliferative croniche, la chemioterapia ad alte dosi con supporto di cellule staminali periferiche autologhe permette di aumentare la risposta della malattia, rimanendo tuttavia inevitabile la recidiva nella grande maggioranza dei casi.
In tali patologie, l’obiettivo che l’autotrapianto si propone è soprattutto quello di allungare la sopravvivenza dei pazienti e migliorare la qualità di vita, essendo l’intento curativo molto difficile da raggiungere.
L’unico approccio potenzialmente curativo rimane il TMO allogenico, che presenta un’azione antitumorale più potente del TMO autologo, ma è al contempo gravato da una maggiore mortalità correlata al trattamento.
Va considerato inoltre che la maggior parte dei pazienti affetti da sindromi linfoproliferative croniche sono, per età avanzata e condizioni cliniche non soddisfacenti, ritenuti non eleggibili al TMO allogenico.
Prospettive future per la cura di tali patologie, quali la leucemia linfatica cronica e il mieloma multiplo, prevedono l’associazione di TMO autologo e TMO allogenico con condizionamento non mieloablativo in modo da sfruttare gli effetti eradicanti di queste procedure sulla malattia con una bassa mortalità correlata al trattamento.
Se i risultati degli studi attualmente in corso verranno confermati, un nuovo scenario si aprirà in un capitolo della Medicina moderna così complesso e affascinante, qual è il trapianto di midollo osseo.