Lì ho incontralo l'AIL ed il professor Luigi Zanesco. Assieme ad altri volontari mi sono data da fare per realizzare campagne per la raccolta di fondi. A 15 anni mio figlio è morto e dopo qualche tempo si è ammalato mio marito.
lo l'ho assistito fino alla fine, pur non smettendo mai di occuparmi anche degli altri. Oggi dedico all'Associazione tutto il mio tempo: insieme con molte altre volontarie realizziamo piccoli oggetti, ricami, bomboniere, composizioni floreali da offrire in occasione della raccolta di fondi (l'obiettivo ora è di realizzare una Divisione di ematologia presso l'ospedale Ca' Foncello di Treviso).
E, soprattutto, offro tutta l'assistenza di cui sono capace alle persone, bambini e adulti, malati di leucemia e dì altri tumori. Dove trovo la forza per affrontare tanta sofferenza? Nella fede che ho in Dio, nell'amore che provo verso il prossimo. E nella forza che mi danno loro, le persone che assisto.
Essere a contatto con la sofferenza aiuta a far nascere una profonda pace interiore. Ma bisogna avere l'umiltà di saper ascoltare, di intuire le esigenze di chi sta male, essere discreti e delicati senza aspettarsi ricompense di alcun genere. E bisogna essere preparati sulla malattia. Per questo è indispensabile partecipare ai corsi di formazione per volontari.
L'AIL ha sezioni in tutta Italia e al suo interno c'è la possibilità di fare molti tipi di volontariato. Chi non se la sente di assistere gli ammalati, può dare il suo contributo durante le campagne di raccolta fondi da destinare alla ricerca o alla realizzazione di centri di cura specializzali. Una di queste si tiene annualmente durante le festività natalizie, e consiste nell'offrire in tantissime piazze d'Italia una Stella di Natale in cambio di una offerta. |