Il nostro sogno
Date le sue condizioni, Libero fu immediatamente ricoverato e avviato ai cicli di chemioterapia previsti per il tipo di leucemia acuta diagnosticato. Dopo due anni di lotta (con anche un autotrapianto di midollo), nel ’94 finalmente uscimmo dall’incubo. Fu in quel momento che decidemmo di fare qualcosa. Non volevamo che altri vivessero il nostro stesso calvario, punteggiato da un continuo via-vai tra Campobasso, dove non avevamo trovato alcun supporto medico-specialistico, e Roma. E questo anche per un semplice emocromo, o una trasfusione di sangue o di piastrine. In più c’era stato lo splendido esempio dei volontari dell’AIL di Roma con i quali eravamo venuti in contatto: autentiche colonne portanti del Centro Ematologico del Policlinico Umberto I sia a livello organizzativo sia a livello umano, di supporto ai malati e ai loro pazienti. Ecco per Campobasso sognavamo una situazione simile.
Nasce l’AIL di Campobasso
Il primo passo fu fondare con alcuni amici la Sezione AIL locale. Con le manifestazioni delle Stelle di Natale e delle Uova di Pasqua, abbiamo iniziato a raccogliere fondi, che ci hanno permesso di donare alcune attrezzature al Reparto Trasfusionale del Cardarelli e di aiutare economicamente le famiglie dei malati ematologici che ci venivano segnalati. In seguito, dopo la creazione della Divisione di Oncologia presso lo stesso ospedale, i nostri sforzi si sono concentrati in quella direzione. Pur sapendo che le cure principali avrebbero dovute essere effettuate ancora fuori sede, volevamo che almeno la diagnosi, le analisi, le cure di mantenimento, i controlli, fossero effettuati in loco. Attualmente, nella Divisione di Oncologia dell’Ospedale Cardarelli diretta dal Prof. Sante Romito, il Dott. Gianfranco Giglio, specializzato in problemi ematologici, nostro referente medico-scientifico, rappresenta ormai un punto fermo per chi si trova a dover combattere contro queste malattie. Confidiamo, inoltre, nel Centro di Onco-Ematologia di recente istituito presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, diretto dal Professor Sergio Storti.
Il rovescio della medaglia
La strada da fare, purtroppo, è ancora lunga. Quando abbiamo fondato l’AIL di Campobasso, pensavamo, insieme ai nostri amici, che ben presto dai nove soci che eravamo, saremmo diventati novecentonovantanove. Non è andata così. A oggi, oltretutto, non abbiamo ancora una sede e la stessa realtà del volontariato attivo, che tanto ci aveva impressionato a Roma, non ha ancora un grande riscontro nella nostra città. Non per questo ci siamo scoraggiati. Anzi, siamo ancora più convinti della necessità del nostro impegno (e di quello di tutti). Un impegno che, per quel che ci riguarda, comprende anche il racconto della nostra storia. Sapere che ce l’abbiamo fatta, può dare fiducia e speranza a quanti oggi soffrono. Il lieto fine può esserci per tutti!
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