Chi dona un sorriso… dà a chi lo riceve una forza immane
A Palermo siamo circa un centinaio di volontari, ciascuno con alle spalle una vicenda personale, a volte anche dolorosa e drammatica, che l’ha portato a compiere questa scelta. Una scelta impegnativa, di sacrifici, ampiamente ripagati, però, dalla possibilità di fare del bene, di strappare un sorriso a chi, nella sofferenza, spera in un futuro migliore.
Impossibile dimenticare, la straordinaria emozione vissuta da noi volontari in occasione dell’inaugurazione della residenza “La Coccinella”. Un traguardo importante, per il quale abbiamo lavorato tutti duramente. Una realtà che ha avuto come suoi primi ospiti Regis, un bambino congolese di 12 anni e la madre. Quando il bimbo arriva a Palermo, il 22 novembre 2002, pesa solo 12 kg ed è disidratato. Dopo tre giorni di cure al Reparto di Ematologia il suo midollo inizia a reagire. Regis però non ha solo bisogno di cure. Alla “Coccinella” non ha nulla, come la madre. E allora ecco che inizia una vera e propria gara di solidarietà. Con i volontari a prodigarsi per procurare vestiti, giochi, vettovaglie, il necessario, insomma, per non far sentire ai due ospiti il disagio della lontananza da casa, in un paese così lontano dalla loro cultura. Oggi Regis è ancora con noi. Si è integrato, parla in italiano, conosce persino qualche parola in dialetto e gioca con gli altri bambini. Insomma è quasi un siciliano!
Quella di Regis è una storia a lieto fine. Purtroppo non sono tutte così. Anche nelle vicende più tragiche, però, si vivono momenti che ci infondono una forza straordinaria, spingendoci a non mollare. Come nel caso del papà di Rosaria, una bambina che non ce l’ha fatta. E che ci ha scritto: “(…) Il nostro cuore è colmo di dolore per la scomparsa della nostra cara figliola, ma allo stesso tempo è pieno di speranza, una speranza rivolta a voi tutti volontari, ragazzi pieni di vita e voglia di dare agli altri senza pretendere nulla in cambio; ed è questa la vera donazione che vale. Chi dona un sorriso, come lo donate voi, dà a chi lo riceve una forza immane, quella forza di cui un malato ha bisogno per lottare, per sperare, per darsi coraggio (…)”.
Queste parole hanno per noi un valore immenso, sono un messaggio e uno stimolo a continuare nel nostro impegno, a credere in quello che facciamo per combattere questo male, a esserci anche nel momento più tragico, nel momento dell’imbarazzo, quando non si sa cosa dire o cosa fare!
Non si può non parlare, infine, della storia di Maria Teresa e di Maristella (18 anni l’una, 13 l’altra). Le due ragazze lottano contro il male incoraggiandosi a vicenda. Ma sono necessarie trasfusioni. Ebbene la risposta dei loro amici è talmente generosa che la struttura ospedaliera deve distribuire i donatori in un lungo arco di tempo. Il sangue donato per Maria Teresa – di un gruppo raro: O-Rh negativo – salva la vita anche di tanti altri malati. È proprio il caso di affermare: “dal dolore nasce il bene!”: è anche da vicende come questa che noi volontari ricaviamo la nostra forza.
Ma tante e tante ancora sono le esperienze che il nostro operato ci porta a vivere in prima persona; esperienze che a volte ti spaventano, ti rendono triste ma che nel contempo ti arricchiscono e ti fanno affrontare con più forza i problemi della “tua” quotidianità. Sembra quasi un paradosso, ma alla fine sono i volontari a dovere qualcosa a chi sta soffrendo!
Io sono diventata volontaria AIL proprio quando l’Associazione stava nascendo a Palermo. Non saprò mai quanta forza e coraggio avrei potuto ricevere anch’io dai volontari mentre stavo vivendo il mio dramma personale! Oggi sono la coordinatrice dei volontari AIL e sento più che mai lo stimolo a far sì che questo dono non venga a mancare mai a chi sta percorrendo un sentiero forse troppo tortuoso!
Penso che dovremmo un po’ tutti e un po’ più spesso fare tesoro di quanto ci ha lasciato scritto Madre Teresa di Calcutta:
la vita è una sfida, affrontala
la vita è tristezza, superala
la vita è una lotta, combattila
la vita è la vita, difendila