Mi chiamo Giuseppe Ferrigni, nella vita sono stato un contabile ma anche soprattutto un volontario. Le mie attuali condizioni di salute, mi impediscono di essere qui con voi stasera e mi dispiace. La mia storia è una storia di amicizia, una storia di tanti incontri fatti in ospedale con malati e bambini come: Mattia, Paoletto, Cristian, Roberto,… e tanti, tanti altri. Ricordo mi sono messo a disposizione quotidianamente, costantemente… spero in modo costruttivo.
Ogni giorno mi reco in ospedale perché c’è un amico e una mamma che mi aspettano. La mia dedizione è la stessa di altri volontari come me. Ha fornito loro un momento di conforto e il sostegno di un amico. Penso che questo abbia contribuito alla nascita di rapporti liberi e schietti che hanno favorito quella confidenza necessaria a dare sollievo ad un’anima in pena. In 40 anni di frequentazione quotidiana in ospedale posso dirmi ricco di queste amicizie e di questa confidenza. Sono convinto perché l’ho visto. Dove si possono creare condizioni psicologiche favorevoli, bene fanno anche le terapie. Non sono un eroe, ma sono un uomo che vuole riceve e dare affetto. La vita fa meno paura se condivisa con gli altri. A questa missione mi sono dedicato con umiltà, premura e comprensioni… sempre animato da spirito di solidarietà. E’ stata un’esperienza che mi ha insegnato a vivere… è mi ha dato un senso. Il senso di avere almeno in parte riscattato l’anatema: “Caino cosa hai fatto a tuo fratello?” Questa e la mia testimonianza di volontario auguri a tutti voi.
Letta in apertura del secondo Convegno AIL Giuseppe Ferrigni |