| Meris e Valerio uniti nella vita e nella solidarietà |
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| Intervista rilasciata per il n°1 - anno1 di Destinazione Domani |
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BOLOGNA -Meris Monari e Valerio Brini sono sposati dal 1974, oltre ad essere una coppia affiatata nella vita, sono anche una coppia di volontari all’AIL di Bologna.
Aiutano l’Associazione da più di dieci anni cercando di esserci in ogni esigenza che nasce. Si sono occupati sempre di volontariato, ma il loro rapporto con l’AIL, purtroppo, non è nato per caso. |
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Com'è cominciato tutto?
Valerio – «Io ero donatore di sangue, nel ’94, e negli esami conseguenti ad una donazione sono sorti dei problemi e i medici mi hanno subito indirizzato in ematologia a visitarmi. Tre giorni dopo ero ricoverato per una leucemia acuta.
Accorgersene subito è stato veramente importante».
Che ruolo ha avuto l'AIL durante il periodo della malattia?
Sempre Valerio – «Oltre a tutto ciò che comporta la cura, ti rendi conto che esiste una sorta di complicità tra te e i medici, anche le infermiere, allora suore, facevano parte di questa “comunità” dove spesso trovavamo conforto. E’ questo ciò che ho trovato all’AIL, e devo dire che mi ha aiutato molto».
E lei, Meris, quando ha cominciato ad essere una volontaria?
Meris – «Quando Valerio ha cominciato a uscire dall’ospedale abbiamo pensato che ne valeva la pena dare una mano alle persone con cui hai condiviso esperienze così forti».
Quanti eravate quando avete cominciato?
Meris – «In sette o otto facevamo in modo di stare con i pazienti, parlavamo con loro, cercavamo di arrivare laddove non arrivavano le famiglie».
Valerio – «La vera svolta fu quando abbiamo inaugurato il Centro di Accoglienza: è lì che è stato possibile coordinare tutte le nostre attività avendo un rapporto più strutturato con le famiglie e i pazienti».
Che funzioni aveva questo centro?
Valerio e Meris – «Un po’ di tutto: dal comprare i giornali alla mattina al portare i vestiti in lavanderia e andarli a prendere, dall’aiutare chi non si orienta in ospedale al compilare i moduli di accettazione per chi, scosso dalla situazione, non riusciva a farlo. Abbiamo preso anche accordi con alcuni alberghi per ospitare i parenti dei pazienti che venivano da fuori. Per ogni necessità che c’era, cercavamo di esserci anche noi».
Cosa si sente dopo una giornata passata a dedicare il vostro tempo ad altre persone?
Valerio e Meris – «Quando ti rendi conto che quello che hai dato è stato utile, ti da soddisfazione anche se è un granellino»
E adesso?
Meris – «Adesso mi occupo delle manifestazioni AIL, dalle grandi alle piccole.
Nonostante il tempo non sia molto cerco sempre di non mancare mai».
Valerio – «Ogni volta che c’è un servizio nuovo io lo sperimento! Ora mi occupo
delle navette per chi necessita di fare chemioterapia: e ogni venerdì accompagno i pazienti da casa all’istituto per le cure. Ogni giorno, a turno, c’è un volontario che effettua questo servizio».
Volontari si nasce o si diventa?
Valerio e Meris – «Ci siamo sempre occupati di volontariato in precedenza, ovviamente essere ora all’AIL è stata una cosa quasi automatica, capire che si può guarire dando un aiuto non strettamente medico ma assolutamente umano è qualcosa che aiuta a vivere anche te».
a cura di Lorenzo Paladini
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